Sant'Agata visitata in carcere da San Pietro (1597) di Federico ZuccariVeneranda Fabbrica del Duomo di Milano
Sant'Agata e San Pietro
La pala Sant’Agata visitata in carcere da san Pietro è opera di Federico Zuccari (S. Angelo in Vado 1540 circa - Ancona 1609), artista cui Federico Borromeo – al tempo Arcivescovo in Milano - fu particolarmente legato. L’opera fu commissionata dalla Veneranda Fabbrica nel 1597, per ornare l’altare dedicato a Sant'Agata, posto nella sesta campata della navata meridionale del Duomo.Il dipinto si collocata all’interno di un’ampia campagna di lavori volta alla realizzazione dei nuovi altari laterali della Cattedrale e del relativo apparato decorativo. I progetti per i nuovi altari si devono a Pellegrino Tibaldi, artista e architetto favorito di San Carlo Borromeo.
Sant'Agata martire
Vergine d'eccezionale virtù e bellezza, la Passio riporta le vicende di Agata collocandone la vita al tempo dell'imperatore Decio (251 d.C.), a Catania. Il procuratore bramoso di concupirla, ma respinto, la fa arrestare e la tiene prigioniera. Ella non cede alle lusinghe e non abiura il credo cristiano, la sua fede è salda. Incarcerata, come punizione le sono recisi i seni e nel momento di massima sofferenza riceve la visita di San Pietro che le risana i seni amputati. La tela dello Zuccari raffigura il momento dell'incontro tra i due: il Santo regge l'ampolla con l'unguento miracoloso. La memoria di Sant’Agata ricorre il 5 febbraio. La pala raffigura l’episodio in cui la vergine e Santa martire siciliana si trova in carcere in seguito al supplizio, e riceve la visita di San Pietro.
Un piatto d'argento raccoglie i seni amputati, Agata ha la veste sporca di sangue, indica il cielo con un gesto teatrale e palese. Un fanciullo regge dei ceri ed entra in scena sulla sinistra.
San Pietro compie il miracolo, risana i seni amputati. "Ma io ho seni integri dentro, nell'anima mia, con i quali nutro tutto il mio pensiero, che fin dall'infanzia ho consacrato a Cristo Signore".
Le figure, tratteggiate con solenne monumentalità, hanno una gestualità teatrale ed eloquente che rende la scena di immediata leggibilità.
L'opera risponde alla visione del Cardinal Federico Borromeo - Arcivescovo di Milano dal 1595 - della pittura quale mezzo per favorire la comprensione del racconto sacro e la devozione da parte dei fedeli.
In calce all'opera è riconsocibile la firma dell'artista F.Z.
Esposta temporaneamente presso la Chiesa di San Gottardo in corte, l'opera è oggi tornata nella sua originaria collocazione in Duomo, sopra l'altare di Sant'Agata.
Il restauro
Con l’ultimo restauro conservativo del 2019 - ad opera della restauratrice Eliana Tovagliaro d’intesa con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano - si è proceduto alla pulitura e al recupero della leggibilità delle figure. Si è evidenziato infatti come il dipinto abbia “molto sofferto” a causa dei pesanti rimaneggiamenti occorsi nei secoli. Il restauro
della pala è stato reso possibile grazie al generoso contributo di Comitato
“ArPiCa”, a ricordo del donatore Enrico Marini (1916-2014) architetto, pittore,
scultore.
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