Il giardino (1914) di Piero MarussigCasa Museo Boschi Di Stefano
A Marussig spetta un posto tra i maggiori esponenti del '900 italiano: l'evoluzione del suo stile e le varie suggestioni che ha raccolto durante i suoi viaggi lo hanno condotto ad analizzare un elemento fondamentale all'interno delle sue tele, il colore.
Nato a Trieste nel 1879 apprende i primi fondamenti della pittura in Accademia. Viaggia per tutta Europa, visitando i maggiori centri artistici dell'epoca: a Monaco conosce la Secessione che lo conduce verso varie sperimentazioni cromatiche.
Ritratto della moglie (1929 circa) di Piero MarussigCasa Museo Boschi Di Stefano
Dopo aver sposato Rina Drenik si trasferisce a Roma. Qui ha l'opportunità di approfondire la conoscenza della tradizione artistica italiana e della classicità accademica.
" […] Vivevo il più delle giornate nei musei, nelle pinacoteche. Amavo i classici volevo rendermi ragione dei segreti della loro pittura. Mia prima passione è stato Tiziano".
In questo ritratto della moglie riesce a delineare il volume del viso attraverso effetti di luce e ombre con accordi di colori insoliti e vivaci. Privilegia una dimensione più attenta alla resa psicologica.
Vaso con fiori (1915) di Piero MarussigCasa Museo Boschi Di Stefano
Nel 1905 si sposta a Parigi: entra in contatto con le novità artistiche dell'epoca, assimila le influenze del postimpressionismo e si sente vicino a quel bisogno di rinnovamento del fare artistico ricercato dai grandi maestri francesi.
"Io ho cominciato a dipingere dopo essere stato a Parigi. […] Adesso si dice male della scuola di Parigi: probabile che se lo meriti…"
"[…] Io, per mio conto, d’una cosa sono certo: che Parigi mi ha aiutato a capire la modernità. Mi ha levati di testa tutti i pregiudizi che vi si erano annidati, mi ha dato un respiro. Di questo io sono riconoscente a Parigi. Ci sono stato un anno e mezzo.”
Si avvicina a una nuova sensibilità cromatica verso un colore più brillante e acceso rispetto alle generazioni precedenti. Sfrutta al meglio le proprietà della linea e del colore per evidenziare l'importanza della luce e dello spazio, resi con tinte acide e accostamenti audaci di rosa, gialli, azzurri e verdi.
Villa al mare (1929 circa) di Piero MarussigCasa Museo Boschi Di Stefano
Nel 1906 torna a Trieste e decide di ritirarsi nella sua villa: in questi anni approfondisce la ricerca personale e rende il colore autonomo non considerandolo più tinta dell'oggetto ma elemento a sé.
Fino al 1919 rimane in città e analizza le modalità con cui poter descrivere la realtà usando come chiave espressiva forme e motivi coloristici astratti, senza riprodurla da un punto di vista oggettivo.
Vuole percepire e rendere i colori come sensazioni, espressioni soggettive dell'artista: la tavola è rischiarata da toni freschi di azzurri, verdi e viola.
Natura morta con maschera (1925) di Piero MarussigCasa Museo Boschi Di Stefano
Rende al massimo le possibilità espressive della pennellata: ha già trovato in Cézanne l'unione tra forma e colore che forniscono alla tela un equilibrio che esprime quel dato soggettivo dell'autore attraverso i colori e le forme, liberi di assumere diversi significati in modo sintetico.
La svolta del suo stile avviene intorno al 1920 dopo essersi trasferito a Milano: riconduce il colore in limiti severi e dirige la sua ricerca verso un consolidamento della forma.
La sua pittura viene intesa come "privata" fatta di figure in interni silenziosi, in pose stanti, contornate da oggetti del quotidiano. Dipingeva cose semplici con animo difficile: una bottiglia, una tazza, una tenda, una donna, un fiore.
Natura morta con fiasco (1930-35 circa) di Piero MarussigCasa Museo Boschi Di Stefano
“Dal ’19 ho cercato di ottener sempre tutto con la massima semplicità, secondo il mio temperamento. Io non posso dipingere una cosa che non sento, neanche una mela."
"[…] Andavo cercando la profondità del colore, e le forme che esso doveva sviluppare, bisognava che le collocassi non come molti fanno fuori dal quadro, ma dentro, perché il loro mistero mi si spiegasse intero davanti”.
Natura morta (1934) di Piero MarussigCasa Museo Boschi Di Stefano
Dal 21 ottobre al 5 novembre del 1920 espone alla galleria Vinciana di Milano, dove entra in contatto con l'ambiente artistico milanese avvertendo l'esigenza di sentirsi parte di un movimento artistico.
Raggiunge una maturità espressiva tale da entrare nel gruppo dei Sette Pittori del Novecento coordinati da Margherita Sarfatti. Sono artisti che arrivano da esperienze artistiche differenti ma sono legati da una necessità di ritorno all'ordine dopo le avanguardie di inizio secolo.
Ritorna a un concetto di pittura del passato, vuole conferire alle sue tele valore spirituale, attraverso un semplicismo voluto con una tecnica sapiente. Cerca di trovare simmetria tra realtà e rappresentazione per trovare ordine oggettivo dello sguardo.
La finestra (1915 circa) di Piero MarussigCasa Museo Boschi Di Stefano
Carrà lo ricorda con queste parole: " […] Marussig avrebbe voluto essere nato per il sogno, e fino ad un certo punto la sua esistenza fu quella di un solitario. “
“ […] Egli era un aristocratico dello spirito, ed ebbe per l'arte una passione così pura e forte che forse non fu intesa neanche da noi che gli fummo vicini". Muore il 13 ottobre nel 1937.
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