Curiosi per Natura: l'Accademia dei Fisiocritici e il suo Museo di Storia Naturale

Accademia dei Fisiocritici

Un percorso accessibile a tutti tra scienza, storia e curiosità

L'Accademia dei Fisiocritici e il suo Museo di Storia Naturale

Il Museo appartiene a una delle più antiche istituzioni scientifiche in Italia, l’Accademia delle Scienze di Siena nota come Accademia dei Fisiocritici, fondata nel 1691 dal medico senese Pirro Maria Gabbrielli (1643-1705), professore di Medicina teoretica e Botanica.
L’Accademia e il suo Museo sono ospitati in un antico monastero: l’edificio fu confiscato in epoca napoleonica e donato all'Accademia nel 1816 .

Il campanile a vela e il chiostro tradiscono l’origine della sede museale: un monastero camaldolese, noto come Monastero della Rosa.

I membri dell’Accademia si riunivano periodicamente per discutere tematiche scientifiche e ricercare il vero dei fenomeni naturali attraverso la pratica sperimentale. Per questo, dall’unione di due parole greche, coniarono il termine "Fisiocritici" che significa "ricercatori della natura".
Dalla sua origine ad oggi, l’Accademia ha promosso la diffusione della cultura scientifica, grazie alle periodiche adunanze, alla stampa de “Gli Atti dell’Accademia” e di altre pubblicazioni scientifiche, a una costante attività espositiva, all’impegno didattico rivolto in modo prioritario alle scuole.
L’Aula Magna, dal soffitto affrescato di gusto neoclassico, ospita regolarmente presentazioni ed eventi pubblici.

I Fisiocritici convertirono il monastero in un luogo di incontro per le riunioni scientifiche e per esporre le proprie collezioni. Le vetrine sono pertanto un prestigioso esempio della cultura museale del XIX secolo: questa istituzione può quindi essere considerata un vero e proprio "museo nel museo".

Il museo si sviluppa su due piani intorno alla corte dove si possono ammirare lo scheletro di una balenottera e la riproduzione della linea meridiana progettata da Pirro Maria Gabbrielli nei primi anni del Settecento.

Il museo si sviluppa su due piani intorno alla corte dove si possono ammirare lo scheletro di una balenottera e la riproduzione della linea meridiana progettata da Pirro Maria Gabbrielli nei primi anni del Settecento.

Il piano terra ospita la Sezione Geologica costituita da ricche collezioni di fossili, minerali e rocce esposte nel chiostro e nelle stanze adiacenti.
Il primo piano ospita la Sezione Zoologica che comprende collezioni di animali imbalsamati (in particolare uccelli e mammiferi), scheletri ed esemplari in alcool.

Una sala rialzata al primo piano, collegata a una mansarda, ospita la Sezione Anatomica dedicata all’anatomista toscano Paolo Mascagni.

Dalla scala a sinistra dell’Aula Magna si scende nel seminterrato, sorta di museo della storia geologica di Siena e spazio adibito a mostre temporanee. Gli ambienti, recuperati nel 2001, sono ricavati prevalentemente nelle arenarie marine del Pliocene, risalenti a circa 4 milioni di anni fa.

Al termine della prima rampa si trova un "percorso galileiano" dedicato all’astronomia e una raccolta di manufatti in ceramica databili tra il XV e il XIX secolo (recuperati nella ripulitura di pozzi di butto del Monastero della Rosa).

Al termine del percorso si entra in una grande cisterna circolare, costruita per la raccolta delle acque per il monastero ma oggi adibita ad attività educative e lezioni di astronomia grazie a una moderna riproduzione computerizzata di Sistema Solare allestita al suo interno.

Lasciata la cisterna si scende in un ipogeo con urne etrusche. Da qui si accede all’aula didattica dove si trova una moderna ricostruzione della macchina del vuoto. Proseguendo si incontrano numerose collezioni didattiche e spazi dedicati alle mostre temporanee.

La Geologia
Situata intorno al perimetro del piano terra, la Sezione Geologica comprende varie collezioni di fossili prevalentemente toscani e una ricca raccolta di minerali e rocce.

Le raccolte, che offrono la suggestione di un allestimento ottocentesco, comprendono un primo nucleo collezionistico probabilmente risalente alla prima metà del XVIII secolo, al quale si aggiunsero in seguito ulteriori raccolte di minerali e fossili provenienti dall’area senese.

In seguito al progressivo incremento dei materiali, principalmente attraverso donazioni, vennero realizzate apposite vetrine, contrassegnate da numeri e lettere, con targhe di ferro smaltato, che esponevano i diversi reperti in vasetti, vaschette, tubetti e ampolline in vetro, tipici della museografia del tempo.

