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Taci, anzi parla, Oggetto 65

Carla Lonzi[1977 - 1978 ca.]

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Roma, Italy

Stesura dattiloscritta con note manoscritte del testo (inizia da p. 154; mancano le pagine finali); appunti con indicazioni per modifiche o correzioni.

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  • Title: Taci, anzi parla, Oggetto 65
  • Creator: Lonzi Carla
  • Date Created: [1977 - 1978 ca.]
  • Transcript:
    rangerà. Qui sono talmente serena che non penso niente di amale. Adesso posso starci dei mesi, degli anni, quanto voglio, deciderlo io. E' fini- ta correre dietro agli altri. Posso partire domani se un bisogno mio me lo suggerisce. Posso stare qui. Questa casa mi è assicurata fino alla fine dei miei giorni. Mi sento come da ragazza, prima di sposarmi, di avere il figlio. Tutto volontario, sono libera. Col necesario, impegna- tivo, vincolato, reattivo, è finita. 4 mage. Una Ritva femminile che con aria docile mi rivela che può anche andarsene di li, e io, guarda caso, sono diretta alla stazione di Firen- ze per prendere il treno. Siamo molto amiche, c'è un'intesa quasi omo- sessuale fra noi, viene fuori con una dolcezza prima sconosciuta. Mi sento molto carezzevole verso di lei, lei si lascerebbe coccolare, non chiede altro. Però non mi fido e, sebbene sia tentata, non le dico "vie- ni con me", mi riprometto di vedere in seguito, ancora non mi fido, so che cambia a un tratto, basta darle spago. Mi accorgo che dove sto an- dando non c'è niente, nè vestiti, nè roba. Prendo due tovaglie, di cui una piena di briciole, me ne accorgo svolgendola, subito la riavvolgo, ormai fard pulizia a casa, però le dico "guarda, ci abbiamo mangiato in- sieme l'ultima volta". Ritva è un po' sorniona come se, mentre mi circui- sce un po' perchè la inviti a venire con me, escogitasse nel frattempo qualche altra soluzione. Però è in pace con me, mi sento sollevata dal constatare che non si accanisce. Le vedo dei peli neri all'angolo della bocca, con una pinzetta glieli strappo, lei dice "eh si, ho dei peli, na per questo c'è sempre del rossore qui intorno". Guardo meglio e vedo dei peletti che le scendono tra le labbra: non posso strapparglieli tutti certamente, giusto all'altro angolo della bocca. Svegliandom ho fatto autoerotismo alla sensazione che quella bocca in realtà era il sesso: mi venivano fantasie di procurarle l'orgasmo, lo sentivo come una cosa bellissimax dare piacere a un'altra. Una volta allontanati S.X marito e figlio, il senso di me si spalanca all'ignoto. Finche una si sente moglie, madre, figlia non sa chi è, non è se stessa. Turicchi a quel posto fuori dalla famiglia, ma non **ho mai avu. to: sempre rimbalzata in luoghi collettivi per un'identità accettata dal- la collettività. che 2x Dopo tante giornate splendide da paradiso terrestre oggi è brutto e pio- viggina. Ma io non faccio che godere questo spazio, di qualsiasi clima o spettacolo sia riempito. E' 11 mio spazio e non mi stanco di spaziare. Nessuno mi manderà via di qua, nessuno mi dirà "prepara le valigie, si parte". Come ho fatto a vivere tanto tempo come una schiava. Nessuno ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nessuno. Piccole cose riempiono la mia giornata, scrivere e battere a macchina il diario. Ho anche lasciato perdere l'orologio. Non so che ore sono, non m'interessa. 5 magg. Risulto un po' una guastafeste per Marta e Maria: non ho i vestit adatto per uscire, e quando decido di tenere quello che ho, ecco che spun ta un problema di calze che mi fa perdere un'infinità di tempo. Scure non le voglio, con lamé dentro neanche; un paio grige mi si attacca a un'un- ghia, non so come toglierla, poi devo buttare le calze, e cost via. Maria è stanca, con viso affilato coperto letteralmente di trucco, gli occhi cerchiati e l'umor nero, è impaziente di uscire, ha fretta di andare
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  • Notes: Dattiloscritto utilizzato per la pubblicazione di: Carla Lonzi, Taci, anzi parla. Diario di una femminista, postfazione di Annarosa Buttarelli, Et al., Milano 2010.
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

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