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La Terracotta D'Impruneta

Unioncamere

“Chi osserva dall'alto il panorama di Firenze e delle altre città toscane, da sempre, nota quale nota dominante il caldo colore rosso dei tetti in tegole”

La Storia

Le origini dell’attività sono molto antiche, i più antichi esempi di cotto toscano che conosciamo sono mattoni e tegole risalenti all'XI secolo, rinvenuti nella zona del Chianti. 

Nel Quattrocento iniziò il rapporto tra Impruneta e Firenze, i fornaciai imprunetini impegnati nella realizzazione di vasellame per i più importanti conventi fiorentini, quali quelli di Sant'Ambrogio, della Santissima Annunziata, Santa Trinità e per gli ospedali di Santa Maria Nuova e degli Innocenti. Il Quattrocento è il secolo in cui nacque la consapevolezza del valore estetico della terracotta ed iniziò così la produzione di sculture e di oggetti d'arredo per interni e esterni. 

Nel XVI secolo gli artigiani si specializzarono nella realizzazione di grandi orci da olio e di conche da agrumi, iniziò la produzione di particolari formelle dette “soppani” per rivestire le soffittature interne dei palazzi e si intensificò la realizzazione di oggetti decorativi per giardini, cortili e facciate di palazzi. Ci fu inoltre a Firenze la ripresa dell’uso del mattone a vista nelle architetture.

Nel corso del XVII secolo fu perfezionata la tecnica fino a riuscire a porre una vernice sull’argilla per avere maggiore impermeabilità e igienicità dei contenitori.

Foto di gruppo degli operai

Una stagione molto fortunata per il cotto fu quella tra le due guerre, quando da un lato le teorie razionaliste in architettura lodavano il carattere funzionale, economico e duttile del materiale, dall’altro l’ideologia fascista esaltava l’autarchia economica e tutte quelle tradizioni che avessero un carattere eminentemente nazionale. Un esempio di architettura razionalista fiorentina è la Scuola di Guerra Aerea, opera di Raffaello Fagnoni, realizzata tra il 1937 e il 1940 nel parco delle Cascine.

Negli anni Quaranta del Novecento il cotto sostituì il ferro, completamente dedicato all’industria bellica, per cui proliferarono cancellate, ringhiere, panchine e altri arredi in terracotta, oltre alla già cospicua produzione di statue e oggetti decorativi.

Dagli anni Sessanta il cotto è il materiale più usato per il restauro di vecchie ville e case coloniche, sia per il rifacimento dei pavimenti, sia per il completamento dei vasi posti, secondo tradizione, a coronamento dei muri di cinta dei giardini. Il cotto non risulta troppo intrusivo nelle architetture storiche e dà invece un carattere tradizionale alla architetture moderne.

Attualmente la terracotta viene usata sia a fini pratici, sia estetici, per aggiungere un tocco di colore nell'edilizia in cemento e intonaco, e, grazie al suo carattere “naturale”, viene vista come perfetta mediatrice tra architettura e natura. Chi oggi osservi dall’alto il panorama di Firenze e delle altre città toscane, noterà quale sia la nota dominante: il caldo colore rosso dei tetti in tegole, che da secoli testimonia lo stretto legame tra la regione e l’arte della terracotta, insieme antica e attuale.

Veduta di Firenze

Le terracotte

La tipicità della terracotta di Impruneta è protetta da una denominazione di origine Ceramica Artistica e Tradizionale di Impruneta che raccoglie ceramisti e fornaciai iscritti al Registro dei Produttori di Ceramica Artistica e Tradizionale. La denominazione garantisce che i manufatti in terracotta comune, invetriata o maiolica siano prodotti in laboratori e fabbriche poste all’interno del territorio comunale, con argille scavate in loco e tecniche tradizionali.

La Produzione

La prima fase della lavorazione è la raccolta del galestro (detto “terra turchina” dal colore azzurro-violaceo), l’argilla imprunetina che si distingue dalle altre per alcune peculiarità chimiche e fisiche che ne determinano le caratteristiche estetiche (come il colore caldo e vibrante) ma soprattutto funzionali, che garantiscono elevatissima resistenza agli agenti atmosferici e al gelo in particolare. La raccolta avviene nei terreni di proprietà della fornace. Nei mesi più secchi l’argilla viene raccolta a mano, accumulata e fatta gradualmente asciugare all’aria, prima di essere immagazzinata.

