La Sala della Musica
Uscendo dalla Biblioteca del Piffetti si accede alla Sala della Musica, così denominata a partire dalla metà del '900 probabilmente in seguito alla collocazione di un pregiato fortepiano a pedale ottocentesco, di produzione inglese.
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Con la Sala della Musica iniziano le sale che più conservano la traccia degli interventi eseguiti durante l’occupazione francese del palazzo.
La sala, destinata a "Gran Gabinetto da lavoro" dell'Imperatore Napoleone, fu dedicata alla figura di Giulio Cesare, esplicitamente accostata all'immagine del nuovo conquistatore francese.
Vista dei giardini dalla finestra della Sala della MusicaPalazzo del Quirinale
Una vista mozzafiato
Le finestre permettevano all’Imperatore di godere di uno spettacolare panorama.
Da questa sala, infatti, si gode ancora oggi di una splendida vista.
L’ambiente è reso molto luminoso dalla presenza di sei finestre, caratterizzate da sguinci dorati realizzati quando la regina Margherita fece allestire qui il suo salotto, che replicano in modo leggiadro gli ornati neoclassici su fondi azzurri.
Giulio Cesare detta i Commentari (1812) di Pelagio PelagiPalazzo del Quirinale
L'omaggio a Napoleone sulla volta
Al centro della volta, il grande dipinto su tela di Pelagio Palagi raffigura Giulio Cesare mentre detta ad alcuni scribi i suoi Commentari.
L’episodio è tratto dalla biografia di Plutarco e venne attualizzato da Palagi, raffigurando il condottiero romano con le sembianze di Napoleone.
Vista della volta con al centro Giulio Cesare detta i Commentari (1812) di Felice Giani e Pelagio PelagiPalazzo del Quirinale
La decorazione della volta fu affidata a Felice Giani, artista che aderì con entusiasmo all’ideologia rivoluzionaria e all’espansione dell’impero napoleonico.
Giani lavorò spesso su committenza francese e decorò molte delle stanze del Quirinale destinate all’appartamento dell’Imperatore.
Vittorie alate - Dettaglio della decorazione della volta (1812) di Felice GianiPalazzo del Quirinale
Sulla volta, Felice Giani eseguì gruppi di Vittorie alate, realizzate con la suggestiva tecnica del finto mosaico in un raffinato accordo delle graduali tonalità del bianco e dell'oro.
Le Vittorie alate si alternano a sei medaglioni raffiguranti i Numi tutelari dell'Impero Romano, le divinità pagane protettrici di Roma. Sono inseriti in tondi a fondo azzurro, più precisamente il caratteristico "azzurro Wedgwood", che Giani utilizzava frequentemente in quel periodo. Raffigurano Giove, Nettuno, Cibele, Marte, Minerva ed Ercole.
La Sala della Pace
Dalla Sala della Musica si accede alla Sala della Pace, che conserva il nome e le decorazioni risalenti all'epoca dell'occupazione francese quando, insieme alle sale vicine, faceva parte dell'appartamento preparato per Napoleone. Questo ambiente era dedicato al tema della pace.
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La sala è arredata con mobilio in stile Impero, con sei originali sedie di manifattura toscana databili intorno al 1825.
Sulle pareti sono collocate sei vedute ottocentesche a tempera, in cui sono riconoscibili gli scorci di Pompei, Castellammare di Stabia, Palermo e tre diverse vedute della città di Napoli.
Vista del soffitto della Sala della Pace (1812) di Felice GianiPalazzo del Quirinale
Un soffitto dedicato alla pace
Nel 1812 Felice Giani dipinse al centro del soffitto la scena del Trionfo della Pace: a sinistra, la Storia scrive assistita dal Tempo con la falce; su un plinto intitolato alla Pace è l’allegoria dell’Abbondanza; al centro, sull’altare dedicato a Giano, un sacerdote compie sacrifici.
Giano, oltre a essere una divinità collegata al tema della pace, richiamava il cognome del pittore.
Il programma iconografico della sala esaltava la pace come condizione necessaria allo sviluppo delle arti e della cultura. Per questo, Giani dipinse all’interno dei cassettoni del soffitto anche quattro personificazioni delle arti.
Nel 1903 questi dipinti furono sostituiti dagli specchi che vediamo oggi.
Dettaglio del fregio in stucco nella Sala della Pace (1812) di Alessandro d'EstePalazzo del Quirinale
Il tema della pace come condizione per far prosperare le arti si ritrova anche nel fregio in gesso eseguito nel 1812 da Alessandro d'Este, allievo prediletto del grande scultore neoclassico Antonio Canova.
Canova non realizzò alcuna opera per il Quirinale ma partecipò all’elaborazione del programma iconografico delle sale del palazzo napoleonico.
Lo scultore Alessandro d’Este immaginò ventisei eleganti Fame alate, in leggiadre pose danzanti, che incoronano d’alloro ventidue ritratti di pittori, scultori, architetti e musicisti, ciascuno inserito in un medaglione circolare. Gli artisti raffigurati sono tutti italiani e francesi, con l’unica eccezione del compositore austriaco Joseph Haydn, inserito nel fregio perché particolarmente apprezzato da Napoleone. Tra gli altri, troviamo Michelangelo, Brunelleschi, Leonardo da Vinci e Poussin.
