Street Art District

Outdoor Project

Urban Art festival

2010
TESTO CRITICO DI CHRISTIN OMODEO. « La moda di decorare tra la fine del Quattro e il principio del Cinquecento i prospetti dei palazzi, delle case, degli edifici in genere, con “graffiti” ed affreschi raffiguranti motivi geometrici e architettonici, scene mitologiche, episodi del vecchio Testamento, parte da Venezia, si afferma a Firenze, trionfa a Roma »Urbano Barberini, 1960. Di street art si parla a dismisura. Ne parlano gli stessi street artists, i critici, i galleristi che la promuovono, i direttori di musei che gli dedicano delle mostre. Ne parlano infine i politici chiamati a definire normative per inquadrare un fenomeno del quale non è sempre facile percepire il senso ed il valore. Ma nonostante tutto questo vociferare, in pochi sanno se oggi si debbano o meno incoraggiare interventi di street art volti a ricoprire delle facciate intere di palazzi in quartieri come Garbatella. Ad eccezione degli “addetti ai lavori”, l’abisso che separa la street art dal semplice atto vandalico non è ancora percepito in modo chiaro. Il processo attualmente in corso a Milano per imporre al writer Bros il rimborso delle spese sostenute dal Comune per ripulire i muri dalle sue opere dimostra quanto le posizioni delle due parti - street artists da una parte e stato, inteso come collettività, dall’altra possano ancora divergere. Per questo, non credo di esagerare se affermo che esisteranno almeno a Roma una fase pre ed una fase post Outdoor.Outdoor è infatti il primo intervento di street art su edilizia abitativa in Italia effettuato in collaborazione e con il contributo finanziario delle istituzioni pubbliche. Certo, iniziative simili sono già state finanziate da enti statali negli ultimi anni, ma mai il rapporto tra la street art ed il tessuto urbano è stato impostato negli stessi termini di Outdoor. Mai, in fin dei conti, il problema “visivo” della presenza della street art nei centri delle nostre città è stato così centrale come lo è in Outdoor e mai, soprattutto, gli si sono date le forme monumentali dei poster di Sten & Lex, JB Rock, L’Atlas e C215. È difficile prevedere se questa mostra permetterà alla street art di fare breccia nell’immaginario collettivo cittadino, ma di certo contribuisce in maniera importante al dibattito politico, amministrativo e legislativo in corso da anni sulla sua presenza nel nostro panorama urbano.A ben vedere, tra l’altro, si accusa soprattutto la street art di occupare abusivamente i muri delle nostre città, senza rendersi finalmente conto che questa occupazione del panorama urbano è anche una denuncia dell’inquinamente visivo “autorizzato” delle nostre città, sempre più invase da manifesti pubblicitari. In questo Roma è un caso esemplare per l’assedio costante al quale sono sottoposte le sue vie ed i suoi palazzi. Anche senza considerare i cartelloni 6 x 3 che sembrano sorgereogni notte dal nulla, non esiste piazza che non sia stata a lungo invasa da impalcature ricoperte da giganteschi manifesti pubblicitari. Gli obelischi sono da anni oggetto di una campagna che sembra mirata alla loro definitiva scomparsa dal panorama urbano. Gli autobus, i tram, adesso pure le Smart: sembra che a Roma non esista superficie indenne da questa avanzata. Ecco perché un intervento come Outdoor trova un valore aggiunto nella sua organizzazione in un territorio come quello capitolino. La scelta di un supporto come il poster, le dimensioni volutamente monumentali, il posizionamento sulle facciate di palazzi qualunque non è casuale ma richiama il carattere effimero delle installazioni pubblicitarie. Ogni singolo dettaglio invita a riflettere sui parametri per cui nella nostra società l’immagine di una casalinga con in mano una confezione di pasta o quella di una modella sdraiata sul cofano di una macchina facciano meno discutere dell’intervento artistico di uno street artist.Outdoor dimostra che possono esistere altre forme di convivenza tra interessi privati ed interessi collettivi nello scenario visivo urbano e testimonia soprattutto che questi ultimi non devono per forza passare in secondo piano rispetto ai primi. Attenzione, perché è proprio in questo che Outdoor si differenzia da iniziative come il recente Absolut Wallpaper di Ozmo all’Ex-Mattatoio. Senza nulla togliere alla qualità dell’intervento artistico del writer milanese e pur apprezzando questo genere di eventi, Outdoor si diversifica per il modo con il quale coniuga l’interesse pubblico al finanziamento privato. “No logo” verrebbe da dire parafrasando il famoso libro scritto da Naomi Klein (2000), perché gli stessi interventi del 15 giugno in via dei Magazzini Generali rimangono assolutamente logo-free, nonostante siano interamente sovvenzionati con finanziamenti privati. Abbellire senza brandizzare si può ed anche per questo Outdoor diventa un banco di prova per la stessa street art.Il successo internazionale di personalità come Bansky, o come l’italiano Blu, corrisponde infatti ad una tendenza sempre più pronunciata che integra la street art nel sistema dell’arte contemporanea. Quest’evoluzione è senz’altro benefica, oltre ad essere un’ulteriore conferma della qualità delle opere degli street artists contemporanei. Nei fatti, però, questo passaggio sconvolge non poco gli equilibri etici di una comunità come quella degli street artists che per decenni si è mossa liberamente e senza interessi economici e che anzi vedeva proprio in questa posizione subalterna la garanzia di un diritto di critica nei confronti della società contemporanea. Parliamoci chiaro: non è scritto da nessuna parte che gli street artists siano condannati vita natural durante al ruolo di censori delle nostre società.Quel che però è lecito chiedersi è se e come questo sostanziale cambiamento andrà ad intaccare la spinta etica che ha sostenuto la street art fin dai suoi inizi.“Times are changing” ed i primi effetti sono già sotto gli occhi di tutti. Il sistema dell’arte contemporanea ruota fondamentalmente attorno a due luoghi principali : la galleria d’arte ed il museo. Entrambi minano alla radice il valore comunicativo della street art, perché selezionano anche senza volerlo il proprio pubblico in maniera automatica (un pubblico che tra l’altro è spesso pagante). Spinti dalla necessità di fare cassa, da una voglia lecita di fama o da una sana curiosità, gli street artists intercalano sempre più spesso interventi al chiuso a quelli instrada, pur essendo coscienti del fatto che il valore comunicativo della street art può facilmente svanire in questo delicato gioco di equilibri. Se a questa situazione già di per sé limitante, si aggiungono poi collaborazioni poco chiare con sponsor privati, non c’è quindi da stupirsi se le scelte di alcuni street artists iniziano ad essere contestate. Tra i tanti, cito quello più “italico” del canadese Fauxreel che nel 2008 è stato aspramente criticato per i suoi interventi nel centro di Toronto per pubblicizzare la nuova Vespa Piaggio. Al di fuori del valore del singolo caso, questa reazione da parte della comunità internazionale degli street artists tradisce la volontà di trasmettere une precisa immagine di sé. Non è qui il caso di definire il senso che la parola “comunità” ricopre per gli street artists, ma questo esempio mi sembra se non altro chiarire la situazione che la street art attraversa in questi ultimi anni.Se sempre più galleristi e curatori inseguono la street art non è però solo questione di moda. Tutto parte in primis da loro, dagli street artists, e dalla qualità delle loro opere. Anche in questo Outdoor spera di soddisfare il proprio pubblico. Le ragioni che ci hanno portato a scegliere il poster e le dimensioni monumentali sono già state spiegate, ma altri parametri hanno avuto un peso importante nelle selezione degli street artists da coinvolgere. Volevamo qualità e stili diversi e pensiamo che Sten & Lex, JB Rock, L’Atlas e C215 possano garantirci un risultato all’altezza delle nostre aspettative. Gli abbiamo chiesto di lavorare in bianco e nero per ottenere, almeno cromaticamente, quell’unità stilistica che probabilmente mancherà, ma che testimonierà proprio quella ricchezza e quel potenziale artistico della street art contemporanea che volevamo fosse chiaro a tutti.La volontà infine di avere due muri “romani” affianco a due muri “francesi” non nasce solo dall’entusiasmo con cui il Centre Saint Louis de France si è associato al progetto, ma corrisponde alla linea che NUfactory segue da tempo. “Roma è un cimitero che scoppia di salute” ed allora varrà pure la pena provare a fermare quest’emoraggia creativa che da anni porta molti giovani artisti romani a partire all’estero. Offrire costantemente, durante tutto l’anno, occasioni per lavorare sul territorio e confrontarsi con bei nomi del giovane panorama artistico internazionale Ci è sembrato da sempre il modo migliore di contrastare questo fenomeno. Aprono i MAXXI, aprono i MACRO, aprono gallerie da fantascienza, ma a NUfactory sono sempre piaciuti e continueranno sempre a piacere di più quei fermenti che vengono dal basso: stay tuned...Christian

