Gianfranco Ferré: la Cina aulica e le sue immagini eterne

Fondazione Gianfranco Ferré

“La Cina ha per me il sapore dei padiglioni di ferro della Fiera Internazionale di Canton che ho visitato a metà degli anni ’70.
Rivedo il cielo azzurro e rosa, le figure in movimento vestite in blu copiativo, in grigio, in verde militare.
Ricordi che vivono dentro di me insieme all’eterna immagine della Cina aulica, del fasto, del rosso, nella lettura fantastica e fantasiosa di un passato che, attraverso memorie e sovrapposizioni, mi porta al cuore dell’Oriente“.

Quasi venti anni dopo, nel maggio del 1993, Gianfranco Ferré partecipa ad un grande evento di Moda: “Chic ’93” organizzato da China International Fair for Investment and Trade, presso il China World Trade Center di Beijing, dove presenta una sintesi del suo stile, una felice armonia tra opulenza e rigore, sfarzo e severità, nella sperimentazione di una sofisticata percezione del lusso che incanta la donna cinese.

La Cina è un riferimento irrinunciabile per la creatività di Gianfranco Ferré.
L’impatto dell’estetica cinese sulla sua moda trova un ascendente colto di ricerca, di elaborazione e non d’imitazione. La cultura e la mitologia cinesi hanno alimentato il suo immaginario nel quale si riflettono riferimenti interpretativi diversi che producono assonanze plastiche fantastiche.

Unità, Armonia, Mutamento, Spontaneità, Non-Conformismo: le regole del Tao.

L’ordine governa e regola il corso delle cose attraverso questi principi che Gianfranco Ferré ha sempre profuso nel suo lavoro.

“ La ‘lezione’ dell’Oriente mi ha permesso di ricalibrare il principio del lusso e dell’opulenza, non negandole, ma puntando invece ad eliminare il superfluo, l’orpello, la ridondanza…

… e il ‘mal d’Oriente’ ritorna nell’amore per i colori caldi e decisi come per i materiali puri: il rosso e i broccati della Cina imperiale…”

Per Gianfranco Ferré il colore è sempre legato ai ricordi, alle impressioni.
Nel 1979, a New York, di fronte al Consolato cinese…
“Ho scoperto il colore: sullo sfondo di un cielo impeccabilmente blu vivo si stagliava, densa di colore, una bandiera rossa che sventolava come in un sogno. E io ho immaginato un dragone cinese, in un Oriente di fantasia. La visione mi ha profondamente segnato. E da allora questo rosso simbolizza ai miei occhi il movimento”.

Le città s’infiammano di rosso, colore portafortuna, simbolo di felicità e prosperità, per la Festa delle Lanterne che è la prima grande festività dopo il Capodanno cinese.

Gianfranco Ferré, anche attraverso i viaggi, opera una riflessione sul progetto forma-colore: “Un colore deve avere una funzione e un significato che spieghi i motivi del suo utilizzo”.
Si serve del rosso a tutto campo quando vuole conferire un significato magico, di moderna bellezza al corpo femminile. Lo usa con oculatezza quando ne fa un elemento segnaletico-simbolico.

Il rosso in Cina rappresenta il fuoco e simboleggia la fortuna e la gioia.
Ferré ama la sua intensità minerale, emblema di potere, di presenza e ricchezza.
Il gioco della squillante vibrazione del rosso magnifica il prezioso andamento plastico della decorazione in oro laccato, che riporta alla ricchezza e agli incanti dei padiglioni negli antichi giardini cinesi.

La linearità costruita dell’abito a portafoglio con breve strascico, esaltato dal rosso saturo, ricco della purezza e della matura luminosità della lacca, acquista preziosità nell’ornamento del soutache in cordoncino tridimensionale dorato e laccato, che compone volute che vanno a decorare con motivo asimmetrico il giro manica e l’andamento della generosa scollatura del dietro.

Il qipao è un comune abito cinese indossato a partire dal 1644 dalle donne mancesi.
Nel tempo viene modificato nello stile e, per la praticità della sua forma tubolare, diventa l’abito femminile tradizionale, oggi portato in occasioni formali. Ferré non riprende i particolari di tale foggia, ma conserva memoria della sua sensualità. Segna di femminilità la linea del corpo, esaltata dal rosso e dai bagliori preziosi dell’oro delle maniche che ricordano gli andamenti delle pagode…

… edifici simbolo dai tetti con falde ad angoli rialzati.

Il capo tradizionale cinese maschile, indossato oggi nel colore nero per le ricorrenze formali, deriva dal changshan, introdotto in Cina durante il periodo della dinastia mancese Qing di cui ha conservato solo un breve collo alla coreana. Nel tempo si è trasformato, sino a diventare la cosiddetta giacca di Mao, la cui essenzialità è matrice del concetto di classico. In quanto modello, si pone al di sopra delle mode.

