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Pubblicazioni, Oggetto 26

Lonzi Marta[1978] - 2003

La Galleria Nazionale

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Roma, Italia

Presente copertina del volume di Marta Lonzi, Rapporto reale e rapporto sublimato con l'oggetto, Prototipi; bozze parziali di Carla Lonzi, Anna Jaquinta, Del riconoscimento, Prototipi; bozze parziali di Maria Delfino, Anna Jaquinta, Carla Lonzi, Marta Lonzi, Dello scrivere, Prototipi; Negri-Scalzone: progetto del libro sul confronto tra le Brigate rosse e Rivolta femminile (con ritagli stampa e lettere di Renata [Gessner] a Marta Lonzi).

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  • Titolo: Pubblicazioni, Oggetto 26
  • Creatore: Lonzi Marta
  • Data di creazione: [1978] - 2003
  • Trascrizione:
    UNA MOGLIE PER MANDELA «Imparai a sparare; era obbligatorio, non si sape- va quando avrebbe potuto rendersi necessario, ed eravamo organizzati militarmente. Fortunatamente non fu necessario per me uccidere. Samora ed io ci sposammo due mesi dopo l'indipendenza. Erava- mo molto innamorati, ma aspettammo finché il so- gno si avverò». Lei diventò ministro dell'Educazione in un pae- se con uno dei tassi di analfabetismo più alto del mondo. «Il più alto di tutta l'Africa. Fu un tremendo sfor- zo. Ma non l'ho fatto da sola. Lo feci nel contesto di un governo che dava priorità all'educazione. In cin- que anni riuscimmo a fare scendere il tasso di analfa- betismo dal 93% al 72%». Allora sembrava che la rivoluzione fosse possi- bile. cele de cai I nostri vicini temevano Samora diven- con tanta violenza è che stava tando possibile. I regimi della Rho- Per questo lo uccisero desia e del Sudafrica ci attaccarono quando capirono che stavamo concretizzando una esperienza molto pericolosa per il loro dominio. Per questo uccisero Samora. Graca Machel: nel suo passato anche un Samora muore in un incidente aereo nel 1986. addestramento «Gli anni più difficili erano stati quelli precedenti, da guerrigliera ma dopo la sua uccisione arrivarono i massacri peg- giori. Allora, l'attuale presidente decise di negoziare per fermare quel genocidio che non era più sopporta- bile. Io volevo abbandonare il ministero ma non mi lasciarono. La verità è che quando Samora fu assas- sinato io fui invasa da una tremenda tristezza, francamente mi sono sentita come mutilata den- tro. Non avevo energie e alla fine mi ritirai. Perché l'educazione è qualcosa che biso- gna fare con la testa e con il cuore; altri- menti non funziona. È stato allora che co- minciai a lavorare nelle organizzazioni civili e creai la mia fondazione». Pensava che la vita di Machel fosse in pericolo? «Quello non è stato l'unico attentato con- tro Machel, ce ne erano stati altri. Si può dire che era una possibilità che esisteva da anni. E credo che lui avesse un presentimento». Lei no? «Non volevo accettarlo e Samora aveva una personalità molto forte, sapeva attenuare le 72 preoccupazioni mie e dei bambini; si presentava in casa pieno di fiducia, di tranquillità. Questo ci faceva essere fiduciosi. Io pensavo che quello era un perio- do difficile, di tensioni, ma che sarebbe passato. In tutta sincerità, non avevo coscienza che l'avrebbero ucciso». Ma succede e lei non ha dubbi: è stato un assas- sinio. «Non ho mai avuto alcun dubbio». È stato un grande amore quello per Samora Machel? «Io non so amare poco, o amo molto o non amo. (Ride). O amo davvero oppure non sento che val- ga la pena». La prima volta che entra in contatto con Mandela è quando Samora viene assassina- to? «Sì, lui e Winnie mi scrissero una lettera e Winnie venne al funerale. Dopo, anni più tardi, ci siamo cono- sciuti Chi era Mandela per lei? «Lo stesso che per tutto il mondo: un mito, un insieme di valori. La pa- rola più giusta è che era un mito, non una persona in carne e ossa». Una cosa ammirevole di
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  • Note: Presente uno scritto con segnatura Vodoz A10/6.
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