::: Sten & Lex, biografia :::
Sten e Lex sono i pionieri dello “stencil graffiti” in Italia. Iniziano la loro attività a Roma nel 2001, dove riprendono dettagli di francobolli, banconote ed illustrazioni del passato e le rendono monumentali, dipingendo su poster di grande formato alti circa quattro metri. La tecnica dello stencil appartiene alla famiglia delle tecniche incisorie e per questo motivo lo studio delle arti di stampa del passato è stato ed è ancora molto importante nel loro lavoro. Il tono dei loro lavori non è irriverente, ma fa sempre parte di un recupero dell’arte classica che viene riproposta in chiave moderna. Il loro merito riguardo la tecnica dello stencil è stato riconosciuto da street artist del calibro di Banksy, che li ha invitati in occasione del Can’s Festival di Londra. I loro stencil poster e dipinti murali sono presenti nelle principali città europee. Nel 2010, Libri Drago gli ha dedicato un volume monografico, in occasione di una loro mostra personale a Roma.

::: JB rock, biografia :::
JB Rock nasce nel 1979 a Roma, dove muove i primi passi sulla scena del writing nei primi anni ‘90. In parallelo con gli studi artistici, l'attività graffitista lo forma e ne caratterizza la produzione, che si articola tra figurativo e post-pop, con alcuni rimandi colti alla tradizione grafica e pittorica europea di tutto il ‘900. JB Rock espone dal 2003 e le sue opere sono pubblicate in più cataloghi (Propaganda, 2003; Carnet de rue di J R, 2005; Scala Mercalli, 2008). Nei suoi ultimi lavori la sua ricerca sulla rappresentazione della figura umana evolve in maniera ambivalente, muovendosi tra la riconoscibilità del soggetto e la sua completa disintegrazione. Per NUfactory JB rock ha partecipato nel 2009 a RAM_09 seguendo insieme a Diamond il progetto sull’Hip-Hop e a Dal Basso: una collettiva di artisti che comunicano attraverso diversi linguaggi espressivi. Fotografia, musica e video hanno dialogato con un’azione di poster art da lui realizzata avvenuta in strada e con una installazione all’interno degli spazi del Brancaleone a Roma.

::: C 215, Biografia :::
C215 è un artista di stencil e graffiti che vive e lavora a Parigi. E’ lo stile grafico estremamente intricato e distintivo dei suoi ritratti a renderlo noto nell’ambiente della street art. Ha iniziato a dipingere con le bombolette nel 2005 e da allora ha lavorato sui muri di tutto il mondo. La sua ammirazione per la ritrattistica classica lo porta a creare ritratti delle persone che incontra e che stimolano la sua creatività, che porta in strada attraverso i suoi stencil. Il suo interesse sul ritratto di bambini nasce dai molteplici ritratti che altri artisti hanno fatto a sua figlia. Da qualche anno, C215 ha iniziato a scrivere poesie ed a lavorare ad eventi d'arte collaborativa. Ha pubblicato libri di poesia illustrati e organizzato mostre collettive di arte di strada, come il progetto Giardino Segreto Giapponese a Parigi.

::: L'Atlas, biografia :::
L'Atlas nasce in Francia nel 1978. Comincia la sua attività con i graffiti durante gli anni novanta. Affascinato dal concetto di tratto e scrittura parte in Marocco, Egitto e Siria per studiare la calligrafia araba tradizionale. Si interessa in particolare al Koufi: scrittura geometrica di cui traspone i codici nell’alfabeto latino creando così un suo proprio carattere tipografico. Lavora per un breve periodo di tempo nel cinema ed impara le tecniche tradizionali del montaggio durante la preparazione di alcuni documentari. Forte di queste diverse esperienze, ma senza mai interrompere la sua attività in strada, sviluppa un universo pittorico in cui ogni lettera è considerata come una forma e tutte le forme come lettere. Poco a poco la città stessa gli appare carica di segni di cui raccoglie la traccia quasi astratta con un sistema di stampa. Vive e lavora nel quartiere di Belleville a Parigi.

2011
Nel 2011 OUTDOOR, Festival Internazionale di Urban Art, giunto alla sua seconda edizione, ha come intento principale quello di lasciare una traccia del nostro presente alle future generazioni, un messaggio permanente in un quartiere di Roma in continua evoluzione sin dal suo nascere.Scenario della manifestazione sarà la zona Ostiense – Marconi. Ex Area Industriale di Roma, il quartiere venne creato a partire dal 1870 e per quasi un secolo il suo sviluppo fu legato all’industria e all’industrializzazione della città. A partire dagli anni ’60, a seguito della crescente urbanizzazione dell’area, con i quartieri EUR e Marconi, il distretto industriale ha lasciato il passo ad una nuova dimensione. Oggi attraverso attività di Archeologia Industriale Ostiense e Marconi stanno vivendo una nuova vita segnata però da una forte presenza del passato. L’anima industriale dell’area vive nei suoi edifici, che oggi ospitano il fulcro della scena creativa e culturale della città. Un passato inalienabile, atmosfere inconfondibili che ci mettono in contatto diretto con quell’era dell’industrializzazione. Un messaggio involontario che vede protagonisti i padri dei nostri nonni.Attraverso interventi di Urban Art, la seconda edizione di OUTDOOR si pone l’obiettivo di comunicare la contemporanea fase di cambiamento sociale ed urbanistica alle generazioni future, un processo consapevole, volutamente inserito in un area che storicamente si contraddistingue per la sua capacità di dialogo culturale trans generazionale.Tutti sono invitati a intraprendere il percorso che da via Ostiense, angolo via del porto fluviale terminerà al Teatro India. Un percorso nel quale ogni artista chiamato a partecipare ha lasciato il suo particolare segno.A questa seconda edizione del Festival parteciperanno artisti dalle caratteristiche e dai linguaggi differenti, espressione dell’ampio universo della Urban Art, corrente legata ad un’esigenza comunicativa di una generazione internazionale.OUTDOOR è knitting, installazioni materiche, visual graffiti, writing, un mix fatto di artisti internazionali ed italiani, affermati ed emergenti, accumunati dalla voglia di comunicare senza barriere, che non vogliono confinare il loro messaggio in contenitori esclusivi per iniziati.  Per una cultura consumata. Per un’arte libera di esprimere il massimo del suo valore.

