Storia dell'Orto Botanico

Alla ricerca della botanica moderna

Da Sistema Museale Università di Parma

Illustrazione storica del progetto originaleSistema Museale Università di Parma

Historical representation of the original layout

Istituito nel 1770 sotto la guida dell’abate Giambattista Guatteri, l’Orto Botanico di Parma nasce grazie al duca Ferdinando I di Borbone e col fondamentale sostegno della famiglia Sanvitale. A Guatteri si deve l’orientamento sperimentale-naturalistico, che ha posto le basi per una botanica moderna: studio dal vivo, indagini floristiche del territorio, introduzione di piante esotiche, scambio di semi con altri Orti. Sotto la sua guida, l’Orto raggiunse una ricchezza tale da meritare la considerazione dei più illustri botanici del tempo.

Foto antica delle serre ferdinandeeSistema Museale Università di Parma

Le serre fernandee

Le caratteristiche aranciaie furono edificate tra il 1790 e il 1793 su progetto di un allievo dell’architetto di corte Ennemond-Alexandre Petitot. La presenza di zone differentemente riscaldate grazie a stufe (calidarium e tepidarium), permise di soddisfare la necessità di preservare piante sensibili ai rigori invernali. Un tempo erano dotate di gradinate per disporre vasi che in estate erano collocati all’esterno.

Sede didatticaSistema Museale Università di Parma

La struttura, più che a una serra vera e propria, rimanda alle aranciaie per via della singola parete a piccoli vetri esposta a Sud. Nei secoli l’edificio ha riscaldato cacao, caffè, banani, orchidee e pare si tentasse persino la produzione di ananas, da destinare alle tavole della corte ducale.

Attualmente, l’edificio ospita anche una parte del Museo di Storia Naturale. Le due serre sporgenti in vetro e metallo sono addizioni successive, datate attorno al 1950 e contengono piante insettivore e tropicali.

Foto attuale della scuola di BotanicaSistema Museale Università di Parma

La Scuola di Botanica

La Scuola di Botanica fu eretta nel 1859 in sostituzione dell’edificio noto come “fabbrica della calancà”, una tintoria di cotone che il fondatore dell’orto Giambattista Guatteri usò a lungo come ricovero invernale dei vasi, prima della costruzione delle serre. Nata con funzioni didattiche e di conservazione delle sementi, ospita oggi le collezioni museali e librarie dell’Orto Botanico, compresi gli erbari storici.

Foto interni bibliotecaSistema Museale Università di Parma

La Biblioteca

Tra le collezioni museali meritano una menzione particolare l’erbario portatile di Giorgio Jan, antesignano dei sistemi moderni di identificazione botanica in campo, e quello della figlia di Maria Luigia di Parma, Albertina Sanvitale, con le sue composizioni floreali. Un’intera sala è occupata dal monumentale Erbario Gardoni, eccentrica opera di classificazione miscellanea di piante medicinali e altri materiali ad esse collegati.

Foto Erbario SanvitaleSistema Museale Università di Parma

L'Erbario Sanvitale

La contessa Albertina Sanvitale, figlia della Duchessa di Parma Maria Luigia allestì un erbario personale all’età di 11-13 anni. È costituito da frammenti di piante essiccate, fissate a doppi fogli con filo e riporta in lingua francese la località di raccolta e riferimenti a monumenti, strade e personaggi. La raccolta avvenne in occasione di viaggi in Europa, al seguito della madre. Si tratta di composizioni estetiche molto raffinate e la rilevanza più che scientifica è storica, da interpretare come un diario di viaggio e di memorie: una testimonianza della formazione estetica e culturale nel contesto di corte.

Foto Erbario JanSistema Museale Università di Parma

L'Erbario Jan

Erbario composto da 43 pacchi, che costituiscono a loro volta quattro erbari datati 1820: Flora Italiae superioris; Herbarium technico-georgicum; Herbarium toxico-medicum; Herbarium portatile. L’intera opera constava di 17.000 specie con 98.000 esemplari, ma fu trasportato da Jan a Milano presso il Museo Civico in occasione del suo trasferimento. A Parma è conservato anche il pregiato e originale erbario portatile, di dimensioni ridotte, ornato da fregi in oro e destinato al riconoscimento diretto sul campo.

Foto Erbario GardoniSistema Museale Università di Parma

L'Erbario Gardoni

Enorme e originale erbario generale, allestito dal farmacista Luigi Gardoni nel periodo 1836-1878. È costituito da 268 fascicoli e oltre 10.000 schede contenenti exsiccata di varia origine. Sono inoltre presenti 447 scatole contenenti parti vegetali, materiali pubblicitari, illustrazioni e porzioni di libri, oltre ad annotazioni di varia natura e oggetti associati agli usi delle piante. Gardoni ne fece una vera e propria ragione esistenziale, che trasuda dalle parti manoscritte regalando uno spaccato della vita farmaceutica del tempo.