Il nero, colore della dinastia Zhou, indica solennità ed integrità. Nella Cina moderna è uno degli elementi unificanti degli abiti maschili.

Ferré con questo colore totalizzante esalta, al femminile, l’essenzialità della costruzione, parametro di uno stile metropolitano glamour, ricco di fascino, eleganza e seduzione.

“Mi sono chiesto di quali tratti mi ero impadronito, mentre proseguivo quasi inconsapevolmente nel viaggio iniziato verso la cultura orientale del vestire...
… maniche larghe e diritte, un taglio che sembra ‘sfuggire’ sulla schiena, per infondere senso plastico alla materia e dare una dimensione spontanea al movimento”.

Per esaltare e ritualizzare la forma del nero, come è consuetudine delle protagoniste femminili del teatro cinese, viso e fronte delle modelle sono imbiancati con un trucco simile alla biacca, che tende a conferire al viso una ben definita forma ovale, che in Cina viene definito “viso a uovo d’anatra”.
La malizia del trucco, in una evoluzione lunga duemila anni, tende a rimpicciolire le labbra evidenziate da un sorprendente rosso che trova un suo richiamo negli accessori.

Insieme al rosso, al giallo, al bianco e al nero, il blu fa parte dei cosiddetti colori “ortodossi”, perché imposti dalle regole della tradizione. Fondamentali e puri, una volta erano riservati ai palazzi imperiali, agli abiti, alle armi. E oggi il blu, ottenuto con l’alluminato di cobalto delle porcellane, è simbolo di incarichi sociali importanti, dell'immortalità, del silenzio e dell'anima.

Il blu non è un colore-simbolo delle collezioni Ferré, ma viene scelto per quel riferimento all’altrove che lo collega ad oggetti ed ambienti cari alle sue esperienze. Esalta le forme: dà loro vita e luce, nell’esuberante movimento del tessuto in sbieco.

Ferré coniuga il color porcellana nei toni di due diversi materiali: il suede ed il drap di lana e cachemire per l’abito e l’ampio cappotto che riprendono nel taglio delle maniche e nella chiusura un’eco del tradizionale kimono.

Le ombre del colore create da un tono intenso di blu danno profondità e vita al cappotto, segnato da una fusciacca in satin al punto vita.

Nella Terra del Drago, possiamo riscontrare un legame tra la moda, l’arte cosiddetta minore, e l’architettura.

Tale connessione si realizza nelle forme, nei colori, nei motivi decorativi che ornano finemente i tessuti, i palazzi e molte delle forme estetiche che rendono preziose la tradizione e la cultura cinesi.

La secolare evoluzione della linea dei costumi tradizionali cinesi è stata spesso presentata come cambiamento di moda. In effetti non si tratta di “moda” nel senso moderno del termine, perché le trasformazioni non sono state imposte dal capriccio estetico del momento, quanto da motivi pratici e funzioni simboliche. Il costume tradizionale, codificato secondo prescrizioni ufficiali, imponeva tessuti, colori, fogge, accessori ed occasioni d’uso.
L’elemento “di moda” è stato il tessuto, legato alla comunicazione simbolica dei segni in esso contenuti.
Ferré coglie tale tradizione nella ricerca e nella esaltazione del tessuto come elemento distintivo simbolico delle sue creazioni.

Ferré conserva la rilevanza grafica delle incisioni e dei disegni delle antiche lacche nell’esaltazione del rosso e nella pregiata lucentezza dei velluti, dei rasi caldi e brillanti, doppiati ed impunturati.

Anche questo tessuto in lana nera illuminata da decori in ciniglia rossa riprende i motivi di porte e paraventi in lacca dei palazzi imperiali.

La lacca è una resina tratta dell'albero rhus verniciflua che, inciso, produce un prezioso liquido incolore che diventa rosso grazie alla polvere di cinabro detto vermiglione.
L'arte della sua incisione risale alla dinastia Shang, nel XV secolo a.C.

Le sontuose stampe ritrovano il rosso e l’oro di alcuni fregi delle porte dei padiglioni della Città Proibita.

La purpurea Città Proibita, Zijin Cheng, è il complesso di palazzi imperiali delle dinastie Ming e Qing.

Secondo quanto riportato in uno dei libri di Confucio, nella Cina del 2700 a.C. si deve all'imperatrice Xi-ling-shi, la prima coltivazione del baco e la prima filatura della seta.
Saranno due monaci dell'ordine di San Basilio che inviati in Cina nel 552 d.C. da Giustiniano porteranno a Costantinopoli, nascoste nel cavo dei loro bastoni di bambù, le uova del bombyx mori.