:::: Agostino Iacurci, biografia ::::
Nato a Foggia nel 1986, attualmente vive e lavora a Roma dove ha frequentato il corso di illustrazione e animazione presso Officina b5, e l’ Accademia di Illustrazione e disegno artistico presso l’Accademia di belle arti di Roma.
Il suo lavoro è vario, spazia dall’illustrazione al murales, dal disegno artistico alla scenografia. Come illustratore ha collaborato con importati pubblicazioni locali e internazionali, agenzie pubblicitarie, riviste specializzate e studi di animazione.
Dal 2008, ha dipinto importati murales in spazi pubblici, per esempio presso l’università di Roma 3, l’ospedale Prenestina a Roma. Ha dipinto uno spazio di oltre 300 metri per Saba School in Algeria e due vasti muri nella zona di massima sicurezza del carcere di Rebibbia.
Dal 2010 è professore associato presso lo IED, Istituto Europeo di Design e collabora ad alcune conferenze dedicate all’illustrazione presso Officine B5. Sempre nel 2010 è stato selezionato per partecipare alla mostra Children's Book Fair di Bologna. Il suo lavoro è stato presentato presso diverse esibizioni e festival in Italia, Giappone, Corea, Taiwan e Stati Uniti.

:::: Zedz, biografia :::
Tra architettura, scultura e scrittura, le opere di Zedz prendono forma e sembrano emergere dal terreno.
Nato a Leiden (Paesi Bassi) nel 1971, si avvicina al mondo dei graffiti all’età di 14 anni.Nel 1992 si trasferisce ad Amsterdam per studiare presso l’accademia Gerrit Rietveld Art. Dopo la laurea nel 1998 ha iniziato a lavorare come artista visivo e graphic designer freelance.

::: Kid Acne, biografia :::
Il frenetico lavoro di Kid Acne spazia dai graffiti all’illustrazione fino ad arrivare alla musica hip hop.Ha iniziato a dipingere graffiti all’età di dodici anni a Lutterworth, nella contea inglese di Leicestershire, attualmente vive e lavora a Sheffield.A partire dal 1995 con il fratello e un gruppo di amici da vita al collettivo Invisible Spies.La loro principale attività ruotava intorno alla rivista DIY, alla realizzazione di film in super 8 e sporadici concerti nei pub locali. Le parole, dipinte sui muri e cantate nel microfono, sono il segno principale della sua arte che appare sui muri di numerose città anche sotto forma di sigarette che sorridono ai passanti e donne armate di spade e pugnali, moderne amazzoni delle volte ferite.Con il suo inconfondibile stile ha personalizzato skateboard, interni di locali e abbigliamento femminile, firmando anche una collezione di T-shirt per Prada.Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo sia dentro che fuori le gallerie.

::: Maria Carmela Milano, biografia :::
Parte da sud, nella provincia Potenza, approda a Roma dove comincia la sua ricerca creativa. E’ prima all’accademia di belle Arti. Da sempre affascinata dal lavoro sul proprio corpo e sulle infinite possibilità di interazione attraverso esso, canalizza la sua ricerca attraverso differenti modalità espressive. Nel 2001, fonda insieme ad altri artisti il collettivo Santasangre, compagnia di teatro sperimentale di fama internazionale. Dal 2008 comincia un percorso, dove si esprime attraverso la knitting art e la crochet art, creando opere di stoffa tra scultura e istallazione. Ora Parte da Roma, questo è sicuro, ma dopo tutto questo, la domanda è fin dove ha intenzione di arrivare.
::: Federica Terracina, biografia :::
L’ha formata l’Accademia di Belle Arti di Roma. L’ha ammaliata il teatro, per cui disegna costumi. L’ha affascinata la decorazione, in cui si cimenta da subito. L’ha chiamata a se l’impegno sociale, portandola a esordire nel 2011, alla galleria 291 est, Roma, con la sua prima personale “still waters”, una collezione di abiti riciclati in location testimoni del disagio urbano napoletano. Ma è nel 2010 che la sua strada incontra quella di Maria Carmela Milano, con cui inizia una collaborazione legata alla Knitting Art, partendo dal progetto “In tessere”, a Bari.

::: Chiara Fazi, biografia :::
Romana, classe 1984, nel 2008 si laurea in pittura e incisione all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nei due anni successivi vince il premio Mario Moderni nella sezione pittura e pochi mesi dopo la biennale di grafica Pietro Parigi. Nel frattempo le sue opere sono state esposte in diversi luoghi a Roma come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, il Museo Andersen e la galleria La Pigna. A Genova ha esposto all’Ars Habitat e a Catania per il Premio Nazionale delle Arti 2007 alle Ex Ciminiere. Nel 2008 lavora come assistente nel laboratorio di incisione dell’Accademia di Belle Arti di Roma per la quale crea inoltre una tiratura di calcografie per l’Accademia della Repubblica Popolare Cinese e le scenografie per lo spettacolo La Tosca. Per l’agenzia romana NUfactory partecipa a RAM 09 seguendo il progetto sulla musica medievale e l’anno seguente il Teatro Palladium ospita la sua prima personale Pelle di talpa. Nell’estate 2010 viene scelta da Eni per la rivisitazione del Cane a Sei Zampe e partecipa come illustratrice alla campagna promozionale per il RomaEuropa Festival 2010. Nel 2011 è segnalata al concorso internazionale di acquerello Sinaide Ghi e idealizza la mostra anamorfica Trompe l’oeil per l’inaugurazione del nuovo Institut Français di Roma insieme a Marcello Crescenzi. Viene poi chiamata a partecipare al festival di arte urbana Out-Door 2011 per interpretare lo slogan della campagna pubblicitaria di NastroAzzurro Say Yes. Negli ultimi due anni è stata Cultore della materia alla cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone e recentemente è stata chiamata a disegnare il live report per il Mi Ami Festival 2012. Attualmente sta lavorando a dei disegni per Rai Storia, e prosegue le sue commissioni come illustratrice nel suo studio alla Garbatella a Roma.

::: Herbert Baglione, biografia :::
Le sottili linee e curve dipinte in bianco e nero ci introducono nel mondo di Herbert Baglione.
Originario di San Paolo, la sua arte riscuote enorme successo in tutto il Sud e il Nord America. I suoi personaggi solitari hanno invaso i muri di numerose città, immagini estreme, spesso circondate da vortici grafici che tanto ricordano l’Art Noveau.
La sua attività si divide tra i graffiti e illustrazione, numerose sono le collaborazioni: a partire dalla rivista Juxtapoz per la realizzazione di diverse copertine e nel 2008 con con Adidas e Upper Playground.
Baglione, nel corso della sua carriera è stato chiamato a partecipare a numerose manifestazioni artistiche e mostre personali: dalla Biennale di San Paolo al Festival Internazionale di Graffiti in Cile, dalla New Image art gallery di San Francisco a Iguana Pop Gallery di Barcellona.

