gli altri individui sono vittime di un ingranaggio su
cui possono scaricare tutto questo gioco della tecnica
maschile.
C. Ma insomma perché deve restare una tecnica?
perché deve essere messa cosí ...
P. Perché l'uomo vive questa ambizione sul lavoro,
questa tensione sulle responsabilità: ha troppi ingre-
dienti che contraddicono il rapporto a due, e guai se
si sente con degli inciampi vicino. C'è appunto chi
sente degli inciampi vicino e risponde con degli altri
inciampi, allora c'è un equilibrio tra gli inciampi, pe-
rò noi abbiamo capito di avere superato questo stadio
qui. Noi vorremmo un equilibrio su uno scorrimento
che incoraggiasse le nostre esigenze, tu dalla parte tua,
io dalla parte mia. E si vede che a me chiedi qualcosa
che 10 non ti posso dare, e io ti chiedo qualcosa che
tu non mi puoi dare. Allora siamo fermi su questo
punto. Vediamo adesso che ci possiamo lasciare, che
ci stiamo lasciando, ci sembra un assurdo, però appe-
na diciamo « no, non ci lasciamo » ritorniamo di nuo-
vo nello stesso casino. Io parto per Milano, passo in
campagna, possiamo stare tre giorni, poi telefono a
questo, poi vado in Valtellina, poi faccio la mostra,
poi torno, poi ... Allora tu dici « ma io, io perché devo
stare appresso a te?». Ecco che rinasce una situa-
zione, che io determino tutti i movimenti che riguar-
dano sempre il mio lavoro, e tu subisci questo come
violenza. Che naturalmente è giusto.
C.
Basterebbe che non fosse tutto determinato da
te, ma che una parte fosse determinata anche da me.
E che la tua vita non marciasse (sold sul binario del
lavoro ma avesse anche uno spazio per un'attenzione
e una cura per noi due. Che la vita avesse tutto que
to respiro qui. Ma tu dici « sento che non ho piu
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tempo, devo concentrarmi tutto sul lavoro », quindi
vuol dire che l'ideale tuo è essere solo per utilizzare
ogni angolo.
P. Non è l'ideale mio, l'ideale mio è stare con te
e fare quello che voglio. Però stare con te, questo non
te lo posso chiedere piú, non ho piú quella elasticità,
e tu non hai piú quell'elasticità di giocare dentro la
situazione.
C. Lo so. Però quello che manca è la reciprocità.
P. La reciprocità non c'è perché tu sei troppo libera.
E quindi sono sempre io a volerti trascinare sulle
mie esigenze.
C. No. La reciprocità vuol dire questo: che io desi-
dero una cosa, ho delle iniziative e tu mi segui nelle
mie iniziative. Vediamo le mie necessità, non ho un
lavoro, quindi vediamo le mie necessità. E poi ci sono
le nostre
necessità che non si notano piú, ma perché?
Non perché non ci sono, ma perché tu non ci poni
mente, e quello che appare sempre andare a Parma
perché c'è il collezionista, andare a Pietrasanta perché
c'è il tagliatore di pietra, andare a studio perché sen-
nò il tuo assistente resta solo, incontrare il galleri-
sta, il promotore di multipli ... Io lo capisco, non cre-
dere, ma non afferro come in 365 giorni di cui è for-
mato un anno ...
P. Ma insomma, abbiamo due mesi all'Elba_che
stiamo sempre insieme, ci si vede notte e giorno, mi-
nuto per minuto, ci distacchiamo un momento per
andare in bagno. Sono cose che non ha nessuno, nes-
suna coppia ha tanto tempo a disposizione.
C.
Ma anche all'Elba ... Allora io non riesco a spie-
gare, non riesco, non riesco, è lí il punto. Non ci
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