1859 - 1893

PITTURA DEL RISORGIMENTO

La Collezione della Fondazione Cariplo

“La Patria è il pensiero d'amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio.”
Giuseppe Mazzini

I decenni del Risorgimento, gli anni compresi tra la metà e la fine del XIX secolo, rappresentarono un momento di intensa vitalità e di rinnovamento dei mezzi espressivi dell’arte italiana. In quegli anni si succedettero repentinamente grandi avvenimenti, impensabili fino a poco tempo prima, che videro per la prima volta la partecipazione corale del popolo. Parallelamente si assistette nel mondo dell’arte a un profondo mutamento dei generi pittorici, dei temi, delle gerarchie e, soprattutto, alla nascita di una pittura ispirata alle vicende del Risorgimento in grado di competere con la pittura di stori­a internazionale. 

Un importante nucleo di dipinti d’epoca e soggetto risorgimentale, attualmente nella Collezione della Fondazione Cariplo, racconta con straordinaria vivacità e intenso realismo questo momento cruciale della storia e dell’arte italiana.

Gerolamo Induno, La Battaglia della Cernaia, 1859

La Battaglia della Cernaia di Gerolamo Induno, una delle prime realizzate in dimensioni monumentali, presentata all'Esposizione di belle arti dell'Accademia di Brera del 1859 e acquistata da Vittorio Emanuele II per le proprie collezioni del Castello di Racconigi, ci conduce nel cuore di un’azione bellica risorgimentale. Il dipinto è condotto dal vero sulla base degli schizzi realizzati dal pittore al seguito dell'esercito piemontese, inviato nel 1855 in Crimea al fianco di quello anglo-francese per difendere l'impero Ottomano, contro la Russia. Dipinta nel 1857, l’opera raffigura la battaglia combattuta il 16 agosto 1855, cui Induno aveva partecipato come bersagliere.

In una composizione ripartita dalla linea dell'orizzonte, il pittore impagina in primo piano una serie di episodi che hanno come protagonisti, ora due soldati russi morenti confortati dal cappellano, ora gruppi di militari schierati, mentre su tutti risalta la figura del generale Alfonso La Marmora a cavallo. A questi si affiancano diversi episodi minori, dispo­sti sull'intero ed ampio piano prospettico. Nel chiarore dell'orizzonte si intravedono, inoltre, i movimenti delle truppe nei pressi del fiume Cernaia, dove i piemontesi ottennero alcune vittorie al fianco dell'esercito francese.

È opera di Gerolamo Induno, volontario garibaldino nel 1859, anche La presa di Palestro del 30 Maggio 1859, grande tela presentata a Brera nel 1860 raffigurante la prima vittoria conseguita nella seconda guerra d’indipendenza dall'esercito piemontese contro gli austriaci, episodio che portò all'annessione della Lombardia al Regno di Sardegna. Il pittore vi descrive con grande realismo l’assembramento dei soldati in primo piano, tra i quali possiamo riconoscere, a sinistra, Vittorio Emanuele II a cavallo che osserva la cittadina appena conquistata, seguito dal generale Enrico Cialdini.

Gerolamo Induno, La presa di Palestro del 30 Maggio 1859, 1860
Sebastiano De Albertis, L'artiglieria della III divisione a San Martino, 1887

Sebastiano De Albertis, anch’egli pittore patriota e garibaldino, illustra invece la L'artiglieria della III divisione a San Martino, episodio della battaglia che determinò, nel 1859, le sorti della seconda guerra d’indipendenza. L’opera fu realizzata per l’esposizione nazionale di Venezia del 1887, in un momento in cui De Albertis si era ormai specializzato in scene di battaglia risorgimentali, in parte derivate dalla lezione del suo maestro Gerolamo Induno. Anche in questa tela spicca la sua abilità nel rappresentare la cavalleria, accanto a scene di crudo realismo. De Albertis riprende la scena in modo apertamente scenografico, collocando lo spettatore nelle retrovie, nel mezzo del movimento dell’artiglieria, mentre lo scontro vero e proprio è nascosto alla vista degli stessi protagonisti da una fitta coltre di polvere che occupa il centro della composizione. Ma sono ormai passati vent’anni dallo svolgimento dei fatti, e la tensione genuina dell’epopea si confonde nella descrizione di dettagli di genere.

Domenico Induno, L'arrivo del bollet­tino di Villafranca, 1861-1862

L'arrivo del bollet­tino di Villafranca di Domenico Induno è invece ispirato, e coevo, all'episodio dell'armistizio im­posto da Napoleone III agli italia­ni nel luglio 1859. Domenico, come il fratello Gerolamo Induno patriota e garibaldino, adegua un soggetto contemporaneo alle modalità più aggiornate e spontanee della pittura di genere, ricavandone un repertorio iconografico assolutamente personale, tradotto nella tela con una pennellata libera e mossa, su delicati accordi cro­matici dagli effetti quasi cangian­ti.

Il dipinto, che rappresenta una diversa versione di un’opera di analogo soggetto presentata all'Esposizione di belle arti dell'Accademia di Brera nel 1860, coglie le diverse reazioni di un gruppo eterogeneo di persone riunite in una trattoria fuori porta, alla notizia dell’armistizio, giunta inaspettatamente, e che generò in tutta la penisola, specie tra la gente comune, una violenta ondata d'indignazione. L’opera di Induno fu accolta con grande interesse e ammirazione per il suo carattere innovativo, divenendo un esempio dell’evoluzione che interessava all’epoca la pittura di genere, sempre più orientata verso il contemporaneo, nobilitato dal grande formato e reso sempre più verosimile dall’attenzione e sensibilità per la sfera emotiva, espressiva e gestuale dei personaggi, qui definiti con grande cura e rispondenza al vero.

