Ca' Rezzonico - Un viaggio nel Settecento veneziano

Ca' Rezzonico - Museo del Settecento veneziano

Suggerimenti per un percorso di visita tra i capolavori delle collezioni

Il Palazzo
Il Museo del Settecento Veneziano ha sede nel monumentale Palazzo Rezzonico, opera di Longhena e Massari, ed è concepito come museo ambientale. Tra preziosi arredi e suppellettili dell’epoca, ospita importantissimi dipinti e affreschi del Settecento Veneziano, dai Tiepolo a Rosalba Carriera, dai Longhi ai Guardi a Canaletto. Notevoli donazioni hanno recentemente arricchito il museo di altre trecento opere di artisti che includono Cima da Conegliano, Alvise Vivarini, Bonifacio de’ Pitati, Tintoretto, Sebastiano e Marco Ricci e ancora i Tiepolo, i Longhi, Rosalba Carriera e Francesco Guardi, consentendo un articolato percorso di visita lungo quattro piani, oltre a riposanti momenti di sosta nella vasta area di accoglienza, nel design-cafè o nel piacevole giardino.

L'incantevole giardino del museo.

Il viaggio comincia...
Il percorso di visita al Museo inizia dal grande scalone d’onore progettato da Giorgio Massari, sul lato opposto al Canal Grande. Al primo piano, attraverso undici sale è possibile ammirare dipinti, sculture e arredi settecenteschi, oltre ai preziosi affreschi decorativi dei soffitti. Tra le sale più belle e affascinanti ci sono il Salone da Ballo, la Sala dell’Allegoria nuziale e la Sala del Tiepolo.
Il Salone da Ballo
La grande sala delle feste è certo un elemento di rilevante originalità propria di palazzo Rezzonico rispetto ad altri edifici veneziani. Ricavata dal Massari utilizzando la doppia altezza dei due piani nobili del palazzo, demolendo un solaio e chiudendo un ordine di finestre, essa costituisce il momento “regale” della dimora dei Rezzonico e un’espressione tipica del gusto del medio Settecento. Il vano vero e proprio del salone appare il centro di uno spazio più dilatato che s’intravede oltre le finte architetture o “quadrature”, dipinte sulle pareti. Autore di queste architetture virtuosisticamente illusorie è Pietro Visconti; di Giovanni Battista Crosato è invece l’affresco sul soffitto con il carro di Febo e, ai quattro lati, Europa, Asia, America e Africa. Tutta questa decorazione sulle pareti e sul soffitto si richiama a temi allegorici e celebrativi legati a miti apollinei: un poema figurato in onore dei Rezzonico, il cui stemma campeggia tra panneggi dorati al centro della parete maggiore.

L'affresco sul soffitto è di Giovanni Battista Crosato. Raffigura il carro di Febo con ai quattro lati Europa, Asia, America e Africa.

Il carro di Febo, Giovanni Battista Crosato.

Lungo le pareti è esposta una parte della serie di opere scolpite da Andrea Brustolon per i Venier nei primissimi anni del Settecento.

Superstiti dell’antico arredo del palazzo sono i due grandiosi lampadari in legno e metalli dorati a motivi floreali.

Sala dell'Allegoria Nuziale
A soffitto, il grande affresco eseguito nell’inverno del 1757 da Giambattista Tiepolo, in collaborazione col figlio Giandomenico e col quadraturista Gerolamo Mengozzi Colonna, in occasione del matrimonio tra Ludovico Rezzonico e Faustina Savorgnan, dà il nome alla sala. Contro un cielo luminosissimo che si apre al di là della finta balaustra, quattro impetuosi cavalli bianchi trainano il carro di Apollo, su cui hanno trovato posto gli sposi preceduti da Cupido bendato e attorniati da figure allegoriche. Tra di esse la Fama, le tre Grazie e la Sapienza. Un vecchio barbuto coronato di lauro (il Merito), con ai piedi il Leone, simbolo della città, regge lo scettro e la bandiera con gli stemmi delle famiglie degli sposi. La qualità solare della luce, la sinfonia stupenda dei colori, il vigore dinamico delle figure fanno di questo affresco, tra le ultime opere eseguite a Venezia da Tiepolo prima del definitivo trasferimento a Madrid nel 1762, uno dei suoi più alti capolavori.