2012
TESTO CRITICO DI SIMONE PALLOTTA “Street art oggi”In un momento storico in cui la forza culturale di una metropoli non può essere valutata unicamente in base alla qualità e alla quantità della sua offerta artistica, ci si trova di fronte alla necessità di intrecciare l'arte con la vita di chi abita le città, diffondendo così “il vizio della bellezza”.La street art è senza dubbio uno dei migliori argomenti a proposito.Ricucire e reinventare il connubio arte/vita nello spazio urbano contemporaneo è una necessità insopprimibile per chi lotta per migliorare la città. Un impegno, tuttavia, che sembra essere diventato appannaggio più dei comitati cittadini che dell’arte contemporanea. Produrre arte per la città è come lottare contro i dissesti delle strade, l'inadeguatezza e l'insufficienza dei mezzi pubblici o lo stato d'abbandono in cui versano le testimonianze archeologiche del nostro passato che spesso vengono considerate semplici ostacoli al progresso urbanistico e metropolitano.Tale visione che nasce e cresce dall’osservare una città problematica come Roma, ma che coinvolge ad ampio spettro gran parte delle metropoli mondiali, matura, nell'animo di chi aspira ad un rinnovamento artistico e culturale, una necessità e una volontà di vivo cambiamento.Da queste riflessioni nasce una nuova generazione di operatori culturali che sente il desiderio di avvicinare l’arte alle persone, facendo appello ad artisti in grado di produrre opere sovradimensionate, capaci di rivoluzionare lo spazio che le circonda e le ospita. Dall’unione di queste professionalità nascono processi culturali che permettono al cittadino di percepire la presenza costante della creatività, ricordandogli l’esistenza del bello e della fantasia.L’arte che recupera spazi dalla città per la città, trasformandosi di fatto in un’arte pubblica e contemporanea, risulta oggi la più interessante alternativa all’acromia delle architetture moderne: un modello di azione culturale che rappresenta una medicina esotica (per l’Italia) che cura il male in profondità, proponendo un’alternativa emozionale alla quotidianità. Per l’arte e i musei è giunto il momento di confrontarsi con l’arte pubblica contemporanea; è compito degli attori che la promuovono e delle istituzioni che la sostengono ripristinare il corretto rapporto dell’uomo moderno con l’arte.Da tutto ciò emerge la volontà di lavorare e di interrogarsi sulla possibilità e sulla necessità di un cambiamento estetico diffuso, di una trasformazione della città, delle modalità e delle abitudini visive di chi la vive.Il consolidamento e la diffusione del Writing, dei Graffiti, della Street Art, dell'Urban e della Public Art rappresentano, oggi, una risposta a queste esigenze estetiche e culturali, approcci multiformi all’arte e alla creatività esportata nelle strade.Tuttavia questi nuovi processi di produzione artistica devono essere analizzati con un metodo critico basato su parametri realmente attuali e sullo studio comparato tra questi e l’arte tradizionale. E’ necessario mettere in luce le novità di segno e di significato dell’arte prodotta nella città attraverso un processo storico-artistico rigoroso che tenga anche conto delle radici illegali alla base di questa nuova proposta artistica senza però viziarne la lettura critica.Da questi presupposti nasce la linea curatoriale del festival OUTDOOR. Cos’è il festivalOutdoor giunge quest’anno alla sua terza edizione. Ideato e prodotto da NUfactory, il festival si disloca nella zona di Ostiense, appena a sud del centro di Roma, e continua a depositare, in questo territorio, opere di street art selezionando edifici di grande visibilità. L’utilizzo dell’arte urbana come proposta artistica innovativa e riqualificante per una zona che rappresenta una linea di confine tra il centro e la periferia si innesta nel profondo mutamento di quella che è stata l’unica vera area industriale della città. Interessata oggi da profondi mutamenti architettonici, Ostiense punta a diventare in futuro un centro culturale di rilievo nel panorama romano. Gli interventi di arte urbana prodotti dal festival stanno creando un tessuto visivo di assoluta novità per la città di Roma, collocando di fatto OUTDOOR tra le operazioni di arte pubblica più rilevanti in ambito nazionale.Con 16 artisti in tre anni, il festival ha dimostrato che intervenire in maniera ragionata e decisa sullo spazio urbano è un’operazione possibile e sensata; ancora più logica se realizzata in una città dove la storia e la cultura dell’antico, giustamente tenuti in forte considerazione, hanno però prodotto un indebolimento delle naturali spinte culturali legate alla contemporaneità. OUTDOOR è quindi uno degli elementi dell’auspicabile rinnovamento della città, un processo culturale che intende ravvivare l’eredità artistica di

::: Momo, biografia :::
Momo nasce a San Francisco. Dopo aver passato 6 anni della sua vita a New York si unisce ad una crew di graffiti in Spagna dove inizia a sperimentare un personale uso del colore. In un continuo percorso di crescita e di arricchimento, approfondisce la sua ricerca grazie ad esperienze personali significative e singolari, sviluppando una viscerale passione per l’outside art: vive un anno in una grotta, un altro su un camion ed un anno intero in una tenda.
E’ attualmente considerato uno degli artisti di calibro internazionale tra i più importanti del movimento dell’urban e street art .
Oltre ad aver realizzato molteplici pubblicazioni, ha partecipato a festival d’arte ed esposizioni in tutto il mondo da Philadelphia a San Paolo passando per il Belgio ed il Portogallo.
Definisce la sua arte come appartenente al panorama del “post-graffitismo”, una definizione che vuole affrancarsi dal significato svuotato di “graffiti” (intesi ormai come semplici tag, firme, ripetute) per comprendere un universo di forme espressive. Momo infatti spazia da sempre dal writing alla poster art, dalle sculture alla mural-art passando per la digital art, le stampe e i video. Una costante nei suoi lavori è uno studio attento della superficie e della sua interazione con il disegno: le sue opere diventano così un unicum dove I singoli elementi si fondono assieme, combinazione armonica tra segno grafico, colore e superficie.