Durante l’inverno il gelo contribuisce a depurarla dalle sostanze organiche, sfaldandola progressivamente e aumentandone la plasticità. Viene poi sottoposta a macinatura all’interno di mulini a martelli che polverizzano i sassolini che vi si trovano. Anticamente veniva fatto con macine di pietra analoghe a quelle dei frantoi da olio, mosse da animali da tiro. Il galestro viene poi setacciato e diviso in varie tipologie di argilla che viene utilizzata per manufatti diversi.

La preparazione dell’impasto avviene mescolando all’argilla una giusta quantità di acqua che conferisce la plasticità necessaria per le successive fasi di foggiatura, dopo essere stata decantata per eliminare l’acqua in eccesso battuta su una spianatoia per eliminare le bolle d’aria.

Il Forno

Il forno tradizionale per la cottura a legna della terracotta ha mantenuto invariate le sue caratteristiche strutturali da epoche antichissime. Il forno imprunetino è costituito da un unico ambiente suddiviso in due vani sovrapposti. Nella parte inferiore del forno si trova la camera di combustione, all'interno della quale viene bruciato il combustibile, al di sopra del quale è costruito una sorta di basamento reticolare, che favorisce il tiraggio e la diffusione del calore nella camera di cottura, ambiente quadrangolare voltato a botte con apertura d’accesso nella parte frontale dietro all'imboccatura della canna fumaria. Il riempimento della camera con gli oggetti in attesa di essere cotti è quasi un’arte tanto è stato perfezionato e prende il nome di “caricamento”.

Dopo questa fase si deve procedere alla chiusura dell’ingresso alla camera di cottura, costruendo una parete in mattoni refrattari, che vengono impilati in file sovrapposte, lasciando sempre quelle aperture necessarie al corretto tiraggio del camino.

Il Territorio

Sui verdi colli fiorentini tra Firenze e il Chianti, tra le valli dei fiumi Greve e Ema, si trova l'Impruneta, centro noto in tutto il mondo per la lavorazione delle terrecotte nonché per il vino e l'olio di produzione locale.

Già abitata in epoca etrusca e romana, durante il Medioevo divenne capoluogo di una lega del contado fiorentino, sotto il patronato dei Buondelmonti e fu legata alle vicende politiche ed economiche della vicinissima Firenze. Il vero centro propulsore della comunità imprunetina fu la Pieve di S. Maria che, fondata nel 1060, divenne in poco tempo un importante santuario mariano.

La Pieve, originariamente in stile romanico, subì nel corso dei secoli numerosi rimaneggiamenti, tanto da conservare attualmente solo la cripta originaria, mentre la chiesa presenta un sobrio aspetto rinascimentale. Al suo interno sono conservate opere di importanti artisti quali Michelozzo e Luca della Robbia e vi si venera una miracolosa icona della Madonna, la “Signora delle Acque”, che la tradizione vuole dipinta dall'Evangelista Luca e ridipinta nel 1758 da Ignazio Hugford.

Impruneta è il capoluogo della lavorazione del cotto, produzione che risale al '300 e che ha fornito manufatti per ville, palazzi e chiese. Se ne trovano testimonianze artistiche in moltissime costruzioni e vie del paese, in particolare con soggetti mariani tra cui una Madonna del XVIII secolo, in via Paolieri; presso la Fornace Agresti, oggi chiusa ma operante già nel 1715 e che ha conservato a tutt'oggi l'originaria struttura con forme, stampi e attrezzi d'epoca. Qui il comune realizzerà il Museo della Terracotta. Insomma il cotto imprunetino è elemento caratterizzante e distintivo dell'architettura e del paesaggio toscano.

Impruneta
Riconoscimenti: storia

Curatore — Camera di commercio di Firenze
Contributi — Comune di Impruneta
Contributi — Pro Loco di Impruneta
Contributi — Azienda Fornace Masini
Contributi — Azienda Terracotte MITAL
Contributi — Azienda Poggi Ugo
Contributi — Azienda Terracotte di Massimo Carbone
Contributi — Azienda Tuscany Art
Contributi — Edifir Edizioni
Firenze, Estratti dal libro “La Terracotta dell’Impruneta. Sapore antico e
lavoro moderno”

Contributi — Confartigianato Firenze 

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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