L’arredo della sala è composto da un gruppo di mobili intagliati e dorati del primo Settecento. Tra i dipinti esposti in questa sala spiccano un piccolo dipinto di Pietro Longhi raffigurante Papa Clemente XIII Rezzonico che concede udienza ai nipoti Carlo, Ludovico e Faustina e un Ritratto di Clemente XIII Rezzonico realizzato dal pittore neoclassico tedesco Anton Raphael Mengs tra il luglio e il dicembre del 1758, nei mesi cioè immediatamente successivi all’elezione del cardinale Carlo Rezzonico al soglio pontificio avvenuta il 16 luglio.

Sala del Tiepolo
In questo ambiente si può ammirare il terzo dei quattro soffitti di Giambattista Tiepolo presenti a Ca’ Rezzonico: si tratta di una tela sagomata raffigurante la Nobiltà e la Virtù che abbattono la Perfidia. Contrariamente agli affreschi delle altre sale del primo piano nobile, quest’opera non è originaria del palazzo, ma fu eseguita tra il 1744 e il 1745 per conto di Pietro Barbarigo; passata per linea ereditaria in proprietà Donà dalle Rose, fu acquistata nel 1934 dal Comune di Venezia per essere esposta in questa sala entro una cornice di stucchi appositamente predisposta. Le splendenti figure della Nobiltà e della Virtù, riccamente vestite, si stagliano contro il cielo luminoso; fa loro corona l’abituale repertorio di deliziosi putti alati, mentre due elegantissimi paggi reggono lo strascico. La Perfidia, vestita di toni grigi, precipita verso il basso seguita dal pipistrello che un amorino inavvertitamente ha preso al laccio. Si noti la cura con cui è descritto il paggio che regge lo strascico, sia nei tratti fisionomici che nell’elegantissima veste, stupenda prova delle ineguagliabili capacità ritrattistiche del maestro che in questo caso pare aver usato quale modello il figlio Giuseppe Maria.

Vari altri dipinti sono esposti alle pareti, mentre l’arredo della sala include mobili di diversa provenienza e di altissimo pregio artistico.

Il viaggio continua al secondo piano...
Al secondo piano, che si apre con il Portego dei dipinti dominato da due tele giovanili del Canaletto, da non perdere sono la sala dedicata agli affreschi staccati dalla Villa Zianigo eseguiti da Giandomenico Tiepolo, la Sala del Parlatorio e la Sala del Longhi.
Il Portego dei dipinti
Nel Portego del secondo piano nobile del palazzo sono raccolti, secondo l’uso tipicamente veneziano della “quadreria”, i più importanti dipinti di proprietà del museo con capolavori di Luca Carlevarijs, Francesco Guardi, Giambattista Piazzetta, Gian Antonio Pellegrini, Marco Ricci, Francesco Zuccarelli, Giuseppe Zais e Canaletto con le due opere giovanili Veduta del rio dei Mendicanti e quella del Canal Grande da Ca’ Balbi verso Rialto. Recentemente acquistate dal Comune di Venezia (1983), sono le uniche vedute del maestro che si possano ammirare nelle collezioni pubbliche di Venezia. Costituiscono – assieme alle due tele che in origine facevano parte della stessa serie e che ora si trovano nella collezione Thyssen a Madrid – i più alti raggiungimenti della fase giovanile del pittore, all’inizio degli anni venti, quando decise di abbandonare la pratica della scenografia teatrale, fino allora svolta alle dipendenze del padre, per dedicarsi al vedutismo.

Veduta del rio dei Mendicanti, Canaletto.

Il Canal Grande da Ca' Balbi verso Rialto, Canaletto.

Veduta di un porto fluviale, Luca Carlevarijs.

Morte di Dario, Gambattista Piazzetta.

