Il messale venne eseguito per il cardinale Domenico della Rovere, originario di Vinovo, vescovo di Torino dal 1482. Un committente di alto profilo, residente a Roma, legato al pontefice Sisto IV e agli artisti attivi per la curia sullo scorcio del secolo (in particolare Pinturicchio), bibliofilo e promotore del cantiere per la costruzione del Duomo nuovo di Torino in forme rinascimentali. La decorazione del prezioso manoscritto si deve a Francesco Marmitta, artista ricordato ne Le Vite di Giorgio Vasari come gioielliere, intagliatore di gemme, miniatore: Marmitta “un tempo attese alla pittura, poi si voltò allo intaglio, e fu grandissimo imitatore degli antichi. Di costui si vedde molte cose bellissime”. Marmitta si formò a Bologna nell’ambiente dei pittori classicisti (Francesco Francia e Lorenzo Costa), raccogliendo aggiornamenti e influssi dai più estrosi ferraresi come Ercole de’ Roberti.
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