La lunga storia della via della seta è strettamente legata alla storia della Cina. E’ la più antica via commerciale, tra l’Asia Orientale e il bacino del Mediterraneo, ed evoca immagini di carovane, spezie e merci pregiate. Il fascino del suo nome evoca in Gianfranco Ferré la testimonianza di un dialogo tra culture che ritroviamo nei suoi progetti nei quali la seta e le atmosfere di racconti ed immagini rivivono in una moderna bellezza.

In un prezioso tessuto di seta e lurex, le sfarzose e brillanti atmosfere cromatiche citano l’arte ambientale dei paraventi di lacca, dai quali Ferré trae ambientazioni fastose per racconti di imperatori e concubine.

Il rosso, l’ambra e l’oro del satin e del velluto di seta trapuntati regalano volume, calore e leggerezza alla giacca e al caban.

La policromia del nero, del rosso e dell’oro sottolinea ancora una volta il lessico cromatico e gli affascinanti significati simbolici delle decorazioni elaborate nell’armonia del tessuto serico.

Il rosso scuro, profondo, intenso e illuminato dall’oro dei battenti, ritorna nei tessuti più elaborati, espressione di una raffinata tradizione manifatturiera.

Una pennellata decisa, una vibrazione forte del chiaroscuro del broccato di seta accende la forza preziosa della lacca che offre maestosità alla silhouette di un’imperatrice contemporanea.

La forma viene minimizzata per dare il massimo della seduzione alla materia, nella quale il colore e la tecnica portano fino alle estreme conseguenze l’esaltazione vibrante dei toni e della texture del broccato infiammato.

La passione per il rosso coinvolge anche le sue declinazioni più cupe nel broccato che riprende antiche tavole cinesi.

La forma essenziale del capo accoglie la preziosa stampa sul twill di seta.

Non si tratta della più scontata ripresa di motivi decorativi, piuttosto di atmosfere, di storie di paraventi Coromandel decorati con scene policrome incorniciate da elementi di gusto rocaille, dai quali nasce la suggestione di tessiture pregiate che includono atmosfere cromatiche ricche di un particolare gusto per l’oro.

Un potente drago penta-palmato, insieme alla fenice simbolo della famiglia imperiale, si snoda da tempo immemorabile in un andamento a meandro nella superba ricchezza del broccato che gioca con i toni del blu in camaieu, la tecnica nata in Francia nella seconda metà del Cinquecento, per imitare i decori della porcellana cinese.

L'arte della porcellana, dipinta con il blu cobalto sopra la cristallina trasparenza della ceramica, fiorisce in Cina nel XIV secolo.

La miscela alchemica di materiali nella declinazione dei toni cromatici del broccato si impreziosisce nel top con il sontuoso ornato del ricamo piazzato, nel quale si fronteggiano, come in un’antica porcellana Ming, draghi e fenici, mitici simboli di bellezza.

Incanti mirabili e decori impossibili esaltano i bagliori e i fremiti decorativi riflessi nei ricami e nelle laccature in oro e argento.

Ferré ama coniugare forme lineari, dall’alta tecnica sartoriale, con la preziosità del broccato, arricchito dal perfetto equilibrio dell’ispirazione del racconto cromatico.

Se insieme al colore la materia è l’elemento intrinseco al progetto, Ferré ci sorprende sempre attraverso la ricerca applicata alla tecnica, con i risultati eccellenti di cromie tridimensionali esaltate da texture innovative.

“La sperimentazione tecnologica offre possibilità inedite di utilizzo dei materiali, ne 'inventa' di nuovi. Pare tutto già esplorato, collaudato, assimilato. La moda si trova di fronte al timore, alla certezza, che più niente di nuovo esista da scoprire. Un timore che io non condivido”.

Le onde stilizzate, per il loro significato di vita e fertilità, che decoravano in Cina gli abiti di corte sono riprese nel tessuto jacquard dal disegno e dai toni complessi.

La pittura della dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.) ha il merito di immortalare le caratteristiche sociali, oltreché gli usi ed i costumi della florida ed erudita collettività aristocratica.

I soggetti floreali e simbolici, insieme alle atmosfere cromatiche della migliore arte cinese, creano quanto Gianfranco Ferré definisce “l’interpretazione della partitura di stile”. Ovvero percorsi immaginativi ad effetto come in questa fastosa cappa di seta policroma a fil coupé.

”… ho mescolato sentimenti, immagini, cultura per arrivare a questa morbidezza orientale, a questa sintesi felice tra elementarità e opulenza, che sboccia come una fioritura rigogliosa...”

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
Traduci con Google
Home page
Esplora
Qui vicino
Profilo