1999 Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC) Testo di Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia
Nel 1998 la nomina di Harald Szeemann come curatore della mostra che si terrà nell’anno successivo, coincise con una scelta di fondo compiuta dalla Biennale per la propria Mostra d’Arte. Fu la scelta di strutturarla in via permanente e definitiva su una mostra internazionale affidata al proprio curatore, a fianco della Biennale formata dai padiglioni dei paesi partecipanti. Fu la traduzione in una scelta definitiva e strategica di soluzioni adottate in alcune occasioni negli anni precedenti in momenti particolarmente felici della vita della mostra: in special modo quello nel quale la mostra, ancora articolata in sezioni, aveva introdotto tra queste una sezione APERTO nella quale si predispose ad accogliere le novità del mondo e le più giovani generazioni. Ad APERTO del 1980 fu chiamato Harald Szeemann come co-curatore, con Achille Bonito Oliva. La nomina di Harald Szeemann per la mostra del 1999, segnò anche l’inizio di un periodo in cui i curatori saranno scelti tra i curatori del mondo. Negli anni precedenti erano sempre stati italiani, assistiti più o meno intensamente, da commissioni varie, con la sola eccezione di Jean Clair nell’occasione nell’anno del centenario. Con la scelta ambiziosa di realizzare in via permanente una mostra internazionale, si dava anche risposta alle tante critiche che da varie parti salivano, sulla inadeguatezza della mostra di Venezia, ancora organizzata per padiglioni, inadeguatezza tanto più dimostrabile in un periodo in cui la geografia dell’arte aveva superato da tempo i confini degli stati e viveva una sua globalizzazione. Per realizzare questo obiettivo la Biennale non poteva avere come spazio espositivo solo il Padiglione Centrale, denominato in epoca fascista Padiglione Italia, denominazione che era rimasta sull’edificio anche se, sempre, e a maggior ragione nel dopoguerra, quell’edificio fu destinato a ospitare mostre di varia natura e artisti di vari paesi, e non solo la rappresentanza ufficiale italiana. Occorreva però una dilatazione spaziale, e l’accettazione di Harald a venire come curatore in quella Biennale fu decisamente favorita dall’annuncio preventivo che la Biennale avrebbe ottenuto in via durevole la parte monumentale dell’Arsenale. Espansione dei siti e dilatazione dello sguardo erano per noi le premesse per realizzare un modello che sarebbe diventato il nuovo modello per tutti gli anni successivi. Quella mostra del 1999 non a caso si chiamava dAPERTutto, ammiccando al primo germe del 1980. La scelta stabile di un modello organizzativo costante fu chiaro messaggio al mondo, premessa per un percorso di crescita e di consolidamento della considerazione che il mondo aveva di questa nostra istituzione. Harald Szeemann portava con sé tutta la nuova genialità che si riconosceva nella figura del curatore: prima di tutto quella di saper convivere con gli artisti nel momento vitale della creazione artistica. Sembrava condividere la vitalità dell’opera, l’energia che da essa promanava, la capacità di tradurre in forme idee e concetti, le sensibilità intime e quelle verso la vita sociale e la storia, le utopie e le ossessioni. Questa sua disposizione d’animo faceva di lui l’esempio di un curatore affine al mondo dell’arte contemporanea e interprete delle esigenze degli artisti contemporanei. Harald Szeemann aveva, e dichiarava di avere, un’aspirazione e un’utopia, quella che lui chiamava il legame di amicizia, che anche solo attraverso la conoscenza delle opere e della storia delle persone, consente di costruire comunità artistiche e non solo artistiche, nelle quali lo scambio è promosso dalla generosità dei singoli.   Le tecnologie e la sapienza d’archivio ci consentono oggi di riprodurre attraverso le immagini, e nella loro interezza, seppure per frammenti, le mostre del passato. L’esercizio ci pare prezioso, in quanto attività di studio e documentazione. I cataloghi infatti non bastano. Nelle mostre il catalogo viene necessariamente stampato prima che le opere siano installate, e buona parte delle immagini si riferiscono ad opere che sono di quegli autori, ma che non sono le opere presenti in mostra. Direi di più, tutti i grandi curatori, e certamente Szeemann in particolare, si pongono il problema della collocazione dell’opera, non solo lungo il percorso di visita, ma in relazione allo spazio in