Le scritte con il nome degli artisti e la colorazione del fregio sono oggi visibili grazie al restauro del 2013 che le ha rimesse in luce. In realtà, originariamente, gli stucchi erano color marmo bianco: la delicata policromia e la preziosa doratura emerse con il restauro probabilmente risale alla fine dell'800, quando la stanza faceva parte dell'appartamento della regina Margherita, oppure all'inizio del '900, quando gli ambienti di quest'ala del palazzo furono destinati ai soggiorni degli ospiti del re.
La Sala della Vittoria
La stanza contigua, la Sala della Vittoria, fa sempre parte degli ambienti allestiti per Napoleone a partire dal 1812 ed è dedicata a soggetti celebrativi della guerra e della vittoria.
Vista del soffitto della Sala della Vittoria (1812)Palazzo del Quirinale
La decorazione del soffitto ligneo a cassettoni è coerente con il tema della sala.
Al centro, la concitata scena di battaglia è ricca di riferimenti all’arte classica e fu dipinta nel 1812 da Felice Giani, autore anche dei soffitti e delle volte delle sale vicine.
Dettaglio del fregio della Sala della Vittoria (1812) di Giuseppe Pacetti e Pietro TrefogliPalazzo del Quirinale
I Dodici Cesari
Legato al tema della guerra è anche il fregio in gesso, modellato nel 1812 da Giuseppe Pacetti e Pietro Trefogli.
I medaglioni contengono i Dodici Cesari, ovvero i primi imperatori romani, disposti nel fregio in ordine cronologico, da Giulio Cesare a Domiziano, tra coppie di Vittorie alate e trofei d'armi.
In origine i ritratti riportavano i nomi degli imperatori, verosimilmente cancellati quando, terminata l’occupazione napoleonica, Pio VII riprese possesso del Quirinale.
Il restauro del 2013 non ha consentito di ripristinare i nomi dei Cesari ma ha messo in luce la superficie originaria del fregio, che simula il marmo e propone sui fondi una velatura d’ombra utile a far risaltare le parti a rilievo.
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Sulle pareti e nei sovrapporta sono disposti sei dipinti del tardo ‘700, che ritraggono alcune dame della corte di Maria Carolina d’Asburgo, moglie di Ferdinando IV re di Napoli.
I dipinti arredavano la Villa Favorita di Resina (Napoli) e sono opera di diversi artisti, tra i quali è stato riconosciuto il ritrattista Johann Friedrich August Tischbein.
Cartonnier (1750) di Manifattura francesePalazzo del Quirinale
Il mobilio
Nella sala sono conservati due mobili francesi del '700 di grande valore.
Il cartonnier risale alla metà del secolo ed è un mobile particolare.
Al posto dei tradizionali cassetti, presenta delle scatole estraibili rivestite in cuoio, usate per custodire documenti personali.
Secrétaire (1783) di Martin CarlinPalazzo del Quirinale
Il prezioso secrétaire è invece databile al 1783 circa ed è firmato dal tedesco Martin Carlin, uno dei maggiori ebanisti dell'epoca attivo a Parigi nella seconda metà del XVIII secolo.
La parte superiore del mobile è impreziosita da eleganti applicazioni in bronzo e raffinate placche in porcellana di Sèvres dipinte con cesti di fiori.
Nella Sala della Vittoria è collocato anche l'Orologio astronomico, composto da una colonna rivestita in alabastro. Questo singolare orologio ottocentesco mostra le fasi astronomiche: la cassa, infatti, è provvista di un complesso meccanismo che segna il giorno, il mese, l’anno, i segni dello zodiaco e le posizioni della Luna e della Terra rispetto al Sole.
La Sala delle Dame
Continuando a percorrere le sale dell'ala settentrionale del palazzo allestite per Napoleone, dalla Sala della Vittoria si accede alla contigua Sala delle Dame.
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Anche questo ambiente mantiene in buona parte l’allestimento del 1812, quando fu adibito a salotto di Napoleone.
L’apparato decorativo seguiva un preciso programma iconografico volto a glorificare le imprese dell'Imperatore, comparandole alle gesta di valorosi condottieri dell'antichità.
Allegoria della Forza - Dettaglio della decorazione del soffitto della Sala delle DamePalazzo del Quirinale
La decorazione della volta venne affidata nel 1812 sempre a Felice Giani, come per le sale precedenti. Giani la concepì ripartita in riquadri ottagonali con le raffigurazioni allegoriche di Virtù alternate a Vittorie alate.
Al centro della volta fu collocata una grande tela di Paul Duqueylar dedicata all’imperatore Traiano.
La decorazione al centro della volta con lo stemma papalePalazzo del Quirinale
La tela di Duqueylar fu successivamente rimossa, rivelando l’affresco seicentesco tuttora visibile, che mostra lo stemma di papa Urbano VIII Barberini.