Foto Erbario CasapiniSistema Museale Università di Parma

L'Erbario Casapini

Antico erbario di piante medicinali intitolato Naturalis Botanicae Icon, composto da 5 grandi fascicoli e comprendente 197 campioni. Fu terminato nel 1722 dal medico e botanico Giovan Battista Casapini. I campioni sono contornati da cornici elaborate e ciascuna specie presenta la prima lettera del nome a colori in oro. Vengono riportate annotazioni sugli usi terapeutici e sulle località di raccolta (parmense e piacentino).

Giardino all’italiana OLDSistema Museale Università di Parma

Il Giardino all’italiana - ieri

Nel corso del tempo l’Orto ha cambiato aspetto più volte, pur mantenendo due vocazioni essenziali: quella della ricerca botanica classica e quella dell’indirizzo erboristico-farmaceutico. Durante lo scorso secolo, ad esempio, le siepi del giardino all’italiana sono state rimosse e poi nuovamente messe a dimora, mentre ampi spazi verdi sono stati utilizzati per la coltivazione di piante medicinali. In continuità con l’uso storico, negli anni ’30 del secolo scorso, presso l’Orto fu ospitato uno dei primi corsi italiani di formazione universitaria in erboristeria.

Giardino all’italiana OraSistema Museale Università di Parma

Il Giardino all'italiana - oggi

L’Orto Botanico ospita attualmente circa mille specie vegetali e dal 1770 continua a svolgere il suo ruolo originario: essere un luogo d’incontro tra natura e città. La parte centrale conserva il giardino all’italiana come nel progetto settecentesco, quella orientale è occupata dall’arboreto, mentre in prossimità dell’ingresso si trova un giardino all’inglese con zone umide. Queste tre anime convivono nel comunicare ai visitatori il diverso rapporto tra sostenibilità ed estetica, tra naturalità e formalità, proponendo indicazioni che meglio integrino questi aspetti nel mondo contemporaneo.

ArboretoSistema Museale Università di Parma

L'Arboreto

Come ogni luogo vivo il giardino si trasforma per effetto della biologia, delle mode e delle iniziative umane. L’intero impianto mostra la stratificazione di attività naturali e non, come l’introduzione di nuove piante, l’abbattimento di quelle giunte a fine vita o l’alterazione della leggibilità storica del giardino all’italiana con la messa a dimora di alberi che hanno creato un’ombra caratteristica che limita però la vita di alcune specie. L’arboreto in particolare testimonia le dinamiche naturali tipiche dei luoghi in cui l’intervento umano è minimo.

Giardino Inglese/zone UmideSistema Museale Università di Parma

Il Giardino all'Inglese

Le tre aree illustrano le diverse anime del rapporto tra uomini e piante, connotando l’arboreto come un habitat prossimo a quelli spontanei, il giardino all’italiana come struttura formale a forte impostazione storico-culturale e il giardino all’inglese come esempio di paesaggio in cui esigenze estetiche ed ecologiche trovano un loro equilibrio sostenibile.

SucculenteSistema Museale Università di Parma

Succulente

L’Orto ospitata un’ampia collezione di piante succulente, prevalentemente Cactacee. Oltre a regalare fioriture tanto effimere quanto meravigliose e sorprendenti, queste specie aiutano a raccontare le capacità dei vegetali nell’adattarsi a condizioni ambientali estreme e permettono di introdurre i visitatori al tema del cambiamento climatico e della scomparsa di alcuni degli habitat che le ospitano in natura.

GinkgoSistema Museale Università di Parma

Ginkgo

Messo a dimora nel lontano 1795, il maestoso Ginkgo biloba nei pressi dell’ingresso è l’ospite più antico e simbolo del giardino. Porta per innesto un ramo femminile sul quale si formano i semi drupacei, maleodoranti a maturità. Questi innesti sono particolarmente inusuali: una soluzione simile si trova a Montpellier e all’Orto Botanico di Padova. Il suo massimo splendore giunge in autunno, quando le caratteristiche foglie bilobate assumono una colorazione gialla e brillante e cadendo ricoprono d’oro le zone circostanti per qualche giorno.

VioletteSistema Museale Università di Parma

Violette

L’Orto ospita una collezione della cosiddetta Violetta di Parma. Si tratta di un’antica varietà a fiori doppi, ricchi di petali color malva, così fitti da non consentire la formazione di stami e pistilli. Sono piante sterili, ma regalano ineguagliabile profumo e struggente bellezza da novembre a maggio. La loro delicatezza e sterilità richiedono il costante impegno dell’uomo con la propagazione tramite stoloni o per divisione, operata con sapienza dai volontari dell’Associazione Amici dell’Orto.

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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