cui esse sono poste. Per molte opere d’arte contemporanea, lo spazio che le accoglie risulta essere quasi complementare ad essa, ed è perciò che la rivisitazione di una mostra rappresenta un ulteriore arricchimento nel ricordo e nella conoscenza di essa. E la Biennale, nella sua mostra, non disponendo più soltanto di un edificio a pareti bianche ma anche di edifici storici all’Arsenale dotati di una propria drammaticità, offre ai curatori della mostra internazionale un duplice strumento, arricchendo le possibilità per i progetti espositivi. Con il 1999, e con Harald Szeemann, nasce una nuova Biennale che si assume in prima persona la responsabilità della mostra internazionale e, come dicevo, non più fatta per sezioni. Con lui abbiamo aperto dunque il nuovo ciclo che tuttora viviamo.
1999 Historic Archives for Contemporary Arts (ASAC) Foreword by Paolo Baratta, President of la Biennale di Venezia 
In 1998 the appointment of Harald Szeemann as the curator of the exhibition to be held the following year, coincided with a pivotal decision made by the Biennale in regard to its Art Exhibition. This decision was to give it a permanent and definitive structure as an international exhibition entrusted to its own curator, to accompany the Biennale presented in the pavilions of participating countries. Thus solutions that had been adopted on various occasions in previous years for particularly inspired moments in the life of the exhibition, were translated into a definitive strategy: in particular when the exhibition, which was divided into sections, introduced a new section entitled APERTO which would feature new trends from around the world and the work of the younger generations. The 1980 edition of APERTO was entrusted to Harald Szeemann as co-curator with Achille Bonito Oliva. The appointment of Harald Szeemann as curator for the 1999 exhibition marked the onset of an era in which the curators would be selected from all around the world. In previous years, they had always been Italian, closely assisted by a series of commissions, with the sole exception of Jean Clair, who curated the centennial exhibition. The ambitious decision to permanently organize an international exhibition was also intended as a response to the criticism being expressed on many fronts regarding the inadequacy of the exhibition in Venice, which was still organized into pavilions, an inadequacy that was becoming increasingly clear at a time when the geography of art had long broken across national borders, and was going through its own globalization process. To pursue this objective, the Biennale needed more exhibition space than just the Central Pavilion, which during the Fascist era had been designated as the Italian Pavilion, a name by which the building continued to be known even though it had always, and increasingly so after World War II, been the venue for exhibitions of various kinds and artists from different countries, not just the official Italian selection.   What it needed was an expansion of its spaces, and Harald’s decision to accept the curatorship for that Biennale was undoubtedly influenced by the announcement that the Biennale had been granted permanent use of the monumental area of the Arsenale. Expanding our venues and widening our outlook were the necessary premises for developing a model that would become the new model for all the years to come. The 1999 exhibition not coincidentally was entitled dAPERTuttO, alluding to the seed planted in 1980. The permanent decision to create a stable organizational model was a distinct message to the world, the premise for a plan to grow and to consolidate the consideration in which our institution was held in the world. Harald Szeeman carried within him the new brilliance that was being acknowledged in the figure of the curator: first and foremost the capacity to relate to the artists at the vital moment of artistic creation. He seemed to share the vitality of the work, the energy that emanated from it, the ability to translate ideas and concepts into form, as well as the most intimate sensibilities and an insight into social life and history, utopias and obsessions. It was this spirit that made him the epitome of a curator who understood contemporary art, and could interpret the needs of contemporary artists. Harald Szeemann had, and was unequivocal about it, an aspiration and a utopia, which he called a bond of friendship, that through