::: Sam3, biografia :::
Sam 3 nasce ad Elche, in Spagna, ma vive e lavora a Madrid.Il suo esordio artistico è da ritrovare negli inizi dagli anni '90 quando compaiono le prime firme sui muri della città o su cartelloni pubblicitari abbandonati.Partendo da lavori in strada e prediligendo grandi superfici spesso di edifici, Sam3 sviluppa un discorso artistico legato principalmente alla figura umana. Le sue grandi silhouette nere, senza volto e senza identità, appaiono nel tessuto urbano delle maggiori città europee e americane.Orientato verso un costante monocromatismo, l'artista crea giochi di inversioni e alternanza di vuoti e pieni coinvolgendo la superfice nel tessuto pittorico dell'opera stessa.Nel corso degli anni, Sam3 ha deciso di confrontarsi con diverse tecniche artistiche: dalla mural art alla scultura fino a realizzare numerosi video con la tecnica dello stop motion e dell'animazione. Uno dei meriti dell'artista spagnolo è sicuramente la capacità di interfacciarsi non solo con tecniche diverse ma anche con suggestioni e sentimenti differenti, bilanciando ed alternando, nelle sue opere, una dolce poeticità con una coinvolgente ironia. È del 2011 “Classic Dance”, uno degli ultimi esperimenti artistici di Sam 3 realizzato con la tecnica dello stop motion: statue classiche cantano e ballano al ritmo di musica dance.Credendo fermamente nell'arte come strumento di svelamento delle realtà nascoste della vita di oggi, Sam3, attraverso una ricerca di simboli e immagini sintetiche, vuole svelare significati alternativi e profondi dietro l'apparente semplicità della suo opera, pur mantenendo un linguaggio di facile accesso e fruizione.LARGHEZZA DEL RIQUADROvideo+–::: Borondo, biografia :::Borondo nasce a Valladolid, in Spagna, nel 1989.Trasferitosi nel 2011 a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti si è da subito imposto sulla scena della street art Capitolina. Padrone di molte tecniche artistiche, Borondo lavora prevalentemente nello spazio urbano, interagendo con strutture architettoniche e superfici di ogni sorta. Il suo stile, già fortemente riconoscibile, si basa su un uso misurato del colore con una evidente preferenza per il nero.La sua poetica, legata prevalentemente alla figura antropomorfa, si situa in un filone introspettivo dove l'essere umano ha un ruolo da protagonista con tutto il suo carico emotivo. I suoi lavori, venati da una malinconia sorprendente per un artista di soli 22 anni, si stagliano nella città come apparizioni evanescenti, presenze incorporee che si affacciano nella nostra vita quotidiana.LARGHEZZA DEL RIQUADRO+–video::: Brus, biografia :::Brus nasce a Roma nel 1980. Inizia il suo percorso nel mondo dei graffiti nel 2001. Le radici del suo lavoro affondano nel writing puro e una delle sue caratteristiche si connota sulla ricerca calligrafica, spazianado dai tratti gotici alla più moderna ricerca tipografica, lavorando sia su micro che su macro formati. Nell’arco di 12 anni ha viaggiato attraverso le capitali europee (Berlino, Copenaghen, Barcellona, Parigi, Londra) spingendosi oltreoceano dipingendo sui muri di New York, creando ampi consensi a livello internazionale.LARGHEZZA DEL RIQUADRO::: Rafael Marchetti e Rachael Rosalen :::Partendo entrambi dal mondo del video e la sua declinazione più sperimentale che racchiude al suo interno tecnologia e architettura, Rafael Marchetti e Rachael Rosalen iniziano la loro collaborazione nel 2007. Combinando lavori di disegno di spazi (Rosalen) e di creazione di ambienti cibernetici (Marchetti), i due artisti creano insieme istallazioni interattive e spazi ibridi. Modificare lo spazio circostante attraverso soluzioni tecnologiche che portano lo spettatore in uno spazio altro, installazioni immersive che modificano la consueta percezione. Nel 2008, hanno ottenuto una residenza artistica presso il Warteck Werkraum a Basilea per il progetto About Love and Other Politics. Tra i diversi progetti che hanno sviluppato insieme, Territórios Complexos è stato presentato anche alla Kunstraum Walcheturm e al DIY (Zurigo), al Plugin (Basilea), al Bains:Connective (Bruxelles) e al Subte (Montevideo).LARGHEZZA DEL RIQUADRO2013LARGHEZZA DEL RIQUADRO+–LARGHEZZA DEL RIQUADRO>>> TESTO CRITICO DI ANTONELLA DI LULLO <<<what a wonderful cityil vero poeta moderno dovrebbe scrivere sui muri, per le vie, le proprie sensazioni e impressioni, fra l’indifferenza o l’attenzione dei passanti. aldo palazzeschi, spazzatura, 1915 guarda in alto, il claim della precedente edizione, è stato un invito ad ampliare le direzioni del proprio sguardo, coinvolgendo tutti i punti cardinali per una nuova visione della città e del suo spazio urbano. la città, tessuto formato da diversi elementi non solo sociali ma anche storici e culturali, raccoglie nella sua essenza diverse voci, eterogenei linguaggi che si mescolano tra di loro in modo variabile. un vocabolario pubblico multiforme, costantemente aggiornato, data la velocità dei cambiamenti che questa sostiene, pronto per essere letto e vissuto nel proprio particolare quotidiano.l’arte urbana è una voce di questo vocabolario, in tutte le sue declinazioni parla allo spettatore / cittadino, modifica lo spazio lascia una traccia estetica, compone un racconto. e’ proprio nel quotidiano e nella consuetudine urbana, che queste opere di arte si inseriscono: come un corpo estraneo queste creano un’interferenza, un disturbo visivo, colmato solo nel momento in cui manipolano il tessuto urbano diventando tracce estetiche, in un futuro sedimentate.fondendosi con il territorio lo modifica, per attivare una riflessione, essere momento di coinvolgimento e di contatto con quel dato il luogo. l’arte è diventata spazio e viene inglobata nel territorio. un museo obbligatorio in superficie, per citare achille bonito oliva nella sua riflessione e nel suo progetto sulla riqualificazione artistica della metropolitana di napoli (2002), che quotidianamente si attraversa.intesa come segno estetico, traccia, l’arte urbana ha la capacità di fermare e rallentare la vita metropolitana, il nostro quotidiano, restituire valore e funzione al tempo e alla contemplazione.un nuovo campo d’azione dove anche il cittadino ha modificato la sua funzione, smettendo di essere normali abitanti, questi si trasformano in elementi indispensabili alla nuova definizione dello spazio e di conseguenza del tempo.rallentare l’andatura accorgendosi, con più o meno stupore, di un cambiamento. legare i propri ricordi ad un muro dipinto come ad un’istallazione, vuol dire vivere lo spazio urbano e quotidiano non solo in relazione alla sua funzione ma soprattutto alla sua emozione: lo spazio urbano da funzionale diventa anche emozionale.outdoor, con le opere realizzate su pareti di edifici pubblici e privati, i suoi momenti di incontro con il pubblico e il sostegno delle diverse istituzioni ha iniziato e portato avanti la missione di un profondo cambiamento del quartiere ostiense e le zone limitrofe.urban art festival 2013outdoor, urban art festival a settembre inaugurerà la quarta edizione. si torna a parlare di arte urbana. lasciare l’ennesima traccia. i quartieri ostiense e garbatella tornano ad essere protagonisti e superfici delle diverse azioni artistiche in programma nel festival. il cambiamento urbanistico di riqualificazione e riconversione, che proprio questa zona ha affrontato e sta ancora affrontando, è stato ampiamente metabolizzato; la funzione di diversi edifici è cambiata: da centro di produzione economica ed industriale a produzione culturale e artistica.i luoghi toccati e segnati sono diventati produttori di esperienze culturali. grazie alla forte ricettività, sensibilità e apertura da parte dei cittadini e delle istituzioni, questi quartieri si sono trasformati in luoghi del contemporaneo. per citare, senza scomodarli troppo, i dadaisti e le loro passeggiate, si è passati da luogo banale da attraversare, a luogo nel quale fermarsi perché palcoscenico di un accadimento. il festival, con i suoi interventi murali, le sue installazioni e il suo legame con il fruitore / cittadino ha proposto una rinnovata chiave di lettura della nozione di spazio pubblico attraverso lo sguardo degli artisti che lo hanno interpretato con le loro opere, restituendone in senso estetico complessità e diversità, un ulteriore significato e valore. il festival nella sua prima edizione, curata da christian omodeo, ha innescato una precisa missione: portare l’arte, al centro di una trasformazione urbanistica e con questa modificare esteticamente il territorio.questa missione, portata avanti nelle due successive edizioni, con la quarta si potrà dire conclusa: il volto del quartiere ostiense, e le zone limitrofe, con interventi di arte pubblica è stato ridisegnato. come in numerose metropoli internazionali, anche a roma, grazie ad outdoor, si è costituitoil quartiere della street art, non un semplice museo a cielo aperto, ma un palcoscenicodi un cambiamento veloce e repentino, che, a differenza di altre esperienze artistiche,è stato velocemente acquisito.in questi luoghi, nel corso di quattro anni, la sedimentazione di tracce estetiche ha avutoun corso improvviso e inatteso: muro dopo muro, intervento dopo intervenuto diverseistituzioni e attori del settore dell’arte, si sono accorti del cambiamento e hanno decisodi prenderne parte.in queste tre edizioni si sono realizzati: 9 interventi permanenti, 5 opere di poster art, 2installazioni, una mostra fotografica.a questi si aggiungeranno le operazioni di questa edizione: 2 interventi permanenti, 2installazioni, 2 mostre fotografiche e diversi momenti d’incontro.nell’edizione del 2013, il festival si presenterà come una piattaforma aperta.il legame con la street art rimane saldo, ma nuovi fili si aggiungono alla matassa:si cercherà di affrontare l’arte urbana attraverso tutte le sue sfumature, non solo quindiopere murali permanenti, legate alla tradizione internazionale della street art, ma operee momenti d’incontro che coinvolgono architettura, fotografia , post graffitismo e cinema.la fruzione non sarà piu legata esclusivamente alla bidimensionalità delle pareti esternedegli edifici del quartiere, ma anche ad interventi spaziali, veri e propri enviroment, chetemporaneamente lasceranno la loro traccia.il cambio, o meglio l’apertura del festival, coincide con una precisa volontà di ampliare lanozione stessa di outdoor: gli interventi murali, protagonisti indiscussi delle precedentiedizioni, divideranno la scena e l’interesse del pubblico con altre forme artistiche.interventi outdoor ed indoor, soprattutto permanenti e temporanei, comporranno il programmadi questa edizione; perché la traccia lasciata non sarà solo materiale ma soprattuttoemozionale.antonella di lullolarghezza del riquadroringraziamenti: esposizionedirettore esecutivo — francesco dobrovichdirettore di produzione — alessandro omodeoufficio stampa — antonella bartolicuratrice — antonella di lullorelazioni esterne — marco della chiararingraziamenti: tutti i mediain alcuni casi, l'esposizione potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente, pertanto potrebbe non rappresentare sempre la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.street art rome<br>::: Sam3, biografia :::
