1800

I Tappeti di Sardegna

Unioncamere

“Il telaio in Sardegna faceva parte integrante del corredo e le ragazze di ogni classe sociale imparavano sin da piccole a utilizzarlo con insegnamenti che si trasmettevano di madre in figlia”

La Storia

La tessitura nell’oristanese e in tanti centri della Sardegna è sempre stata prerogativa delle donne come produzione artigianale, agli inizi quasi esclusivamente per uso familiare e in seguito anche come attività imprenditoriale. 

La prima tipologia di produzione era destinata soprattutto al corredo della donna che veniva prodotto a casa con l’utilizzo del telaio in legno, strumento presente pressoché in ogni abitazione.  

Negli anni ’60 si ebbe una rivoluzione nel settore del tessile che interessò tutta l’isola grazie all’azione operata dall’I.S.O.L.A. (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigianale) che avviò un programma di corsi al fine di provvedere alla “divulgazione e al collocamento della produzione artigiana della Sardegna nonché al perfezionamento degli artigiani attraverso appositi corsi e scuole”.

Samugheo riuscì a cogliere pienamente il senso dell’operazione e nel giro di pochi anni qui nacque un folto gruppo di imprese artigiane che riuscirono a soddisfare le varie tipologie di richieste del mercato. 

La vitalità di queste imprese portò in breve tempo alla creazione di una rete commerciale e il tappeto divenne il prodotto di punta della loro produzione.

Il Prodotto

La storia della tessitura in Sardegna ha origini antichissime. Ha subito influenze dagli altri popoli del Mediterraneo, ma ha costruito anche delle sue specificità. Era consuetudine che ogni tessitrice “generazionale” custodisse quegli schemi decorativi ripetuti da centinaia d’anni per orgoglioso senso di preservazione della tradizione ereditata. 

Tali schemi si individuano identici negli antichi manufatti ancora esistenti che, a causa della deteriorabilità dei materiali e dell’uso, risalgono solo al 1800. Il lavoro al telaio era un momento della giornata durante il quale si “riposava”, si rifletteva, si fantasticava, si dava corpo al bisogno di trasmettere la storia della famiglia e del luogo abitato. 

Per questo motivo si trovano indicazioni precise riguardanti la semplice vita quotidiana raccontata attraverso simboli metaforici ridotti a semplici raffigurazioni schematizzate. 

Si scorgeranno quindi figurine e segni che ricordano i  bronzetti nuragici antropomorfi e zoomorfi attestando l’origine arcaica della tessitura in Sardegna.

L'elenco dei motivi decorativi e delle loro combinazioni è vastissimo e in molti casi se ne è perso il significato: motivi geometrici alternati a motivi antropomorfi, zoomorfi, fitomorfi, motivi religiosi e araldici.

Ricostruire la storia di ogni singolo motivo è un’impresa ardua e forse impossibile da realizzare, in quanto sono testimoni di vicende storico-culturali-commerciali in cui l’isola venne a contatto con realtà molto lontane, da cui ha appreso la simbologia dimenticandone il significato originale o attribuendone propri.

Le Tecniche

Il telaio utilizzato per la lavorazione tessile nell’oristanese è quello denominato “orizzontale”. I passaggi per la realizzazione dei prodotti seguono uno schema di base fisso per poi avere delle differenziazioni per la produzione di lavori attraverso le diverse tecniche. 

Si parte dall’impostazione del telaio con la stesura dell’ordito, composto da una serie di fili di lana o cotone che assieme alla trama costruiranno la struttura tessile. Tra le tecniche maggiormente utilizzate ricordiamo quella a “un indente”, tecnica che si ottiene facendo scorrere lungo l’ordito i fili di trama e battendoli con forza fino a nasconderli completamente. 

Dato che il colore del tessuto è in questo caso determinato dai soli fili di trama, l’ordito può anche essere di colore diverso, sia monocromo che screziato nei toni naturali della lana. 

È un tipo di tessitura molto utilizzato per la produzione di grandi coperte che vengono decorate con la tecnica delle trame supplementari sovrapposte. 

Oggi la tecnica più utilizzata è tuttavia quella a “pibiones” o “a ranu”.

La lavorazione di questa tecnica vede l’inserimento di una trama di spessore maggiore rispetto a quelle di fondo per ottenere un particolare effetto di rilievo. 

Questa trama viene avvolta, ogni volta che il disegno lo richieda, sopra un apposito ferro collocato sulla parte anteriore del tessuto; al successivo passaggio di spola la trama più sottile viene lanciata normalmente e serrata sulla precedente che viene così bloccata. 

I ferri vengono a questo punto estratti lasciando in rilievo, sul diritto del tessuto, ricci ad anello formati dalle trame di maggior spessore. 

L’insieme dei corsi di trama realizzati in questo modo crea il motivo ornamentale.

Strumenti

Il telaio orizzontale ha una struttura molto semplice e ha mantenuto inalterato nel tempo tutte le sue caratteristiche. 

Le strutture del passato potevano permettere la realizzazione di tessuti larghi al massimo 75 cm ma dopo la produzione su larga scala, sono stati costruiti telai che potevano tranquillamente superare i 200 cm di larghezza. 

Alcuni elementi sono fissi e possono essere considerati come parti portanti del telaio. Vi sono poi alcune parti mobili che con i loro movimenti servono alla realizzazione del manufatto. 

Un elemento esterno alla struttura del telaio è la spola che permette il passaggio del filo di trama attraverso i fili dell'ordito. Per facilitare il lavoro alcuni telai sono dotati di battitura meccanica lasciando inalterato il lavoro manuale.

Riconoscimenti: storia

Curator — Camera di Commercio di Oristano

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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