the mere knowledge of people’s works and history, made it possible to build not only artistic but greater communities, in which exchange is fostered by the generosity of the individual members. Technology and the science of archives make it possible today to use images to reproduce the exhibitions of the past in their entirety, though in fragmentary fashion. We believe this to be an invaluable exercise, as a practice of study and documentation. Catalogues alone are insufficient. Exhibition catalogues must necessarily be printed before the works are installed, and many of their images refer to works that are by these authors, but are not the works presented in the exhibition. Furthermore, all the great curators, and Szeeman in particular, raise the issue of where the work will be sited, not only along the itinerary of the exhibition, but in relation to the space in which it is located. For many contemporary works of art, the space in which they are sited somehow becomes complementary to them, and that is why examining an exhibition in retrospect offers greater enrichment to the memory and understanding of it. And the Biennale, in its exhibition, which is now endowed not only with a white cube building but with the awe-inspiring historical buildings of the Arsenale as well, offers the curators of the international exhibition a two-fold instrument, expanding the range of possibilities for their exhibition projects. The 1999 exhibition, and Harald Szeemann, marked the birth of a new Biennale that took personal responsibility for the international exhibition, which would no longer be divided, as I mentioned earlier, into sections. It is with him, therefore, that we inaugurated the new cycle that is still underway today.
dAPERTutto nell'ordine delle sue autorealizzazioni   Testo di Harald Szeemann, Direttore della 48_ Esposizione internazionale d'arte 
è suono è immagine provocatoria è litania è oracolo è solidarietà minacciosa è esistenziale-sincopato è strategia doppia è engagement è Oriente giocoso è eclissi e cerimonia è slancio nella materia dei colori è autoaiuto nel gruppo è opulento e filigrana, ornamento sublime è demolizione di eroi è scultura di mass-media è cannibale e distorto è numinoso è testa gigante è bellezza occidentale nello Zen è "ultimi giorni" e caducità è comico e serio è sumerico d'oggi è dipingere come espressione di vita è grattarsi come nuova iconografia è concentrato di figura è silenzio è dietro la monocromia è intelligenza condivisa è anarchico è automutilante è disegno-conquista è Mandala e fiaba è propaganda raggirata è gruppo asiatico con individuo è relazionarsi con la famiglia è trovare forme è telefonare a tratti è di nuovo un altro santo è distruzione e scampo è avere a che fare con una specie in via d'estinzione è solidarietà esplicita è performance cinese è corpo e forza di gravità è frontiera del dolore è denudamento è arrostire è erotismo ricamato è breakdance come via d'uscita è lutto è accusa e sofferenza è festoso e attivo è contraffazione e lascito è autoconservazione e curiosità è soffrire sul medium è lounge e famiglia è invio degli apostoli è "tutti veneziani" è splash! è camminare sulla fune è cuore eterno e amore fugace è baco da seta in azione è atelier del futuro è capitale lì è capitale qua è comportamento ibrido è protesta contro i macho di ogni sorta è rifugio di raccoglimento è poesia del fabbricato è l'opposto dello starmuseum è trasparenza del dominio è omaggio alle "Sisters in the Sky" è sospendere e invertire è passaggio dal bambino all'uomo è raddoppiamento della poesia nomade è cyborg è boria globale e risveglio nazionale è sublimazione della fustigazione è borotalco per bambini è profusione di tempo è hybris dei multis è concerto di vetro è o solare mio è rivalità fra tradizione e liberazione è la parrucca necessaria alla vita è ornamento dell'oggetto è bene imitarlo è genesi delle montagne dai rifiuti è tappeto volante che galleggia è librarsi e scoppiare è sofferenza e riscatto dei contadini di terre argillose è Majestic Splendor è l'interno e l'esterno è la porta d'Oriente è interrogarsi sulla domanda dei padiglioni nazionali è desiderio pensato adesso è racconto gigante è amore per gli spazi è un altro respiro è libertà dall'obbligo di prefazione è il benvenuto ai paesi presenti con o senza padiglione è il benvenuto alle mostre "a latere" e augura a tutti una meravigliosa passeggiata attraverso i Sé.