 

Gerolamo Induno, Garibaldi a Sant’Angelo (Capua), 1862

Giuseppe Garibaldi, protagonista indiscusso del nostro Risorgimento, nella pittura di storia di Gerolamo Induno è al contempo simbolo epico e figura umanissima. Nella tela intitolata Garibaldi a Sant'Angelo (Capua), replica dell'opera presentata dal pittore all'Esposizione di belle arti dell'Accademia di Brera nel 1861, il Generale si staglia solitario nel luminoso paesaggio dell'Italia meridionale, su un'altura dominante la piana del fiume Volturno da dove si scorge il profilo della città di Capua; stringe fra le dita un sigaro, in una posa naturale. Sulla destra due militari a cavallo sembrano attenderlo, rispettando la sua sosta pensosa sul luogo dove il suo esercito di volontari ha appena conseguito un'eroica vittoria. Di lì a poco Garibaldi incontrerà a Teano Vittorio Emanuele II per consegnargli i territori conquistati, segnando la fine dell'esperienza dei Mille e l'inizio del Regno d'Italia.

Il realismo di questo ritratto si intreccia in maniera indissolubile col valore eroico del personaggio esemplificando la capacità del pittore, propria anche al fratello Domenico, di avvicinare alla vita del popolo gli eventi e i protagonisti della storia contemporanea.

 Gerolamo Induno, Sentinella, 1851
Angelo Trezzini, La lettera dal campo, 1867

INella Sentinella, opera del decennio precedente, Gerolamo Induno sceglie un personaggio marginale, quale il giovane garibaldino che non rinuncia a fumare la sua pipa mentre è di vedetta, permettendo al pittore di tradurre un episodio storico in un’immagine di quotidiana semplicità.

La narrazione degli eventi risorgimentali compiuta attraverso i volti del popolo ed i luoghi più umili, ottiene in questi decenni anche un vasto successo di pubblico.

AAl fortunato ciclo di opere che ben esemplificano in Collezione questo particolare e fortunato aspetto della pittura di genere appartiene anche La lettura di una lettera giunta dal campo di Angelo Trezzini.

Si tratta di una replica di dimensioni minori, datata 1867, di un dipinto con il quale nel 1861 il pittore si era aggiudicato un premio dell’Accademia di Belle Arti di Brera.

Una contadina lombarda, madre di un volontario, ascolta assieme a tutta la sua famiglia la lettura di una missiva del figlio, compiuta dal curato del villaggio. Trezzini ambienta la scena nella casa del curato, arredata con il ritratto del re e la carta d’Italia; in questo modo allontana ogni polemica anticlericale legata alle lotte risorgimentali, suggerendo l’idea della riconciliazione tra Stato e Chiesa, in atto all’indomani dell’unità nazionale.

Il soldato ferito, altra opera coeva di Angelo Trezzini, proviene dalla raccolta di Francesco Turati, esponente di punta della nuova borghesia lombarda imprenditoriale. Il soggetto è direttamente ispirato ad un tema più volte affrontato dal maestro, e cognato, di Trezzini, Domenico Induno, dal cui insegnamento egli non si discosterà per tutta la sua carriera.

L ’artista impagina la composizione attorno al soldato ferito adottando un’estrema sintesi compositiva. Un sentimento di disillusione permea la scena, come in una disincantata riflessione sugli esiti di una passione civile che aveva coinvolto tutti gli strati sociali.

Domenico Induno, Return of the Wounded Soldier, 1854

È dunque significativo il confronto con Il ritorno del soldato ferito di Domenico Induno, precedente il dipinto di Trezzini, che raffigura un soldato appena congedato a causa delle ferite riportate in guerra, ritratto mentre stringe fra le mani la lettera di congedo. Induno descrive nell'intimità di un'umile dimora la dolorosa condizione del volontario di guerra, afflitto dall'impossibilità di servire la causa indipendentista al seguito di Giuseppe Garibaldi. La luce che entra dalla finestra, e gli accostamenti cromatici tesi a far risaltare la giubba rossa del soldato, accentuano, inoltre, la tensione narrativa della scena.

Sebastiano De Albertis, La suoneria della biada (Il richiamo dei cavalli sbandati), 1893

Nel 1893, dunque a molti anni di distanza dalle guerre d’indipendenza, Sebastiano De Albertis, che ne aveva attivamente preso parte, esegue per l’imprenditore milanese Ferdinando Bocconi, La suoneria della biada (Il richiamo dei cavalli sbandati), opera presentata all’Esposizione Triennale di Brera l’anno seguente.

Il dipinto rievoca una scena semplice di vita militare, anch’essa permeata da un senso di nostalgia e solitudine, quasi a significare la fine di un’epoca. I cavalli richiamati a rientrare nella schiera per essere foraggiati e alloggiati per la notte sono i protagonisti di un episodio condotto con un’intonazione crepuscolare, ben diversa dall’accento eroico delle numerose scene di battaglia abitualmente rappresentate dall’artista anche negli anni della maturità, e che ancora riscuotevano un notevole successo di mercato, segno della vitalità dei temi di ispirazione risorgimentale presso il collezionismo, ancora nell’ultimo scorcio del secolo.

Riconoscimenti: storia

Autore — Giovanna Ginex, Domenico Sedini, Laura Casone, Elena Lissoni
Gruppo di progetto —
Lucia Molino, Mario Romano Negri, Cristina Chiavarino —

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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