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filato la testa fra le coperte e si spinge su. Sono terrorizzata, 11 mio schi
fo è immenso, tra un po' quella bestian mi circolerà nel letto; se contrpalo
quella altre ne verranno, non mi salverò. Comincio a urlare come una dispe-
rata, urla su urla nella speranza di svegliarmi (dunquex so che sogno, ma
questo non migliora affatto la situazione). Finalmente mi sembra di essere
sveglia con Tita vicino al mio letto.
Kina
Mi sveglio davvero tutta indolenzita risalendo da un abisso di
lontananza. Quell'animaletto può essere il pene, il risveglio dell'aggressi-
vità mi riporta la paura del pene. Di essere maschile? Prima mi era venuto
in mente che fosse collegato col film di ieri sera, "Un Amleto di meno" di
Carhelo Bene dove lui, figlio, è impotente e il padre ha il pene, la spada.
Poi che Ritva mi aveva detto che per prima cosa aveva dovuto fare l'anore
col marito dopo la separazione perchè sennò lui era distratto e aggressivo
e non potevano parlare; dopo era diventato trattabile. L'uomo ha un funzio-
namento cosi e lei ha sempre temuto di "trovarselo dentro" prima ancora di
accorgersene, per questo è sempre fuggita. Che problema, dicevamo, questi
due esseri cosi diversi e in definitiva è l'uomo a dipendere dalla donna,
ha un bisogno assoluto della vagina, mentre la donna può soddisfarsi in
tanti modi. Quindi l'ha dovuta dominare e tenere prigioniera, aggredire e
accaparrare. čerto che lei non può dargli un buon significato a questo pene.
Il transfert ha una base di realtà, mi pare la strada buona per non metter.
mi al di sopra. Io ho un'aggressività costante se una non mi capisce, ter-
giversa, si ritirs, o che diavolo è, cioè sono aggressiva verso la sua infe-
riorizzazione che, nello stesso tempo, vorrei che superasse. Forse più che
aggressiva potrei dire impaziente, le suggerisco interpretazioni che le met-
tano dei dubbi, la incalzo. Con Ritva sono stata limpida e disarmata, dunque
non è che mi diverta a restare insoddisfatta con le altre. Comunque sento
nascere in me una serta indifferenza alla loro reazione. Non ho voglia di
vedere M.Grazia, per esempio.
Cara Alice, ho bisogno di rapporti diretti, sono stanca di circonlocuzioni,
a cominciare dalle mie. Non per risolvere niente, ma per sbloccare la paura
dell'istante irriflesso e delle sue conseguenze. C.
Carla aveva su di me il vantaggio di non curarsi degli altri, però non re-
stava autentica: questa incuria la portava al di là, alla strumentalizzaione
14 mag. Subisco una laparatomia a causa del cancro. Ci sono poche speranze
di salvarmi, è già la seconda volta. Se mi si gonfia di nuovo la pancia
sono perduta. Temo le emorragie, mi sento tutta bagnata di sangue, però non
sono disperara, ma rassegnata, anche a morire. La scena si svolge a Firenze
(maxnon conosco i luoghi) e una suora di Badia (oppure mia madre in abito
monastico) mi è vicina e mi conforta.
C'è guerra in pieno giorno. Awl'improvviso sparandi in una via, i colpi sono
fiammate veloci, non si può prevedere la traiettoria, c'è un fuggi fuggi.
Sulla porta del bagno di via Masaccio, la casa d'infanzia, un negro altissi-
mo è appoggiato allo stipite, ferito. Vuole aiuto da me, io cerco di fuggi-
re, ma lui mi sbarra mla strada finchè accetto di fargli da infermiera. Si
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