APERTO over ALL in the exhibited order of its self-actualizations   Text by Harald Szeemann, Director of the 48_ Esposizione internazionale d'arte 
is sound is a provocative image is a litany is an oracle is ominous solidarity is syncopated-existential is twofold strategy is commitment is oriental-playful is eclipse and ceremony is élan in color as heated matter is self-help in the group is opulent and filigree, sublime ornament is demolishing heroes is mass media sculpture is cannibalistic and distorted is numinous is bigheaded is western beauty in Zen is 'last days' and caducity is slapstick and serious is today's Sumer is painting as a manifestation of life is scratching as new iconography is a concentrate of figures is stillness is behind the monochrome is shared intelligence is anarchic is self-mutilation is a conquering re drawing is Mandala and fable is duped propaganda is an Asiatic group with individual is relating to the family is finding forms is telephone fragmented is yet another saint is destruction and safety is being involved with an endangered race is manifest solidarity is Chinese performance is body and gravity is the frontier of pain is stripping bare is roasting is embroidered eroticism is breakdance as a way out is mourning is accusation and suffering is festive and active is fake and legacy is self-preservation and curiosity is suffering on the medium is lounge and family is sending the apostles is tutti veneziani is splash! is walking the tight rope is eternal heart and fleeting love is silk worms in action is atelier of the future is capital there is capital here is hybrid behavior is protest against machos of all kinds is a refuge for concentration is poetry of the built is the opposite of the Starmuseum is transparency of power is a homage to the 'Sisters in the Sky' is suspending and inverting is bridging from child to man is doubling of nomad poetry is cyborg is global arrogance and national revival is sublimation of punishment is baby talc is profusion of time is the hybris of multinationals is a glass concert is O solare mio is rivalry between tradition and freedom is a wig necessary for living is rich ornament is worth imitating is the genesis of mountains from garbage is the flying-carpet floating is fluctuating and bursting is hardship and deliverance of peasant of clay areas is Majestic Splendor is inside and outside is the gateway to the Orient is raising the question of national pavilions is wishful thinking now is a gigantic narration is love for spaces is other breath is freedom from the obligation of prefacing is welcome to countries with or without a pavilion is welcome to the A Latere shows and wishes everybody a marvelous passeggiata through its Self.
 Max Neuhaus
Intersection I / Intersezione I, 1999 Sound Installation / Installazione sonora
Wolfgang Winter e Berthold Hörbelt
Kastenhaus 1666.14, 1999 
Michel Majerus
Complexity / Inhale Exhale, 1999
Ora Locale
  Mononomie, 1999
James Lee Byars
The Spinning Oracle of Delfi?? L’oracolo di Delfi girevole??, 1986
Katharina Fritsch
Rat King / Re dei ratti, 1992-93
Ann-Sofi Sidén
Who Told the Chambermaid? / Chi lo ha detto alla cameriera?,1998
Perino & Vele
Pelle d'elefante, 1998 
Teresa Hubbard e Alexander Birchler
Gregor’s Room I / La stanza di Gregor I, 1999