Per la visita delle raccolte paleontologiche è consigliabile iniziare dalla Sala Ambrogio Soldani. Le vetrine alle pareti ospitano le raccolte paleontologiche più antiche, tra cui foglie fossili e resti di corteccia di piante primitive provenienti da due bacini del Carbonifero (360-300 milioni di anni fa): Saint–Etienne nella Loira (Francia) e Iano (Toscana).

Un'altra vetrina contiene ammoniti del Giurassico (200-145 milioni di anni fa) provenienti da Liguria, Toscana e Umbria, altre ammoniti e rostri conchigliari di belemniti di ignota provenienza e una raccolta di pesci fossili di Castellammare di Stabia (Campania) risalenti al Cretacico (145-65 milioni di anni fa).

La vetrina successiva ospita pesci fossili dell’Eocene (56-34 milioni di anni fa) della "Pesciara" di Bolca (Italia settentrionale) e importanti raccolte di fossili di vertebrati miocenici (23-5 milioni di anni fa) provenienti dai bacini lignitiferi di Grosseto e Siena (tra cui resti di coccodrillo, tartaruga acquatica, suide, lontra e scimmia).

La sala è dedicata all’abate camaldolese Ambrogio Soldani (1736-1808) e custodisce materiali legati alla sua attività di scienziato naturalista. L’abate è infatti considerato un pioniere della micropaleontologia, ossia la scienza che studia i microfossili, per gran parte rappresentati da resti di organismi unicellulari quali i foraminiferi. Sul tavolo, al centro della sala, si possono osservare il suo ritratto, campioni della sua raccolta di microfossili e copie delle sue opere principali.

Il tavolo al centro della sala, oltre alla sua raccolta di microfossili, espone anche un esemplare del “meteorite di Siena”. Nel 1794 uno sciame di meteoriti colpì il territorio di San Giovanni d’Asso presso Siena: alcuni esemplari furono studiati da Soldani, il quale concluse che non corrispondevano ad alcuna roccia di origine terrestre. Malgrado tali conclusioni generassero perplessità e fossero avversate da altri eminenti scienziati, la sua teoria in seguito risultò fondata.

Le collezioni paleontologiche proseguono intorno al chiostro. Le vetrine 7 e 8 mostrano fossili di mammiferi marini rinvenuti negli affioramenti pliocenici dell’area senese, tra cui resti di cetacei (balene, delfini e zifiidi).

I resti fossili di mammiferi terrestri sono visibili nelle vetrine del chiostro. Molti di questi esemplari provengono dai dintorni di Siena (rinoceronti, cervi, cavalli, antilopi ed elefanti del Pliocene), dalla Val di Chiana (ippopotami, rinoceronti e mammuth del Pleistocene) e dal Valdarno Superiore (antilopi, bisonti, cavalli, orsi e iene del Pleistocene) e testimoniano condizioni climatiche diverse dalle attuali. Tra i reperti più impressionanti spiccano due zanne di mammuth conservate all’interno di urne di vetro nel corridoio del chiostro.

Le vetrine del chiostro offrono una panoramica sulla biodiversità degli invertebrati che vivevano nel bacino pliocenico di Siena. La raccolta comprende madrepore solitarie e coloniali, tubi calcarei di anellidi policheti, resti di crostacei (cirripedi e decapodi), conchiglie di brachiopodi, ricci di mare e una stella marina quasi completa. Il gruppo più rappresentato è quello dei molluschi. Le faune plioceniche erano caratterizzate da maggiore diversità e ricchezza rispetto a quelle del Mediterraneo attuale, perché molti gruppi tipici di mari tropicali o subtropicali sono scomparsi per il raffreddamento climatico a partire dal Pliocene medio-superiore.

I fossili marini sono rappresentati anche da denti di pesci rinvenuti nei sedimenti pliocenici dei bacini di Volterra e di Siena. La maggior parte appartiene a pesci cartilaginei.

Nel Pliocene senese nuotavano squali appartenenti a numerose specie ancora viventi come lo squalo bianco, il mako e lo squalo tigre, oltre ad alcune specie oggi estinte.

La Sezione Geologica comprende, oltre ai fossili, ricche raccolte di minerali e rocce, molte delle quali rappresentative della geologia della Toscana meridionale.

Nonostante il prevalente interesse dell’Accademia per la geologia locale, le collezioni comprendono anche numerosi campioni provenienti dall’estero.

