Oltre ai tre piedi configurati in guisa di atlanti e alla ricchezza della decorazione, l’originalità di questo ‘zun’ risiede nella forma del coperchio e nella figura di immortale a tutto tondo sulla sommità. Egli è inginocchiato, il braccio sinistro ripiegato con la mano sul ginocchio, il destro alzato con una sfera nella mano. La raffigurazione obbedisce all’iconografia tipica degli “uomini piuma” (‘yuren’) di epoca Han: occhi tondeggianti, orecchie appuntite, naso adunco, lunga barba, capelli riportati a punta all’indietro, linee incise delle vesti e puntinatura della pelle come ad evocare un piumaggio. Questo richiamo ai volatili, in un ibrido di elementi umani e animali, è tanto più evidente guardando il retro della figura. Sulla schiena, da un gruppo centrale di grosse piume, si diparte verso le braccia una sorta di mantello trasformato in ali a punta, appuntito anche verso il basso. Scopriamo qui che le gambe ripiegate si riducono a moncherini, mentre al centro compare un principio di coda d’uccello, in un processo di metamorfosi raramente così ben sottolineato.
Il coperchio conico dello ‘zun’ richiama con i suoi picchi montani in rilievo la montagna degli immortali di ispirazione taoista. La sommità reca motivi curvilinei astratti e ripetuti. Sul livello mediano sono presenti animali fantastici: uccelli dalle lunghe piume, felini alati, animali cornuti, ecc. Sul cerchio di montagne più basso predominano le figure di draghi serpentiformi, alcuni dei quali piumati. Il corpo cilindrico del vaso è leggero, le pareti sottili: è suddiviso da una costolatura pronunciata in due fasce decorative incise che si ripropongono quasi uguali sopra e sotto. Ognuna è delimitata da una banda a losanghe, distanziate mediante uno spazio piano da una spessa fascia centrale, che ripropone in diagonale, su tre file, un complesso motivo ad arco ripetuto. Sul corpo del recipiente, diametralmente opposti, sono applicati due mascheroni ‘pushou’ con anelli mobili.
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