Il frammento di terracotta battezzato "Dama di Sibari" arrivò al Museo con la collezione Santangelo, nel 1864. Il reperto, probabilmente proveniente dall'area santuariale del Timpone della Motta di Francavilla (attuale Calabria), rappresenta la parte inferiore di una figura femminile, conservata dalla vita in giù.
Dama di Sibari (650-625 B.C.)Museo Archeologico Nazionale di Napoli
La figurina fu pubblicata per la prima volta nel catalogo "Le figure di terracotta del Museo Archeologico Nazionale di Napoli" da Alda Levi nel 1926 e fu chiamata "Frammento di una divinità arcaica in bassorilievo". È stato poi identificato come Atena, la divinità venerata del santuario, e il suo nome deriva dalle ricerche di Paola Zancani sul sito di Timpone della Motta, iniziate nel 1963.
Il reperto, databile alla seconda metà del VII sec. a.C., faceva parte di una serie di pinakes (tavolette votive) con raffigurazioni simili così come è stato documentato dal rinvenimento di altri frammenti con soggetto identico, sempre sul Timpone della Motta. Lo stesso tipo iconografico è oggi noto da solo cinque esemplari al mondo.
La figura indossa un'alta cintura che stringe ai fianchi una veste.
La veste è decorata da tre registri sovrapposti, alternati da fasce con un motivo a losanghe.
La narrazione simbolica dei fregi riporta in successione, dall'alto verso il basso, Aiace che trasporta il cadavere di Achille,
un choros (danza) di cinque donne che si tengono per mano e con indosso delle vesti decorate da motivi a losanghe,
quattro giovani nudi che ripropongono la stessa danza delle fanciulle del registro superiore.
Queste statuette rientravano in serie realizzate a matrice e decorate da colori vivaci. Dal confronto con gli esemplari noti è emerso che la decorazione era completata, più in basso, da una coppia di sfingi e che la pettinatura si articolava in trecce che scendevano sul petto.
Un particolare attributo di dubbia interpretazione caratterizza, inoltre la figura: "una piccola asticciola" nella mano destra, interpretabile come un fuso, attributo tipico della dea venerata come Ergane, ossia come patrona degli artigiani.
Testi
Mara Esposito
Università degli Studi di Napoli Federico II
Dipartimento di Studi Umanistici
Corso di Archeologia della Magna Grecia
Prof.ssa Bianca Ferrara
Marialucia Giacco - Conservatore della Sezione Magna Grecia MANN
Laura Forte - Responsabile Archivio Fotografico MANN
Photo credits
Archivio fotografico MANN - Giorgio Albano
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