Il Surrealismo nel sangue: Meret Oppenheim

Controversa, onirica, ironica e feticista

Da La Galleria Nazionale

Il Surrealismo nel sangue

Una tazza da caffè rivestita di pelliccia. Le déjeneur en fourrure consacrò Meret Oppenheim come artista nel 1936. Un atto di poesia, una creazione artistica ambigua e spiazzante che si affranca del tutto dalla ragione per far emergere l’assurdo, il fantastico.

L’opera, considerata un simbolo del movimento Surrealista, in realtà condizionò l’artista per tutta la vita, spesso costretta a rivendicare la propria autonomia artistica.

L'infanzia in Svizzera

Meret Oppenheim nasce il 6 ottobre 1913 a Berlino. L’infanzia della Oppenheim è profondamente influenza dalla figura della nonna materna, Lisa Wenger-Ruutz, artista e scrittrice, nota soprattutto come illustratrice di uno dei più famosi libri svizzeri per bambini "Joggeli söll go Birli schüttle".

La casa dei nonni a Carona, nel canton Ticino, era frequentata da molti artisti e scrittori, tra i quali Hermann Hesse, un ambiente estremamente stimolante per la piccola Meret.

“Aveva uno spirito che non doveva convertirsi al movimento: era una donna con il Surrealismo nel sangue.” (Jacqueline Burckhardt)

L’incontro con Giacometti e Arp

Nel 1931 abbandona gli studi di letteratura tedesca per la pittura. All’età di 18 anni, si trasferisce a Parigi con l'amica Irène Zurkinden per studiare arte.

Nel 1933 gli scultori svizzeri Alberto Giacometti e Hans Arp visitano lo studio di Meret e la invitano a esporre con i Surrealisti al Salon des Surindépendants.

Meret trascorre molto tempo nell’atelier di Alberto Giacometti osservandolo al lavoro. Qui, nel 1933, realizza una delle sue prime opere più note: il disegno L’Oreille de Giacometti (L’orecchio di Giacometti) – poi realizzato in bronzo nel 1959.

Una donna inquieta

Anticonformista per natura, Meret Oppenheim rifiutava il concetto – diremmo oggi – di “genere” e la suddivisione dei ruoli fra sessi. La sua immagine androgina e sensuale è immortalata nello scatto di Man Ray, Erotique Voilée (1933).

Nel 1936 Meret intraprende una relazione tormentata con Max Ernst, rapporto che viene chiuso dalla stessa arista poco dopo, per timore che la presenza del grande pittore potesse soffocare la sua ispirazione artistica.

Parlando di lei Ernst disse: "Quella donna è un panino imbottito di marmo. Può succedere che con un morso ti spacchi i denti”.

Colazione in pelliccia

La svolta avviene nel 1936, quando Meret Oppenheim inventa la tazzina coperta di pelo e la battezza Colazione in pelliccia.

Il nome dell’opera nasce da una conversazione fra la giovane artista, Pablo Picasso e Dora Maar in un locale parigino. Ammirando i braccialetti di pelliccia della Oppenheim, Picasso osservò che era possibile coprire praticamente tutto con la pelliccia, lei ribatté “Anche questa tazza e questo piattino”.

L’opera viene subito acquisita dal MoMA di New York, diventando una delle opere più iconiche di tutto il movimento surrealista.

L'identità femminile

Fortemente influenzata dai principi della psicoanalisi di Freud, l’opera della Oppenheim affronta spesso tematiche controverse, oniriche, ironiche e feticiste insieme all’analisi dell’identità femminile.

Nell’opera Ma gouvernante, un paio di decolleté bianche sono posate su un piatto d’argento, legate fra loro, per essere servite come un arrosto di carne: un immagine fortemente simbolica delle costrizioni e dei ruoli assegnati alla donna dalla società.

Crisi e rinascita

Con l’avvento del nazifascismo alla fine degli anni trenta, Oppenheim torna in Svizzera, a Basilea, avvicinandosi ai movimenti antifascisti e partecipando a diverse esposizioni.

Ha inizio un periodo di profonda crisi personale, con frequenti episodi depressivi che la portano a realizzare opere in cui la figura femminile è rappresentata di pietra, in frantumi.

Il lungo periodo di crisi termina alla fine degli anni cinquanta, con un deciso distacco – liberazione – dal movimento surrealista.

Nel 1959 mette in scena la dirompente performance Banchetto di Primavera, dove il pasto veniva servito sul corpo nudo di una donna.

Negli anni Settanta è ormai un’icona vivente, molti curatori iniziano a interessarsi alla sua opera e l’artista prenderà parte a numerose esposizioni collettive, oltre a importanti mostre personali.

Meret Oppenheim muore il 15 novembre 1985, nel pieno della sua nuova vita artistica, quel giorno avrebbe dovuto presentare il suo libro Caroline, dedicato a Karoline von Günderode, poetessa tedesca (1780-1806) che si era suicidata per amore – oggi conservato al MoMA di New York.

“Ogni opera d’arte ha la sua forma”.
(Meret Oppenheim)

Südlicher garten (1960) di Mereth OppenheimLa Galleria Nazionale

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