Gli affreschi di Giandomenico Tiepolo dalla Villa di Zianigo
Da qui si entra nell’area del museo dedicata alla ricomposizione del ciclo di affreschi di Giandomenico Tiepolo, eseguiti dal 1759 al 1797 per la villa di sua proprietà, tuttora esistente a Zianigo, piccolo centro prossimo a Mirano nella campagna a ovest di Venezia. Essi vennero strappati nel 1906 per essere venduti in Francia ma, bloccata l’esportazione dal Ministero alla Pubblica Istruzione, vennero acquistati dal Comune di Venezia e dallo Stato italiano. Furono poi trasferiti nel 1936 a Ca’ Rezzonico con un allestimento che tenta di ricostruirne – sia pure con qualche differenza e sovrapposizione – la disposizione originaria. Questo straordinario ciclo – restaurato nel 1999-2000 da Ottorino Nonfarmale grazie ai soci di The Venice International Foundation – costituisce uno dei momenti più affascinanti e singolari di tutta Ca’ Rezzonico, non meno che dell’ultimo scorcio del XVIII secolo a Venezia.

La passeggiata in villa, Giandomenico Tiepolo.

Minuetto in villa, Giandomenico Tiepolo.

Tra i capolavori che si possono ammirare in queste stanze c’è il Mondo nuovo firmato e datato 1791. La scena è di grande suggestione: rappresenta, di spalle, una piccola folla che attende di porre l’occhio all’obiettivo di una specie di cosmorama o di diorama per scorgervi raffigurazioni e scene di cose lontane. Essa si carica ai nostri occhi delle più singolari e inquietanti valenze: l’attesa di un evento, la mancanza dei volti, la metafisica semplicità del paesaggio e della baracca dell’imbonitore fanno di questa figurazione una delle più emblematiche e, a tratti, struggenti testimonianze della coscienza di una fine imminente e dello sbigottimento curioso per il mondo che s’annuncia in segni e indizi di ancor problematica lettura.

Mondo Novo, Giandomenico Tiepolo.

Alcuni vogliono riconoscere nelle due figure di profilo, sulla destra, Tiepolo padre, a braccia conserte, dai tratti ironici e penetranti e, più dietro, il figlio, con l’occhialino.

Particolare del Mondo Novo.

Da non perdere è poi la stanza successiva che raccoglie affreschi con scene della vita di Pulcinella: Pulcinella e i saltimbanchi, Pulcinella innamorato, Pulcinella che gozzovigliano (1797); sul soffitto il famosissimo ovale con l’altalena di Pulcinella (1793).

Sono proprio i Pulcinella i veri dominatori della commedia umana di Giandomenico Tiepolo a Zianigo: paiono via via affacciarsi su tutte le scene per prender a poco a poco tutte le parti, giocare tutti i ruoli, sostituirsi a ogni individualità e carattere.

La storia senza tempo di Pulcinella è giunta al suo epilogo e al suo apice, un linguaggio compiuto di eccezionale versatilità e ricchezza che può dire tutto ed essere tutto: una via crucis blasfema non meno che dolente e tragica; un poema eroico e un lazzo osceno; una preghiera accorata o un romanzo, un ritratto, una maledizione.

L'altalena di Pulcinella, Giandomenico Tiepolo.

Sala del Parlatorio
Sono qui esposte due tra le più due celebri tele di Francesco Guardi, quelle che raffigurano il Parlatorio delle monache di San Zaccaria e il Ridotto di palazzo Dandolo a San Moisè, eseguite nella seconda metà del quinto decennio. Si tratta di due “vedute d’interni” in qualche modo anticipatrici di quelle della città che Francesco comincerà a produrre salo a partire dalla fine del decennio successivo: si noti infatti la qualità delle vivacissime macchiette, che hanno la stessa freschezza di tocco e la stessa leggerezza di colore di quelle che popolano le sue innumerevoli vedute di Venezia. Il Parlatorio mostra la sala delle visite del monastero di San Zaccaria, dove parenti e amici potevano avere colloqui con le religiose: in queste occasioni di festa venivano anche organizzate recite di burattini per i piccoli ospiti.

Il Ridotto mostra invece la sala grande della casa da gioco di palazzo Dandolo a San Moisè, tappezzata di “cuori d’oro”, nello stato precedente al 1768.