Fu dipinto nel secondo ventennio del ‘600 probabilmente da Simone Lagi o Marco Tullio Montagna.
Trionfo di Alessandro Magno - Dettaglio del fregio (1812) di Bertel ThorvaldsenPalazzo del Quirinale
Il trionfo di Alessandro Magno
Sotto la volta si sviluppa lo straordinario fregio in stucco del danese Bertel Thorvaldsen, uno dei più grandi artisti del neoclassicismo, che illustra il Trionfo di Alessandro Magno con il suo ingresso a Babilonia.
Trionfo di Alessandro Magno - Dettaglio del fregio nella Sala delle Dame (1812) di Bertel ThorvaldsenPalazzo del Quirinale
Eseguita nel 1812, l'opera riscosse grande successo non solo per la perfezione tecnica e stilistica, ma anche per i contenuti politici impliciti, che auspicavano l'ingresso di Napoleone a Roma con un'accoglienza trionfale come quella riservata nell'antichità dai Babilonesi ad Alessandro Magno.
Consolle (1773) di Antonio LanducciPalazzo del Quirinale
L'arredo della sala è caratterizzato dalla presenza di due pregiati tavoli parietali, realizzati per Palazzo Borghese nel 1773 dall'ebanista di scuola romana Antonio Landucci, in cui risaltano gli intagli dorati con le figure del drago e dell'aquila, simboli della famiglia Borghese.
Camino con quattro colonne doriche, tra cui sono sistemati due Schiavi Daci (1812) di Carlo AlbaciniPalazzo del Quirinale
Risale all'epoca francese anche il pregiato camino realizzato nel 1812 dallo scultore Carlo Albacini.
La struttura si caratterizza per l'originale inserimento di quattro colonne doriche, tra le quali sono sistemati due schiavi Daci, interpretazione in scala ridotta dei noti "Prigioni" di epoca traianea facenti parte della Collezione Farnese.
Mosaico pavimentale nella Sala delle DamePalazzo del Quirinale
Il mosaico pavimentale
Carlo Albacini si occupò anche dell'ideazione e messa in opera del pavimento marmoreo della sala e del pannello a mosaico che includeva al centro un tondo con la raffigurazione del Ratto di Ganimede.
Il tondo è oggi conservato ai Musei Vaticani in quanto papa Gregorio XVI lo fece sostituire con l'attuale mosaico che reca un'effigie femminile proveniente da una villa di età romana e dedicato a Cerere, la dea della fertilità dei campi, allegoria dell'Estate.
Il nome attuale della sala si deve alla presenza sulle pareti di quattro grandi dipinti su tela di formato circolare, eseguiti intorno alla metà del XVIII secolo. Ritraggono il sovrano sabaudo Carlo Emanuele III di Savoia e le sue tre mogli, tutte decedute dopo pochi anni di matrimonio lasciando il re definitivamente vedovo per più di trent’anni.
La Sala delle Api
Dalla Sala delle Dame si accede direttamente alla più piccola Sala delle Api, che unisce l'ala settentrionale del palazzo all'ala orientale. La sala si trova accanto alla Loggia d'Onore, sul lato opposto rispetto alla Scala del Mascarino.
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Un documento del '700 ricorda che dalla finestra che affaccia sul Cortile d’Onore i pontefici impartivano la benedizione ai fedeli.
Oggi la Sala delle Api è un nodale punto di passaggio agli ambienti di ricevimento.
Vista della volta della Sala delle ApiPalazzo del Quirinale
Le api Barberini
La sala non conserva tracce della decorazione originaria: la sua denominazione deriva dall'affresco seicentesco con l'emblema di Urbano VIII visibile al centro della volta, in cui sono raffigurati due Angeli che reggono la tiara e le chiavi di San Pietro con le Api Barberini.
Lorendo de' Medici che scaccia i vizi e introduce le virtù in Toscana - Dettaglio del fregio (1812) di Francesco Massimiliano LaboureurPalazzo del Quirinale
L'omaggio a Lorenzo de Medici
Il fregio a bassorilievo in stucco è di epoca napoleonica ed è dedicato a Lorenzo de Medici e al mecenatismo.
La scelta del soggetto, inconsueta nell'impianto francese, testimonia l’apprezzamento di Napoleone verso il grande mecenate e umanista, celebrato per le sue virtù, le abilità di buon governo e le origini non aristocratiche.
Vista della volta della Sala delle ApiPalazzo del Quirinale
La restante parte visibile della volta fu invece decorata nel 1907 da Alessandro Palombi con grottesche e putti su fondo azzurro, busti a finto marmo di personaggi della Roma antica e figure a monocromo negli angoli.
Busto dell'Imperatore Commodo (Fine del II secolo d.C.)Palazzo del Quirinale
Il busto di Commodo
Tra gli arredi della sala emerge il busto in marmo bianco dell’imperatore Commodo con indosso la lorica (corazza) e avvolto nel paludamentum, tipico mantello dei generali romani.
È un'opera integra della fine del II secolo d.C. e uno dei pezzi di maggior pregio nella collezione di sculture del Quirinale.
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