Il maestro abruzzese raffigurò più volte i primi passi incerti dei giovani vitelli, non solo perché esemplari del mondo agreste, contadino, nel quale visse durante la sua breve infanzia (interrotta a soli quattordici anni per trasferirsi a Roma e lavorare come apprendista presso il laboratorio di restauro dei Musei Vaticani), ma soprattutto perché espressione della volontà di trovare un equilibrio sfuggente nella fragile età in cui si passa alla vita adulta.
Infatti, il giovane vitello è ripreso nell’atto di compiere i primi passi: la tensione del collo e le zampe divaricate nel tentativo di aggrapparsi maggiormente al terreno descrivono la sperimentazione, colma di energia, di flettere le proprie membra per imparare a muoversi nello spazio, con la grazia propria della spontaneità.
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