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Rassegna stampa, Oggetto 161

Lonzi Marta18 ottobre 1969 - 23 ottobre 2001

La Galleria Nazionale

La Galleria Nazionale
Roma, Italy

  • Title: Rassegna stampa, Oggetto 161
  • Creator: Lonzi Marta
  • Date Created: 18 ottobre 1969 - 23 ottobre 2001
  • Transcript:
    Primo: cancellare i partiti di Piergiorgio Bellocchio on è un caso che a far conoscere Simone Weil in Italia siano sta- munità con la pubblicazione tra il '52 e il '56 di tre libri fondamentali: La condizione operaia, La prima radice (L'enracinement), Oppressione e liber- tà. La casa editrice di Adriano Olivet- ti rappresentava una linea culturale che allora si sarebbe potuta definire «terzaforzista», nettamente distinta dal crocianesimo, dal marxismo, dal cattolicesimo. Un liberal-socialismo con forti venature etico-religiose. Può darne un'idea citare qualcuno degli autori pubblicati: Weber e Kierkegaard, Fromm e Mum- ford, Calogero e La Malfa, Jaspers e Mounier, Galbraithe Gandhi... Ma l'interesse per un pensiero e una testimo- nianza così straordinari fu di breve durata e toccò pochis- simi. Se cerco tra le opere di scrittori italiani quelle che rechino tracce di un'influenza weiliana, trovo solo i nomi di Franco Fortini ed Elsa Morante... Per anni e anni l'unico saggio significativo a lei dedicato è stato quello, molto tendenzioso, di Augusto Del Noce. Ancora peggiore fu la sorte della Weil negli anni Sessan. ta e Settanta. Tramontate le speranze «terzaforziste, ignorata e rimossa dalla cultura dominante, fu adottata da frange cattoliche o esoteriche, col risultato di darne l'immagine appunto di una mistica, dell'ex-marxista ap- prodata al cattolicesimo. Un'operazione assolutamente riduttiva e falsificatoria, pur tenendo nel debito conto la sua svolta religiosa. Stra- na cattolica, invero, che rifiutava Chiesa e sacramenti. Strana mistica, che voleva esser paracadutata in Francia per partecipare alla resistenza contro i tedeschi e consu- mava le sue ultime energie a scrivere un testo per la ricostruzione politica dell'Europa. Ora la Weil sembrerebbe finalmente liberata dai rigori delle censure e dalle equivoche angustie di culti semiclan- destini. Adelphi è un editore importante, e per di più alla moda. Nulla osta alla circolazione della Weil. Benvenuta Piergiorgio Bellocchio WEIL/SEGUE Ero già da anni in questo stato fisico quando, poco tempo fa, lavorai come ope- raia di fabbrica per circa un anno in una delle industrie mec- caniche della regione parigina. L'esperien- za personale, unita alla simpatia per la misera massa umana in mezzo alla quale mi trovavo, e con la quale mi ero naturalmente confusa, hanno fatto en- trare così profondamente nel mio cuo- re la sventura della degradazione so- ciale che da allora in poi mi sono senti- ta una schiava, nel senso che questa parola aveva presso i romani. Durante quel periodo la stessa paro- anzi nel gran bazar del consumismo culturale che omolo- ga tutto: ecologia e nihilismo, alchimia e robotica, gialli e zen, horror e informatica, mistica e pubblicità, Platone e Severino, culo e Quarantore... Già la Weil aveva capito il processo in atto, per cui una poesia di Valéry era assimila- bile alla réclame di una crema di bellezza La Weil resta infinitamente più vicina a coloro che l'avevano censurata perché la sentivano pericolosa e im- barazzante che non al pubblico dei nostri giorni, total- mente deculturizzato, ipervaccinato contro ogni infezione etica o problematica Alla degradazione culturale s'è accompagnata una al- trettanto irrimediabile degradazione politica. Sul n. 6 della rivista Diario è pubblicato il saggio della Weil Per la soppressione dei partiti politici (insieme a un altro testo inedito, Progetto di una formazione di infermiere di prima linea). La rivista è in libreria da qualche mese ma non c'è stata la minima reazione. Unica eccezione Geno Pampalo- ni sul Giomale del 16 settembre, con un ampio esame del saggio. Si capisce che i nostri politici non abbiano nessuna voglia di mettere in questione il loro ruolo e il loro reddito. Ma leggendo quelle pagine scritte nel '43 ci si rende conto che il loro bersaglio è ancora lontano dall'aver toccato il grado di irresponsabilità e corruzione odierno. Eppure la soppressione di quei partiti era per la Weil una necessità vitale. Ma riferire al nostro sistema le ragioni della Weil, basate principalmente sulla inconciliabilità dello spirito di partito con i principi di verità e di giustizia, è fargli troppo onore. E tuttavia la Weil ne parlava già come di «una lebbra che ci uccide, di un flagello che ha divorato tutto, da mettere fuori legge «come si vietano gli stupefa- centi. Per convincersi oggi del male rappresentato dai partiti, non occorre rifarsi a Rousseau, non servono argomenti filosofici: si tratta di un'evidenza assiomatica. Chiunque capisce che il sistema partitocratico è ormai solo un gigantesco racket. Ma nessuno si decide a prendere la minima iniziativa per contrastarlo. «Le grandi cose» dice- va la Weil «sono facili e semplici». Ma non si può combat- tere il male se, una volta riconosciuto, non lo si odia. Il male fuori di noi, e prima di tutto il male che è in noi. Per la Weil teoria e prassi non sono mai separate. Da ogni pensiero deve conseguire una condotta coerente. Non c'è pagina della Weil che non implichi il problema di «come vivere. Ma chi ha voglia di cambiare? Non viviamo forse nel migliore dei mondi possibili? la Dio non ha avuto nessun posto nei miei pensieri. E questo fino a quando, un giorno, circa tre anni e mezzo fa, non ho potuto più rinunciarvi. In un momento di intenso dolore fisico, mentre mi sforzavo di amare senza però credermi in di- ritto di dare un nome a quell'amore, ho sentito, senza che fossi minimamente preparata non ave- vo infatti mai letto i mistici - una presen- za più personale, più sicura, più reale di quella di un essere Simone Weil (al centro) con un gruppo di amiche, in un'immagine dei suoi ultimi anni PANORAMA - 23 OTTOBRE 1988 - 153 umano, inaccessibile sia ai sensi che all'immaginazione, simile all'amore che traspare dal più tenero sorriso di un essere amato. Da quell'istante il nome di Dio e il nome di Cristo si sono sempre più irresistibilmente confusi
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