b)
Decadenza della tradizione:scenografia pittorica.
Nel capitolo del"Saggio sull'opera in musica che l'Algarotti dedica alle scene, si pos
sono individuare quei sintomi di trapasso da una maniera scenografica che chiaramen-
te prese le mosse, come struttura teatrale e concezione prospettica, aludtchitettur
ad un'altra che porrà all'abilità pittorica di resa il compito di creare l'ambiente
intorno.
La geniale innovazione di Ferdinando Bibiena nei confronti dello scenario a punto pro
spettico rigidamente centrale che, nonostante ogni nanottariusd aveva finito col desta
re monotonia di effetti,dice già, siamo nel 1690,quanto l'esigenza di unità prospetti-
ca tra sala e palcoscenico fosse andata allentandosi, a favore di una nuova mobilità e
varia"angolatura" della scena richiamandosi così ad un gusto che nelle arti figurati-
ve e nell'architettura (Manieristi,Tintoretto,Bernini,Borromini ecc.) datava di almeno
un secolo.L'Algarotti se ne rallegra assai e vede in questa invenzione del Bibiena
l'indicazione di un parallelismo con la pittura che non è soltanto una battuta di spi
rito: XXXXXXXXXX"E dotato di fantasia pittoresca s'avviso di muovere..di atteggiar
le scene a quel modo, che fecero i pittori del Cinquecento delle figure dei Bellini,
dei Perugini, dei Mantegna.Ferdinando..fu il Paolo Veronese del teatro!
E poco più sotto raccomanda esplicitamente:"..chè non istudiano (i nostri pittori-sceno
grafi)i campi di architettura, che adornano molti quedri di Paolo?..I paesi di Pussino,
di Tiziano, di Marchetto Ricci e di Claudio?.." Ma oltre questi suggerimenti l'Algarot
ti ha di meglio per convincere di una tendenza che accanto all'invito a studiare "le
fabbriche della veneranda antichità", dell'Egitto "negli avanzi del Palazzo di Menno-
ne o di Tebe dalle cento porte", si compiace di effetti pittoreschi.E precisamente nel
l'illuminazione e nei giardini.
La prima distribuita"sempre uguale e spicciolata"crea evidentemente effetti che sono
agli antipodi di quel gusto mosso e chiaroscurato che dal primo settecento convergerà,
con le sue punte più intense, nelle ricerche romantiche. Infatti sono proprio la "for-
za" e la "vivacità di chiaroscuro" degli intagli di Rembrandt (5), uniti alle"amenità
di lumi e d'ombre" dei quadri di Giorgione e di Tiziano che l'Algarotti vorrebbe ve-
der trasferiti sulle scene.Osservazione che viene rincalzata da un "distinguo", super-
ficiale magari,ma proprio per questo sensibile/xi mutamenti di umore del pubblico
più esigente e aggiornato:infatti,se la "regolarità" è la norma che presiede all'arte
di"edificar case", pare assurdo volerla attribuire anche alla Natura la cui legge si
dimostra in tutto contraria a quella.La polemica con la natura trattata alla francese,
imperante sui palcoscenici,è indubbia, a favore di un naturale disordine da apprende-
re nella varietà dei parchi inglesi, anzi addirittura nell'esperienza di quei pittori
che sono i giardinieri cinesi,a cui l'Algarotti rimanda lo scenografi in cerca di i-
dee.Ma non è difficile intuire come in queste frasi sia legalizzato sulle scene tutto
il paesaggismo avvenire,un volta posta la sua prerogativa di essere fuori dell'ordine
che presiede agli edifici, cioè libero dalla prospettivl?sarà questione di pittura tra
poco e dopo nemmeno un secolo di pittoresco.
E a completare questa sua indicazione verso una scenografia che si valga della pittura
per cercarvi effetti più vari e più raffinati in vista di un pubblico composto di co-
loro che trattano il piacere da quella importante e seria cosa che è", riferisce sulla
base di conquiste scientifiche,i veri principi dell'ottica, la tecnica di dilingere le
scene.Essa corisiste nel "rompere o sia sporcare" 1e/tinte in modo che "questa, secondo
i ribattimenti del lume dall'uno all'altro oggetto, pertecipi giustamente di quella", con
grande vantaggio dell'armonia generale del quadro.
Del 1775, poco più di un decennio più tardi, è quel trattato di Baldassarre Orsini che,
sempre riferendosi ad esperienze ottiche secondo metodi invalsi col sensismo, insiste
(1) Interesante noten come queste frumle able fortune. Tusetts non rar soms i can u
antonianu so natus ihre mocht, porfettive e fitorese, a szervole he die afflicte ale
aruto
al
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