L’allestimento segue per lo più un criterio sistematico: per la visita delle collezioni geo-mineralogiche, ubicate principalmente nel chiostro, è consigliabile cominciare dalla collezione generale di minerali.

L’esposizione prosegue con collezioni regionali di rocce e minerali, come quelle della provincia di Siena, del Monte Amiata, del distretto minerario della Toscana meridionale ed altre.

Le terre bolari (dal latino "bolaris": "in forma di piccole zolle") sono sedimenti ocracei eccezionalmente ricchi in arsenico e particolarmente diffusi nella regione del Monte Amiata. La loro peculiare colorazione – dal giallo al giallo-bruno al marrone più o meno cupo, fino a tonalità sul rosso e perfino sul verde – ha fatto sì che esse siano state utilizzate fin dall’età antica come coloranti naturali di elevata qualità generalmente noti come “terra di Siena naturale”.

La collezione consiste di 60 campioni di terre bolari, rappresentati da pani, calcinati e polveri (esposte nei loro vasetti di vetro originali).

Un’interessante collezione comprende l’intera gamma di tipi di pietre ornamentali (“marmi” in senso merceologico) impiegate nella costruzione della cattedrale senese, le cui vicende occuparono vari secoli a partire dal 1179. Le pietre verdi scure sono “serpentiniti”, quelle rosse sono note come “rosso ammonitico” e quelle gialle sono marmi veri e propri, come il “giallo di Siena”. Tutte provengono dalla Toscana e molte dalla provincia di Siena.

La Zoologia
La Sezione Zoologica comprende collezioni di animali tassidermizzati, scheletri, esemplari in alcool, conchiglie di molluschi e scatole entomologiche.

L’esposizione si sviluppa secondo un criterio sistematico, con vetrine piuttosto affollate di reperti. Questo tipo di allestimento non garantisce al materiale un’immediata fruibilità, ma ha consentito all’insieme di giungere ai nostri giorni in un assetto espositivo decisamente simile a quello originario.

Tra tutti primeggiano uccelli e mammiferi imbalsamati, per il fatto che questi due gruppi di animali hanno più di altri catalizzato l’interesse degli studiosi e l’attenzione dei collezionisti.

Alcuni esemplari appartengono a specie animali oggi estinte (chiurlo boreale) o in pericolo di estinzione (chiurlottello, storione europeo e altri).

Le raccolte di invertebrati comprendono una serie di preparati costituiti da esemplari in alcool e reperti conservati a secco. Le bacheche centrali ospitano prevalentemente organismi marini, tra cui spugne, madrepore e altri celenterati, spirografi, ricci di mare, cetrioli di mare, stelle marine, ascidie e crostacei.

Particolarmente ricca è la raccolta degli artropodi che comprende, tra l’altro, un limulo, un grosso astice, un ladro dei cocchi e una serie di scatole entomologiche con insetti di provenienza locale ed estera.

La collezione malacologica comprende perlopiù conchiglie di molluschi marini tropicali. Include anche una raccolta di molluschi terrestri e d’acqua dolce della Toscana e preparati in alcool. Alcuni esemplari provenienti dalle Filippine, tra cui un’enorme tridacna, sono frutto di un sequestro di specie protette importate illegalmente in Italia.

La collezione ittiologica è costituita per la quasi totalità da esemplari storici di pesci provenienti dai mercati ittici senesi. Le specie d’acqua dolce rappresentano un’ottima selezione dell’ittiofauna nativa prima dell’introduzione di entità aliene. Le specie marine comprendono invece un piccolo gruppo di pesci cartilaginei (squali e razze) e numerosi pesci ossei.

La collezione erpetologica è costituita da esemplari di anfibi (principalmente specie italiane) e rettili (specie sia locali che esotiche). Molti rettili (camaleonti, varani, un pitone e un coccodrillo) furono catturati in Africa durante il periodo coloniale.

Con più di 3000 esemplari (appartenenti a più di 800 specie), la raccolta ornitologica rappresenta la collezione di maggior valore scientifico della Sezione Zoologica. Alloggiata lungo tre lati del piano, espone la maggior parte dei pezzi, per la quasi totalità costituiti da esemplari naturalizzati.

La raccolta ornitologica del Museo è la terza collezione per importanza in Toscana, dopo quelle dei musei universitari di Firenze e Pisa, ma l’unica a essere stata interamente ristudiata in anni recenti.