Sam 3 nasce ad Elche, in Spagna, ma vive e lavora a Madrid.
Il suo esordio artistico è da ritrovare negli inizi dagli anni '90 quando compaiono le prime firme sui muri della città o su cartelloni pubblicitari abbandonati.
Partendo da lavori in strada e prediligendo grandi superfici spesso di edifici, Sam3 sviluppa un discorso artistico legato principalmente alla figura umana. Le sue grandi silhouette nere, senza volto e senza identità, appaiono nel tessuto urbano delle maggiori città europee e americane.
Orientato verso un costante monocromatismo, l'artista crea giochi di inversioni e alternanza di vuoti e pieni coinvolgendo la superfice nel tessuto pittorico dell'opera stessa.
Nel corso degli anni, Sam3 ha deciso di confrontarsi con diverse tecniche artistiche: dalla mural art alla scultura fino a realizzare numerosi video con la tecnica dello stop motion e dell'animazione. Uno dei meriti dell'artista spagnolo è sicuramente la capacità di interfacciarsi non solo con tecniche diverse ma anche con suggestioni e sentimenti differenti, bilanciando ed alternando, nelle sue opere, una dolce poeticità con una coinvolgente ironia. È del 2011 “Classic Dance”, uno degli ultimi esperimenti artistici di Sam 3 realizzato con la tecnica dello stop motion: statue classiche cantano e ballano al ritmo di musica dance.
Credendo fermamente nell'arte come strumento di svelamento delle realtà nascoste della vita di oggi, Sam3, attraverso una ricerca di simboli e immagini sintetiche, vuole svelare significati alternativi e profondi dietro l'apparente semplicità della suo opera, pur mantenendo un linguaggio di facile accesso e fruizione.
video
::: Borondo, biografia :::
Borondo nasce a Valladolid, in Spagna, nel 1989.
Trasferitosi nel 2011 a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti si è da subito imposto sulla scena della street art Capitolina. Padrone di molte tecniche artistiche, Borondo lavora prevalentemente nello spazio urbano, interagendo con strutture architettoniche e superfici di ogni sorta. Il suo stile, già fortemente riconoscibile, si basa su un uso misurato del colore con una evidente preferenza per il nero.
La sua poetica, legata prevalentemente alla figura antropomorfa, si situa in un filone introspettivo dove l'essere umano ha un ruolo da protagonista con tutto il suo carico emotivo. I suoi lavori, venati da una malinconia sorprendente per un artista di soli 22 anni, si stagliano nella città come apparizioni evanescenti, presenze incorporee che si affacciano nella nostra vita quotidiana.
video
::: Brus, biografia :::
Brus nasce a Roma nel 1980. Inizia il suo percorso nel mondo dei graffiti nel 2001. Le radici del suo lavoro affondano nel writing puro e una delle sue caratteristiche si connota sulla ricerca calligrafica, spazianado dai tratti gotici alla più moderna ricerca tipografica, lavorando sia su micro che su macro formati. Nell’arco di 12 anni ha viaggiato attraverso le capitali europee (Berlino, Copenaghen, Barcellona, Parigi, Londra) spingendosi oltreoceano dipingendo sui muri di New York, creando ampi consensi a livello internazionale.
::: Rafael Marchetti e Rachael Rosalen :::
Partendo entrambi dal mondo del video e la sua declinazione più sperimentale che racchiude al suo interno tecnologia e architettura, Rafael Marchetti e Rachael Rosalen iniziano la loro collaborazione nel 2007. Combinando lavori di disegno di spazi (Rosalen) e di creazione di ambienti cibernetici (Marchetti), i due artisti creano insieme istallazioni interattive e spazi ibridi. Modificare lo spazio circostante attraverso soluzioni tecnologiche che portano lo spettatore in uno spazio altro, installazioni immersive che modificano la consueta percezione. Nel 2008, hanno ottenuto una residenza artistica presso il Warteck Werkraum a Basilea per il progetto About Love and Other Politics. Tra i diversi progetti che hanno sviluppato insieme, Territórios Complexos è stato presentato anche alla Kunstraum Walcheturm e al DIY (Zurigo), al Plugin (Basilea), al Bains:Connective (Bruxelles) e al Subte (Montevideo).
2013
>>> TESTO CRITICO DI ANTONELLA DI LULLO <<<
What a wonderful city
Il vero poeta moderno dovrebbe scrivere sui muri, per le vie, le proprie sensazioni e impressioni, fra l’indifferenza o l’attenzione dei passanti. Aldo Palazzeschi, Spazzatura, 1915 Guarda in alto, il claim della precedente edizione, è stato un invito ad ampliare le direzioni del proprio sguardo, coinvolgendo tutti i punti cardinali per una nuova visione della città e del suo spazio urbano.
La città, tessuto formato da diversi elementi non solo sociali ma anche storici e culturali, raccoglie nella sua essenza diverse voci, eterogenei linguaggi che si mescolano tra di loro in modo variabile. Un vocabolario pubblico multiforme, costantemente aggiornato, data la velocità dei cambiamenti che questa sostiene, pronto per essere letto e vissuto nel proprio particolare quotidiano.
L’arte urbana è una voce di questo vocabolario, in tutte le sue declinazioni parla allo spettatore/ cittadino, modifica lo spazio lascia una traccia estetica, compone un racconto. E’ proprio nel quotidiano e nella consuetudine urbana, che queste opere di arte si inseriscono: come un corpo estraneo queste creano un’interferenza, un disturbo visivo, colmato solo nel momento in cui manipolano il tessuto urbano diventando tracce estetiche, in un futuro sedimentate.
Fondendosi con il territorio lo modifica, per attivare una riflessione, essere momento di coinvolgimento e di contatto con quel dato il luogo. L’arte è diventata spazio e viene inglobata nel territorio. Un museo obbligatorio in superficie, per citare Achille Bonito Oliva nella sua riflessione e nel suo progetto sulla riqualificazione artistica della metropolitana di Napoli (2002), che quotidianamente si attraversa.
Intesa come segno estetico, traccia, l’arte urbana ha la capacità di fermare e rallentare la vita metropolitana, il nostro quotidiano, restituire valore e funzione al tempo e alla contemplazione.
Un nuovo campo d’azione dove anche il cittadino ha modificato la sua funzione, smettendo di essere normali abitanti, questi si trasformano in elementi indispensabili alla nuova definizione dello spazio e di conseguenza del tempo.
Rallentare l’andatura accorgendosi, con più o meno stupore, di un cambiamento. Legare i propri ricordi ad un muro dipinto come ad un’istallazione, vuol dire vivere lo spazio urbano e quotidiano non solo in relazione alla sua funzione ma soprattutto alla sua emozione: lo spazio urbano da funzionale diventa anche emozionale.
Outdoor, con le opere realizzate su pareti di edifici pubblici e privati, i suoi momenti di incontro con il pubblico e il sostegno delle diverse istituzioni ha iniziato e portato avanti la missione di un profondo cambiamento del quartiere Ostiense e le zone limitrofe.
Urban Art Festival 2013
OUTDOOR, Urban art festival a settembre inaugurerà la quarta edizione. Si torna a parlare di Arte Urbana. Lasciare l’ennesima traccia. I quartieri Ostiense e Garbatella tornano ad essere protagonisti e superfici delle diverse azioni artistiche in programma nel festival. Il cambiamento urbanistico di riqualificazione e riconversione, che proprio questa zona ha affrontato e sta ancora affrontando, è stato ampiamente metabolizzato; la funzione di diversi edifici è cambiata: da centro di produzione economica ed industriale a produzione culturale e artistica.
I luoghi toccati e segnati sono diventati produttori di esperienze culturali. Grazie alla forte ricettività, sensibilità e apertura da parte dei cittadini e delle istituzioni, questi quartieri si sono trasformati in luoghi del contemporaneo. Per citare, senza scomodarli troppo, i dadaisti e le loro passeggiate, si è passati da luogo banale da attraversare, a luogo nel quale fermarsi perché palcoscenico di un accadimento. Il festival, con i suoi interventi murali, le sue installazioni e il suo legame con il fruitore/ cittadino ha proposto una rinnovata chiave di lettura della nozione di spazio pubblico attraverso lo sguardo degli artisti che lo hanno interpretato con le loro opere, restituendone in senso estetico complessità e diversità, un ulteriore significato e valore. Il festival nella sua prima edizione, curata da Christian Omodeo, ha innescato una precisa missione: portare l’arte, al centro di una trasformazione urbanistica e con questa modificare esteticamente il territorio.
Questa missione, portata avanti nelle due successive edizioni, con la quarta si potrà dire conclusa: il volto del quartiere Ostiense, e le zone limitrofe, con interventi di arte pubblica è stato ridisegnato. Come in numerose metropoli internazionali, anche a Roma, grazie ad Outdoor, si è costituito
il quartiere della Street art, non un semplice museo a cielo aperto, ma un palcoscenico
di un cambiamento veloce e repentino, che, a differenza di altre esperienze artistiche,
è stato velocemente acquisito.
In questi luoghi, nel corso di quattro anni, la sedimentazione di tracce estetiche ha avuto
un corso improvviso e inatteso: muro dopo muro, intervento dopo intervenuto diverse
istituzioni e attori del settore dell’arte, si sono accorti del cambiamento e hanno deciso
di prenderne parte.
In queste tre edizioni si sono realizzati: 9 interventi permanenti, 5 opere di poster art, 2
installazioni, una mostra fotografica.
A questi si aggiungeranno le operazioni di questa edizione: 2 interventi permanenti, 2
installazioni, 2 mostre fotografiche e diversi momenti d’incontro.
Nell’edizione del 2013, il festival si presenterà come una piattaforma aperta.
Il legame con la street art rimane saldo, ma nuovi fili si aggiungono alla matassa:
si cercherà di affrontare l’arte urbana attraverso tutte le sue sfumature, non solo quindi
opere murali permanenti, legate alla tradizione internazionale della street art, ma opere
e momenti d’incontro che coinvolgono architettura, fotografia , post graffitismo e cinema.
La fruzione non sarà piu legata esclusivamente alla bidimensionalità delle pareti esterne
degli edifici del quartiere, ma anche ad interventi spaziali, veri e propri enviroment, che
temporaneamente lasceranno la loro traccia.
Il cambio, o meglio l’apertura del festival, coincide con una precisa volontà di ampliare la
nozione stessa di Outdoor: gli interventi murali, protagonisti indiscussi delle precedenti
edizioni, divideranno la scena e l’interesse del pubblico con altre forme artistiche.
Interventi outdoor ed indoor, soprattutto permanenti e temporanei, comporranno il programma
di questa edizione; perché la traccia lasciata non sarà solo materiale ma soprattutto
emozionale.
Antonella Di Lullo

