Prassitele Piccinini nasce nel 1876 a Viadana, in provincia di Mantova, si laurea prima in medicina al Collegio Ghislieri di Pavia, poi in farmacologia, prendendo anche la libera docenza universitaria; combattente nella prima guerra mondiale con il grado di tenente colonnello medico, finanziatore della spedizione scientifica in Tibet di Giuseppe Tucci (con l'etnologo Fosco Maraini, padre della scrittrice Dacia, quale fotografo), chiamato da Guglielmo Marconi nel CNR, oltre che medico, farmacologo e ricercatore di fama è uno studioso onnivoro: tra le discipline attinenti ai suoi corsi di studi si occupa di idrologia, ostetricia, maternità, pediatria, medicina tropicale; ma è anche un cultore di letteratura italiana, con un’autentica passione per Dante, e di letteratura latina, soprattutto di Virgilio (forse anche per la zona natale) e presidente dell’Associazione Medici italiani Cultori di Letteratura e Arte. Scrittore instancabile, scrive centinaia tra libri, articoli, saggi, fonda riviste e una sorta di "Annales" della medicina italiana. Beneficia largamente in vita più volte, anche istituendo borse di studio, università, Enti e singole iniziative culturali (per esempio il restauro di un dipinto del Mantegna), Istituzioni benefiche e assistenziali, tra cui l’Ospedale Maggiore, cui dona, in vita, nel 1940, 100.000 lire per la costituzione di due borse di studio di 50.000 lire ciascuna, intestate ai genitori Massimo ed Elide, che premino studiosi particolarmente validi di Storia della Medicina. L'Ospedale assegna l'esecuzione del ritratto al pittore Orazio Orazi; il conte Piccinini, pur dichiarandosi incompetente a giudicare il dipinto, scrive al Consiglio Ospedaliero che i suoi conoscenti non lo trovano somigliante ("se passerò ai posteri sotto mentite spoglie, nulla di male, mi interessa invece il ritratto morale"). L'artista esegue alcune modifiche e l'opera viene accolta nelle Collezioni Ospedaliere.
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