La collezione comprende la quasi totalità delle specie che si possono (o si potevano) osservare in Toscana meridionale, incluse alcune rare o accidentali. Di minore interesse scientifico per la quasi totale assenza di dati di raccolta, ma di grande valore didattico, risulta il ricco insieme di reperti esotici, confluiti in Accademia con la donazione di alcune raccolte private ottocentesche.

Tra gli esemplari più notevoli, due pappagalli neozelandesi a rischio di estinzione: il kaka, noto per il suo comportamento sociale, e il kakapo, una specie di grandi dimensioni incapace di volare.

La collezione teriologica, ossia quella dei mammiferi, è, dopo quella ornitologica, la raccolta più importante della Sezione Zoologica (quasi 700 reperti, perlopiù naturalizzati, riferibili a circa 150 specie). Il nucleo di specie esotiche comprende molti reperti di grande interesse e testimonia l’intensa attività di acquisizione portata avanti nel passato. In particolare spiccano esemplari naturalizzati e scheletri di ornitorinco e di echidna e una discreta raccolta di primati, rappresentativa di quasi tutti i principali gruppi.

Per la preparazione, la manutenzione e il restauro degli esemplari, la sezione si avvale di un laboratorio tassidermico. I nuovi materiali preparati non derivano più da catture appositamente effettuate, ma solo ed esclusivamente dal recupero di animali uccisi dal traffico stradale o morti in cattività, da sequestri doganali e giudiziari.

Le collezioni zoologiche del museo non sono tutte in mostra. Parte del materiale, tra cui quasi tutti gli esemplari in alcool e molti di quelli confiscati, è conservato in deposito, dove è disponibile per finalità di ricerca.

L'Anatomia
La Sezione Anatomica comprende la Sala Paolo Mascagni con il suo patrimonio di tavole, preparati anatomici, opere a stampa e materiali d’archivio.

Paolo Mascagni (1755-1815) svolse esercitazioni anatomiche (dissezione su corpi di derelitti) alla Scuola di Anatomia. Mascagni orientò le proprie ricerche sul sistema linfatico, la cui organizzazione era in gran parte sconosciuta. Grazie a un’innovativa procedura, egli poté descriverne per la prima volta la struttura, che trattò nell’opera a stampa “Vasorum lymphaticorum corporis humani historia et ichnographia" (1787).

L’Anatomia Universa (1823-1831), atlante per gli studenti di medicina al quale Paolo Mascagni lavorò per circa trent'anni, è articolato in 44 tavole riproducenti tutto il corpo umano, organi compresi. L'opera, unica nel suo genere, descrive in grandezza naturale una figura umana, vista anteriormente e posteriormente; ogni tavola è corredata da una controtavola con riferimenti numerici per le necessarie spiegazioni.
La perfezione iconografica di questo atlante di anatomia, mirabile connubio tra scienza e arte, fu raggiunta grazie alla scelta accurata degli illustratori

Nel mobile ottagonale sono esposti i preparati disseccati da Paolo Mascagni a Siena nella seconda metà del XVIII secolo, in cui sono evidenziati i vasi linfatici.

La tecnica usata da Mascagni era elementare, ma di difficile esecuzione. Veniva iniettato del mercurio tramite una cannula di vetro piegata ad angolo retto con una estremità ridotta a capillare e per gravità questo penetrava nei vasi linfatici. I pezzi, dopo un processo di fissazione, erano immersi in liquidi conservativi per mantenere inalterate nel tempo le parti dure e membranose.

La mansarda ospita la collezione di pezzi anatomici “pietrificati” da Francesco Spirito e una piccola raccolta di animali domestici affetti da malformazioni (tra cui vitelli e agnelli siamesi tassidermizzati). La collezione di Spirito consta di 70 pezzi pietrificati di organi umani o animali, sia normali che patologici. La tecnica da lui elaborata consisteva nel trattare il pezzo con una soluzione di silicato di potassio diluito, poi essiccarlo, sottoporlo a un bagno di vasellina e infine proteggerlo con alcune speciali vernici.

La Botanica
Nella sala botanica sono esposti collezioni di semi, frutti, resine, gomme, radici, sezioni di tronchi e campioni d’erbario, alcuni dei quali risalgono al 1865-1870 .

La Sezione Botanica comprende anche una collezione di funghi in terracotta nella Sala Francesco Valenti Serini e una raccolta di licheni nella Sala Biagio Bartalini, entrambe al piano terra.
La Sala Francesco Valenti Serini ospita parte della ricca collezione di funghi in terracotta realizzata dall’omonimo medico senese.