Sala Longhi
Questa stanza può costituire un originale campo di raffronto tra due delle diverse anime del Settecento veneziano: quella rococò, allegorico-mitologica , spumeggiante e sensuale nella tela ovale a soffitto di Giambattista Tiepolo con Zefiro e Flora e quell’altra illuminata e ironica, razionale e indagatrice, lucida e critica nelle tele “di genere” di Pietro Longhi che s’infittiscono sulle pareti.

A soffitto, la tela con Il trionfo di Zefiro e Flora proviene da Ca’ Pesaro e appartiene a un momento ancora giovanile nell’operato di Giambattista, negli anni trenta. La compresenza di Zefiro – uno dei quattro venti – e della dea dei fiori allude alla primavera e quindi alla fecondità. I colori sono trasparenti e squillanti; pezzi virtuosistici di bravura si alternano alle notazioni sensuali degli incarnati, alle piacevoli contrapposizioni di elementi e intonazioni di colore.

Particolare del Trionfo di Zefiro e Flora.

Particolare del Trionfo di Zefiro e Flora.

Alle pareti, nella ricca serie di tele di Pietro Longhi, compare invece la vita quotidiana di ricchi patrizi e umili contadini, visite allo studio del pittore e il parrucchiere in azione, la conversazione domestica e le curiosità “esotiche e mostruose”, i gruppi di famiglia e i concertini; insomma, un gran repertorio di situazioni, accidenti e piaceri.

Al di là della gradevolezza di queste piccole scene il linguaggio indagatore di Longhi fruga e restituisce ai nostri occhi la forma e i modi di essere di una civiltà altissima, di una esemplare qualità della vita e, insieme, di una coscienza culturale tra le più consapevoli che sia dato storicamente di incontrare. Egli soprattutto eccelle negli straordinari interni domestici, vere e proprie vedute d’interni non meno lucide e razionali del vedutismo d’esterni canalettiano.

Il rinoceronte, Pietro Longhi.

Colloquio tra baute, Pietro Longhi.

La furlana, Pietro Longhi.

Un terzo piano inaspettato
Al terzo piano, infine, oltre alla preziosa Pinacoteca Egidio Martini, è ospitata la Farmacia Ai do San Marchi. Fino al 1908 la Farmacia si trovava in campo San Stin a Venezia e l’arredo venne acquistato dall’antiquario parigino Raoul Heilbronneur, che poi preferì donarlo ai Musei Civici di Venezia. I mobili e gli oggetti nel 1936 vennero trasferiti al terzo piano di Ca’ Rezzonico.

La farmacia si compone di tre ambienti, tra loro comunicanti.
Il primo, la bottega vera e propria, è allestito con un elegante mobilio in radica di noce scura e ha sugli scaffali 183 vasi in maiolica decorata, destinati a contenere le spezie e i materiali necessari alla confezione dei medicamenti, opera della manifattura veneziana dei Cozzi.
Il secondo ambiente è occupato dal laboratorio, con il caminetto e il fornello, oltre agli alambicchi in sottilissimo vetro, usciti dalle fornaci muranesi.

La Farmacia Ai do San Marchi.

Il terzo ambiente, infine, è quello del retro-farmacia con le pareti completamente ricoperte da una boiserie in legno d’abete dipinto, arricchita di capitelli intagliati e di altri elementi decorativi. Qui sono collocati, negli scaffali, vasi di maiolica e in vetro oltre a due grandi mortai, usati per polverizzare le materie prime.

Particolare della Farmacia Ai do San Marchi.

Particolare della Farmacia Ai do San Marchi.

Riconoscimenti: storia

FONDAZIONE MUSEI CIVICI DI VENEZIA

Presidente
Mariacristina Gribaudi

Vice-presidente
Luigi Brugnaro

Consiglieri
Bruno Bernardi, Barbara Nino, Roberto Zuccato

Direttore
Gabriella Belli

Segretario Organizzativo
Mattia Agnetti

Ca' Rezzonico
Alberto Craievich

Google Cultural Institute Exhibition curata da
Alessandro Paolinelli, Silvia Catani

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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