Ritratto di Gentildonna

di Francesco Mazzola detto il Parmigianino (1532)

Da Palazzo della Pilotta

Ritratto di gentildonna detto La Schiava turca (1532 circa) di Francesco Mazzola detto il ParmigianinoPalazzo della Pilotta

Una fanciulla dai capelli bruni e dai grandi occhi verdi è ritratta a mezza figura con sguardo malizioso.

Indossa una veste di seta blu con maniche a sbuffo e sulle spalle porta un velo rigato in oro e arancio. In grembo ha lo zinale, un grembiule leggerissimo e ricamato, che si vede anche nel ritratto di Antea.

In testa ha un'acconciatura a forma di ciambella, la "capigliara" o balzo, costituita da una rete di fili d'oro, decorata, al centro, da un medaglione con Pegaso. Il particolare copricapo che venne visto come un turbante, ma in realtà si tratta di un'acconciatura tipica delle nobildonne del Cinquecento, riconoscibile in numerosi altri ritratti della stessa epoca.

Si tratta di un copricapo allora di moda, inventato presumibilmente da Isabella d'Este e presente in numerosi ritratti femminili dei primi decenni del Cinquecento in area lombarda e padana.

Una mano dalle dita affusolate, tipica dell'autore, indossa un anellino dorato (indizio che la donna potrebbe essere una giovane sposa).

Regge un ventaglio di piume realizzato con grande virtuosismo.

Il ritratto è tra i più espressivi, oltre che dei più noti, dell'artista: la maliziosa sensualità del soggetto è esaltata dallo sguardo fisso verso l'osservatore, dal sorriso ambiguo e dalla sapienza compositiva dei ritmi curvilinei che ne incorniciano la figura. La posizione leggermente di sbieco dà un senso di tridimensionalità.

Tra le proposte di identificazione, quella con Giulia Gonzaga di Mantova al tempo del matrimonio con Vespasiano Colonna oppure con la poetessa Veronica Gambara, che il Parmigianino conobbe personalmente.

Il quadro va collocato verso il 1532, negli stessi anni in cui Parmigianino era a Parma e studiava la decorazione per la Steccata, esempio ultimo delle sue ricerche tecniche.

Il dipinto che si trovava nella collezione del cardinale Leopoldo de' Medici, passò nel 1675 agli Uffizi, lasciata in eredità alla Guardaroba medicea.
Nel 1928 fu data alla Galleria di Parma in cambio di due tavole duecentesche della collezione Tacoli Canacci.

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