::: Borondo, biografia :::
Borondo nasce a Valladolid, in Spagna, nel 1989.
Trasferitosi nel 2011 a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti si è da subito imposto sulla scena della street art Capitolina. Padrone di molte tecniche artistiche, Borondo lavora prevalentemente nello spazio urbano, interagendo con strutture architettoniche e superfici di ogni sorta. Il suo stile, già fortemente riconoscibile, si basa su un uso misurato del colore con una evidente preferenza per il nero.
La sua poetica, legata prevalentemente alla figura antropomorfa, si situa in un filone introspettivo dove l'essere umano ha un ruolo da protagonista con tutto il suo carico emotivo. I suoi lavori, venati da una malinconia sorprendente per un artista di soli 22 anni, si stagliano nella città come apparizioni evanescenti, presenze incorporee che si affacciano nella nostra vita quotidiana.

::: Brus, biografia :::
Brus nasce a Roma nel 1980. Inizia il suo percorso nel mondo dei graffiti nel 2001. Le radici del suo lavoro affondano nel writing puro e una delle sue caratteristiche si connota sulla ricerca calligrafica, spazianado dai tratti gotici alla più moderna ricerca tipografica, lavorando sia su micro che su macro formati. Nell’arco di 12 anni ha viaggiato attraverso le capitali europee (Berlino, Copenaghen, Barcellona, Parigi, Londra) spingendosi oltreoceano dipingendo sui muri di New York, creando ampi consensi a livello internazionale.

::: Rafael Marchetti e Rachael Rosalen :::
Partendo entrambi dal mondo del video e la sua declinazione più sperimentale che racchiude al suo interno tecnologia e architettura, Rafael Marchetti e Rachael Rosalen iniziano la loro collaborazione nel 2007. Combinando lavori di disegno di spazi (Rosalen) e di creazione di ambienti cibernetici (Marchetti), i due artisti creano insieme istallazioni interattive e spazi ibridi. Modificare lo spazio circostante attraverso soluzioni tecnologiche che portano lo spettatore in uno spazio altro, installazioni immersive che modificano la consueta percezione. Nel 2008, hanno ottenuto una residenza artistica presso il Warteck Werkraum a Basilea per il progetto About Love and Other Politics. Tra i diversi progetti che hanno sviluppato insieme, Territórios Complexos è stato presentato anche alla Kunstraum Walcheturm e al DIY (Zurigo), al Plugin (Basilea), al Bains:Connective (Bruxelles) e al Subte (Montevideo).