Francesco Valenti Serini (1795-1872), consapevole di quante persone morissero all’epoca in seguito al consumo di funghi velenosi, si dedicò al loro studio, mettendo a punto una raccolta di disegni e una collezione di modelli in terracotta, pensati per insegnare anche alle persone comuni, al tempo in gran parte analfabete, a distinguere i funghi velenosi da quelli commestibili.

Meraviglie e Curiosità
Le stanze al piano terra e nel seminterrato espongono varie collezioni minori e curiosità.

La collezione di acque minerali della provincia di Siena fu realizzata nel 1862 in occasione dello svolgimento del X Congresso degli Scienziati Italiani, allo scopo di far conoscere le numerose sorgenti di acque termali diffuse nel territorio senese.
Composta in origine da 44 bottiglie, attualmente ne comprende 26, con tappo smerigliato coperto da pergamena e con etichette scritte a mano in bella grafia. Al collo delle bottiglie è conservato un sottile nastro tricolore a ricordo dell’evento storico dell’Unità d’Italia.

La collezione archeologica è costituita da manufatti litici e utensili in rame e bronzo provenienti dai dintorni di Siena, Perugia e da località ignote, databili al Paleolitico Medio (130.000-40.000 anni fa), al Neolitico (VI–IV millennio a. C.) o all’Eneolitico (III millennio a. C.) e alla fine dell’antica età del Bronzo (XVIII sec. a. C.).

Nella stessa vetrina sono esposti alcuni oggetti di età storica (periodo etrusco e romano), tra cui un peso da telaio in pietra vulcanica da Pompei, una testina maschile in bronzo e una figura zoomorfa in lamina bronzea, entrambe di provenienza ignota.

La sala Pirro Maria Gabrielli raccoglie testimonianze della vita accademica, quali ritratti a olio e fotografie di alcuni presidenti, antichi strumenti scientifici, reperti curiosi e doni pervenuti nel tempo (tra cui una mezza noce di cocco usata da Napoleone come tazza, dei guanti di bisso, armi e utensili di popolazioni dell’America Meridionale). Nella sala è visibile anche l’emblema dell’Accademia: la pietra di paragone, una forma di silice microcristallina molto compatta, frequente nel territorio senese e usata fin dall’antichità per distinguere l’oro vero da quello falso. Questa pietra fu scelta come emblema perché rappresenta la capacità di separare la verità dalle false credenze attraverso lo studio dei fenomeni naturali.

Il bisso è una fibra tessile prodotta con i filamenti che un mollusco marino, il bivalve Pinna nobilis, utilizza per ancorarsi ai fondali sabbiosi. Appare color bronzo in penombra, color oro in piena luce e quasi invisibile se esposta in controluce. I guanti esposti, interamente realizzati in bisso marino (anche conosciuto come “oro del mare”), rappresentano un raro e prezioso esempio di manufatto realizzato con questa antica tecnica. Furono regalati nel 1845 da Ferdinando II di Borbone, Re di Napoli, a Luigi Filippo Re di Francia, che li donò al Barone Michele Chiarandà di Palermo. Questi, a sua volta, li donò al Conte Carlo de Vecchi di Siena che, nel 1864, li donò all'Accademia dei Fisiocritici.

Il percorso nel seminterrato del Museo offre un’ampia panoramica di collezioni, alquanto singolari e eterogenee, tutte accomunate da finalità didattiche: si possono osservare una raccolta di imitazioni di pietre preziose; una collezione di modelli cristallografici in legno e cristallo Swarovski; una collezione di minerali e rocce utilizzati per la didattica di Scienze Naturali dal 1941 al 1978; alcune collezioni provenienti da miniere e fonderie della Toscana; un percorso galileiano dedicato all’astronomia.

Il “percorso galileiano” espone oggetti associati allo studio della Terra e degli altri corpi celesti, tra cui antichi mappamondi, cannocchiali e sfere armillari, oltre a un modello settecentesco di Sistema Solare.

Nello spazio didattico del seminterrato si trova una moderna ricostruzione della macchina del vuoto realizzata alla fine del Seicento da Pirro Maria Gabbrielli, su modello di quella ideata dal fisico irlandese Robert Boyle. In quel periodo i Fisiocritici cominciarono ad effettuare esperimenti privati e pubblici che proseguirono per tutto il Settecento. Attualmente la riproduzione è utilizzata regolarmente per pubbliche dimostrazioni e attività didattico-divulgative.

Riconoscimenti: storia

Direttore del Museo
GIUSEPPE MANGANELLI

Curatori della mostra
ANDREA BENOCCI
CHIARA BRATTO

Traduzioni in Inglese
HELEN AMPT

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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