Tesori della marineria e strumenti scientifici

Veneranda Biblioteca Ambrosiana

nelle collezioni dell'Ambrosiana

Fondata dal Cardinale Federico Borromeo nel 1607, l'Ambrosiana fu una delle prime Biblioteche al mondo ad essere aperta al pubblico. Le sue collezioni oggi contano più di trentamila manoscritti, quindicimila pergamene e un milione di libri stampati, con antiche e preziose testimonianze provenienti dalle culture più diverse, tra cui vere e proprie curiosità. Tra queste vi è un cospicuo fondo di manoscritti legati alla storia della marineria e della navigazione.

"Relazione del primo viaggio intorno al mondo"
Tra i tesori di cultura marinare custoditi dall'Ambrosiana emerge il manoscritto originale di Antonio Pigafetta: "Relazione del primo viaggio intorno al mondo". La flotta di Magellano salpò il 10 agosto 1519 alla ricerca della "isola delle spezie". L'equipaggio si componeva di circa 260 uomini di varia nazionalità e un unico passeggero di nome Antonio Pigafetta. Questi era esonerato da compiti marinareschi.

Magellano incarica Pigafetta come addetto particolare incaricandolo di tenere un diario di tutto quello che succede a bordo e non solo.

Il manoscritto è in pratica il diario di bordo compilato dal navigatore vicentino al seguito di Magellano.

I portolani
Posto di rilievo nella collezione è occupato dai preziosissimi portolani o, meglio, le carte portolaniche.

Vale la pena precisare che il termine "portolano" con il quale vengono comunemente chiamate queste carte è impreciso per non dire scorretto.

Come portolano deve essere infatti inteso quel libro, anzi quel codice che, in epoca medievale, in assenza di carte nautiche, descriveva letterariamente le coste, dandone le caratteristiche, i punti di riferimento, i porti e gli approdi.

Una guida per il navigatore, insomma, come la intenderemmo oggi.

Nascevano in genere come resoconti di viaggi e si possono considerare i discendenti degli antichi peripli.

I portolani di Francesco Pizzigano
Le carte più antiche appartengono a un atlante del 1373 del veneziano Francesco Pizzigano, già noto autore, insieme al fratello (o ai fratelli) di un mappamondo datato 1367.

Vincenzo Pizzigano, che aveva bottega a Venezia, era probabilmente un semplice "copiatore" più che un cartografo. L'atlante dell'Ambrosiana contiene cinque carte portolaniche a colori di piccole dimensioni (cm 12,5 x 15,1) e quattro carte di autore anonimo.

Le ridotte dimensioni di atlanti come questo hanno fatto pensare a opere di divulgazione destinate alle persone colte del tempo, più che ai navigatori.

Tuttavia è stato ipotizzato anche che, al contrario, erano proprio le loro dimensioni a renderli più funzionali. Infatti, mentre la carta di grandi dimensioni per essere distesa richiedeva uno spazio notevole ed era più soggetta a lacerarsi o ad accartorciarsi, i fogli dell'atlante, generalmente incollati su cartone o su tavolette di legno, una volta adoperati e richiusi, rimanevano più distesi e meno soggetti a deterioramenti.

La Grande Carta portolanica di Jacopo Vesconte Maggiolo
Assolutamente spettacolare per le dimensioni e per la bellezza artistica dei suoi disegni è la Grande Carta portolanica di Jacopo Vesconte Maggiolo, genovese.

La carta, su pergamena intera delle dimensioni di cm 124,5 x 86,7, raffigura a colori l'area del Mediterraneo e le coste orientali dell'Atlantico settentrionale.

Nell'Atlantico sono disegnate otto navi e vele spiegate.

L'Asia e l'Africa sono caratterizzate da dieci padiglioni regali riccamente damascati.

Otto sono in Africa e sotto il sesto, accanto alla scritta Etiopia, è raffigurato il leggendario "Prete Gianni".

Il nono è in Asia e rappresenta "Lo Gran Turcho"

L'ultimo, a cavallo tra Asia e Europa, rappresenta il "Re de Tartaria".

Le città sono rappresentate cinte da mura, con torri e bandiere.

Altro notevole particolare estetico, che dimostra la raffinatezza di quest'opera, è la rifinitura del disegno con due ampie cornici decorate che racchiudono la carta.

Sul collo della pergamena è raffigurata una Madonna seduta in trono con in braccio il Bambino.

Gli astrolabi e le sfere armillari
Oltre agli Atlanti e alle mappe portolaniche, l'Ambrosiana custodisce cimeli, astrolabi, e sfere armillari provenienti dalla raccolta del celebre naturalista secentesco Manfredo Settala. Tali strumenti, specialmente gli astrolabi, erano anticamente utilizzati anche in navigazione per determinare la posizione delle stelle.

Questo astrolabio permette di determinare la posizione di trentotto stelle.

Un particolare curioso: in corrispondenza del segno del Capricorno si nota una testa di drago. Il cui corpo descrive un cerchio e termina in corrispondenza della costellazione dello scorpione.

Potrebbe trattarsi di un uroboro, antichissimo e complesso simbolo che rappresenta un serpente o drago che si morde la coda, ricreandosi continuamente e formando così un cerchio dell'eterno ritorno.

Una sfera armillare è un modello del firmamento, costituito da cerchi metallici (armille in latino), con un piccolo globo al centro che rappresenta la Terra, secondo il sistema tolemaico.

Questi strumenti sono stati usati per studiare e illustrare il movimento dei corpi celesti attorno alla Terra. Questa armilla porta la firma di Manfredo Settala e la data 1644.

Questa sfera armillare è stata realizzata probabilmente in ottone argentato e illustra la teoria copernicana del moto lunare. Copernico infatti, tentò di illustrare l'irregolarità di tale moto con un sistema di epicicli.

Si tratta quindi di una tipologia di sfera armillare molto particolare ed estremamente rara, risalente alla prima metà del XVII secolo

Riconoscimenti: storia

Collegio dei Dottori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana

Direttore della Pinacoteca Ambrosiana:
Monsignor Alberto Rocca

Ufficio Mostre ed Eventi:
Elena Fontana
Michele Figlioli
Carolina Donzelli

Referenti Veneranda Biblioteca Ambrosiana per il progetto Google Arts&Culture:
Michele Figlioli
Carolina Donzelli

Creazione stories e editing testi:
Carolina Donzelli con la collaborazione di Federica Lamberti

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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