Teresa Hubbard e Alexander Birchler 
Holes / Buchi, 1997
Franz Gertsch
Silvia, 1998 
Franz Gertsch
TryptychonSchwarzwasser I, 1991-93
Fang Lijun
No. 1998/11/15, 1998
Sigmar Polke
Marienerscheinung / Apparizione di Maria, 1994
Yang Shaobin
Untitled  / Senza titolo, 1998
Wang Du
Marché aux puces - Mise en vente d'informations d'occasion / Mercato delle pulci - messa in vendita di informazioni d'occasione, 1999
Wang Du e Zhou Tie Hai
Wang Du, Marché aux puces - Mise en vente d'informations d'occasion / Mercato delle pulci - messa in vendita di informazioni d'occasione; Zhou Tie Hai, We Went to Look for Love / Siamo andati in cerca di amore, 1996
Wang Xingwei
History of Revolution / Storia della rivoluzione, 1997; Poor Old Hamilton / Povero vecchio Hamilton, 1996
Sarah Sze
Nanostalgia, 1999
Oreste
Oreste alla Biennale, 1999
Pia Fries
Gurnigel, 1998-99
Ai Weiwei
The cross table / Il tavolo a croce, 1996; 72 Standard, 1997
Ying Bo
Fei-Ya! Fei-Yal / Fly Fly (Our Chinese Friends) / Vola vola (i nostri amici cinesi), 1998-99
William Kentridge
Stereoscope, 1999
Zhou Tie Hai
Press Conference III / Conferenza stampa III, 1998 
Douglas Gordon
Through a looking glass /   Attraverso uno specchio, 1999
Louise Bourgeois
Three horizontals / Tre orizzontali, 1998 
Louise Bourgeois
Quilting / Trapunta, 1999
Zhang Peili
Just for you / Solo per te, 1999
Zhang Peili
Uncertain Pleasure / Piacere incerto, 1996
Mario Schifano
Paesaggio anemico, 1965; Il parto numeroso della moglie del collezionista, 1985; Aut Aut, 1960
Mario Schifano
Sorrisi scomparsi, 1991; Buio + inquinato, 1995
Martin Kippenberger
Ohne Titel (Periskope) / Senza titolo (periscopio), 1989; Ohne Titel (Geknickte Version) / Senza titolo (versione piegata), 1989; Kippenblinky, 1991; Sozialkistentransporter, 1989; Martin, ab in die Ecke und schäm dich / Martin, vai nell’angolo e vergognati, 1989; Mirror for Hangover Bud, 1990
Martin Kippenberger
Ohne Titel (Wandmodell) / Senza titolo (modello da parete), 1989; Ohne Titel (Funfarmiger Leuchter) / Senza titolo (candeliere a cinque bracci), 1990; Biennale di Venezia, 1996
Gino De Dominicis
Wolfgang Laib
Pollen from Dandelion/ Polline di tarassaco, 1999
Dieter Roth
Solo Scenes, 1997-98
Dieter Roth
Schimmelbild / Quadro con muffa, 1969
Qiu Shihua
Untitled (Landscape) / Senza titolo (Paesaggio), 1998
Dominique Gonzalez-Foerster, Pierre Huyghe e Philippe Parreno
Grazia Toderi
Decollo, 1998
Grazia Toderi
II fiore delle 1001 notte, 1998
Otto Zitko
Opera in situ, 1999
Xie Nanxing
Untitled / Senza titolo, 1998
John Bock,   Ann Sofi Sidén
John Bock, ApproximationRezipienteberdürfniscoma UrUltraUseMaterialMiniMaxi, 1999; Ann-Sofi Sidén, Who Told the Chambermaid? Chi lo ha detto alla cameriera?,1998
John Bock 
ApproximationRezipienteberdürfnis comaUrUltraUseMaterialMiniMaxi, 1999
Pipilotti Rist
Nothing / Niente, 1999
Katharina Sieverding
The Great White Way Goes Black XI / La grande strada bianca diventa nera XI, 1977
Katharina Sieverding
We have Friends All Over the World XIII / Abbiamo amici in tutto il mondo XIII, 1979
Zhuang Hui
Liisa Roberts
To derive an Approach... / Per avere un approccio, 1998-99
Rirkrit Tiravanija
The First Thai Pavilion in Venice/ Il primo padiglione Thai a Venezia, 1999
Credits: All media
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