2013
TESTO CRITICO DI ANTONELLA DI LULLO What a wonderful cityIl vero poeta moderno dovrebbe scrivere sui muri, per le vie, le proprie sensazioni e impressioni, fra l’indifferenza o l’attenzione dei passanti. Aldo Palazzeschi, Spazzatura, 1915 Guarda in alto, il claim della precedente edizione, è stato un invito ad ampliare le direzioni del proprio sguardo, coinvolgendo tutti i punti cardinali per una nuova visione della città e del suo spazio urbano. La città, tessuto formato da diversi elementi non solo sociali ma anche storici e culturali, raccoglie nella sua essenza diverse voci, eterogenei linguaggi che si mescolano tra di loro in modo variabile. Un vocabolario pubblico multiforme, costantemente aggiornato, data la velocità dei cambiamenti che questa sostiene, pronto per essere letto e vissuto nel proprio particolare quotidiano.L’arte urbana è una voce di questo vocabolario, in tutte le sue declinazioni parla allo spettatore/ cittadino, modifica lo spazio lascia una traccia estetica, compone un racconto. E’ proprio nel quotidiano e nella consuetudine urbana, che queste opere di arte si inseriscono: come un corpo estraneo queste creano un’interferenza, un disturbo visivo, colmato solo nel momento in cui manipolano il tessuto urbano diventando tracce estetiche, in un futuro sedimentate.Fondendosi con il territorio lo modifica, per attivare una riflessione, essere momento di coinvolgimento e di contatto con quel dato il luogo. L’arte è diventata spazio e viene inglobata nel territorio. Un museo obbligatorio in superficie, per citare Achille Bonito Oliva nella sua riflessione e nel suo progetto sulla riqualificazione artistica della metropolitana di Napoli (2002), che quotidianamente si attraversa.Intesa come segno estetico, traccia, l’arte urbana ha la capacità di fermare e rallentare la vita metropolitana, il nostro quotidiano, restituire valore e funzione al tempo e alla contemplazione.Un nuovo campo d’azione dove anche il cittadino ha modificato la sua funzione, smettendo di essere normali abitanti, questi si trasformano in elementi indispensabili alla nuova definizione dello spazio e di conseguenza del tempo.Rallentare l’andatura accorgendosi, con più o meno stupore, di un cambiamento. Legare i propri ricordi ad un muro dipinto come ad un’istallazione, vuol dire vivere lo spazio urbano e quotidiano non solo in relazione alla sua funzione ma soprattutto alla sua emozione: lo spazio urbano da funzionale diventa anche emozionale.Outdoor, con le opere realizzate su pareti di edifici pubblici e privati, i suoi momenti di incontro con il pubblico e il sostegno delle diverse istituzioni ha iniziato e portato avanti la missione di un profondo cambiamento del quartiere Ostiense e le zone limitrofe.Urban Art Festival 2013OUTDOOR, Urban art festival a settembre inaugurerà la quarta edizione. Si torna a parlare di Arte Urbana. Lasciare l’ennesima traccia. I quartieri Ostiense e Garbatella tornano ad essere protagonisti e superfici delle diverse azioni artistiche in programma nel festival. Il cambiamento urbanistico di riqualificazione e riconversione, che proprio questa zona ha affrontato e sta ancora affrontando, è stato ampiamente metabolizzato; la funzione di diversi edifici è cambiata: da centro di produzione economica ed industriale a produzione culturale e artistica.I luoghi toccati e segnati sono diventati produttori di esperienze culturali. Grazie alla forte ricettività, sensibilità e apertura da parte dei cittadini e delle istituzioni, questi quartieri si sono trasformati in luoghi del contemporaneo. Per citare, senza scomodarli troppo, i dadaisti e le loro passeggiate, si è passati da luogo banale da attraversare, a luogo nel quale fermarsi perché palcoscenico di un  accadimento. Il festival, con i suoi interventi murali, le sue installazioni e il suo legame con il fruitore/ cittadino ha proposto una rinnovata chiave di lettura della nozione di spazio pubblico attraverso lo sguardo degli artisti che lo hanno interpretato con le loro opere, restituendone in senso estetico complessità e diversità, un ulteriore significato e valore. Il festival nella sua prima edizione, curata da Christian Omodeo, ha innescato una precisa missione: portare l’arte, al centro di una trasformazione urbanistica e con questa modificare esteticamente il territorio.Questa missione, portata avanti nelle due successive edizioni, con la quarta si potrà dire conclusa: il volto del quartiere Ostiense, e le zone limitrofe, con interventi di arte pubblica è stato ridisegnato. Come in numerose metropoli internazionali, anche a Roma, grazie ad Outdoor, si è costituitoil quartiere della Street art, non un semplice museo a cielo aperto, ma un palcoscenicodi un cambiamento veloce e repentino, che, a differenza di altre esperienze artistiche,è stato velocemente acquisito.In questi luoghi, nel corso di quattro anni, la sedimentazione di tracce estetiche ha avutoun corso improvviso e inatteso: muro dopo muro, intervento dopo intervenuto diverseistituzioni e attori del settore dell’arte, si sono accorti del cambiamento e hanno decisodi prenderne parte.In queste tre edizioni si sono realizzati: 9 interventi permanenti, 5 opere di poster art, 2installazioni, una mostra fotografica.A questi si aggiungeranno le operazioni di questa edizione: 2 interventi permanenti, 2installazioni, 2 mostre fotografiche e diversi momenti d’incontro.Nell’edizione del 2013, il festival si presenterà come una piattaforma aperta.Il legame con la street art rimane saldo, ma nuovi fili si aggiungono alla matassa:si cercherà di affrontare l’arte urbana attraverso tutte le sue sfumature, non solo quindiopere murali permanenti, legate alla tradizione internazionale della street art, ma operee momenti d’incontro che coinvolgono architettura, fotografia , post graffitismo e cinema.La fruzione non sarà piu legata esclusivamente alla bidimensionalità delle pareti esternedegli edifici del quartiere, ma anche ad interventi spaziali, veri e propri enviroment, chetemporaneamente lasceranno la loro traccia.Il cambio, o meglio l’apertura del festival, coincide con una precisa volontà di ampliare lanozione stessa di Outdoor: gli interventi murali, protagonisti indiscussi delle precedentiedizioni, divideranno la scena e l’interesse del pubblico con altre forme artistiche.Interventi outdoor ed indoor, soprattutto permanenti e temporanei, comporranno il programmadi questa edizione; perché la traccia lasciata non sarà solo materiale ma soprattuttoemozionale.Antonella Di Lullo

::: Supervised Indipendence, Alexis Rero, descrizione :::
Con l’opera di Rero la parola e il suo potere espressivo sono protagoniste.Evidenziano una crisi della comunicazione, che appartiene al nostro tempo, Rero abbandona l’immagine, una completa negazione, in favore di una successione di lettere che compongono parole e slogan.Il tessuto urbano, medium attraverso il quale l’artista decide di veicolare i proprio messaggi, è visto come un foglio bianco sul quale scrivere; utilizzando come caratteristica distintiva, uno dei font più conosciuti nel mondo telematico, il Verdana. In bilico tra peculiare e consueto, tra immediata riconoscibilità ed esplicito messaggio, l’artista non impone un proprio pensiero: pur nella brevità della comunicazione, barrando con una linea netta tutte le parole come un’auto- censura, lascia allo spettatore la possibilità di interpretare la realtà.
Per Outdoor l’artista realizzerà due opere, declinate in due tecniche artistiche ben distinte, portatrici di un medesimo messaggio: Supervised independence.Tra arte di strada e arte concettuale, l’artista ci pone davanti ad un paradosso: le due parole hanno un significato proprio contrastante, ma nella loro vicinanza assumono un nuovo significato, portatore di un forte messaggio.Una struttura materica che sarà installata in piazza Brin e un intervento murale sulla facciata del dipartimento del DAMS dell’ Università di Roma3; queste due opere, nascono dalla collaborazione tra Outdoor e Wunderkammern. La galleria romana, con sede nel quartiere Tor Pignattara, che da cinque anni è attenta agli artisti che gravitano soprattutto nel mondo dell’arte urbana, ospiterà una personale dell’artista francese, in occasione del ciclo espositivo Public and Confidential.

:::: Paesaggio, Sten Lex, la prima opera si Street Art finanziata in Italia attraverso crowdfunding :::
What a wonderful city… YOU made it!
OUTDOOR Urban Art Festival chiude il suo ciclo di interventi artistici nell’ex area industriale di Roma con il raggiungimento dell’obiettivo più ambizioso di questa ultima edizione: finanziare un’installazione di Street Art attraverso una piattaforma di crowdfunding. Il murales sarà inaugurato il 18 dicembre.L’operazione, prima del suo genere in Italia, si è conclusa con successo nei 50 giorni prestabiliti. La partecipazione è stata straordinaria e la raccolta fondi ha addirittura superato i 10.000 euro necessari alla realizzazione della maxi installazione di Sten Lex.I pionieri dello stencil graffiti avranno così modo di esprimersi nuovamente sulla stessa parete dove intervennero nel 2010 con un’installazione di Poster Art. Dal grande volto di Totti con la Lupa, che ricopriva l’intera parete della palazzina di via Caffaro nel 2010, questa volta si tratta di un disegno fatto di linee di tratti spezzati e di geometrie, con una timida comparsa del colore.Il risultato è un successo corale ottenuto grazie alle donazioni di oltre cento sostenitori, tra i quali: collezionisti, appassionati d’arte, semplici cittadini, la galleria Wunderkammern che è stata partner di questa edizione del festival eJWT, leader mondiale in comunicazione, che con la sua sede romana ha dimostrato sensibilità nei confronti dell’iniziativa.
“Quest’operazione ha una valenza specifica – spiega Francesco Dobrovich, direttore esecutivo di OUTDOOR dal 2010 – perchè dimostra che oggi a Roma come in Europa c’è un’attenzione ed un desiderio collettivo di arte pubblica e come la Street Art riesca a suscitare emozione negli animi di molti”.

Credits: Story

Director - Francesco Dobrovich
Execurive Director - Alessandro Omodeo
Art Curator 2013 and 2011 - Antonella di Lullo
Strategy & Business Development Manager
Marco Della Chiara
Art Curator 2012 - Simone Pallotta
Art Curator 2010 - Christian Omodeo
Visula Communication Manager- Gregorio Pampinella
Press Office - Antonella Bartoli

Credits: All media
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