Bruno Trentin, dieci anni dopo

Archivio Storico CGIL Nazionale

Una biografia per documenti e immagini

Bruno Trentin nasce il 9 dicembre 1926 a Pavie, in Francia, avendo suo padre Silvio, docente di Diritto pubblico e amministrativo all’Università di Venezia e seguace di Giovanni Amendola, deciso di andare in esilio in Francia insieme alla famiglia per non sottostare alle imposizioni fasciste che punivano la libertà di insegnamento e di opinione. La famiglia, composta oltre che da Silvio dalla moglie Beppa Nardari e dai figli Giorgio e Franca, che hanno 8 e 7 anni più di Bruno, rientra in Italia dopo la caduta di Mussolini pochi giorni prima dell’8 settembre. Bruno dapprima col papà poi solo, dopo la sua morte, partecipa attivamente alla Resistenza e dopo la Liberazione si iscrive al Partito d’Azione. Vive in questo periodo tra Milano, Padova, dove si iscrive all’Università nella Facoltà di Giurisprudenza, e Treviso, dove risiede la famiglia. Dopo la laurea, alla fine del 1949, viene chiamato da Vittorio Foa a far parte come ricercatore dell’Ufficio studi della CGIL. Si trasferisce così a Roma divenendo uno dei più stretti collaboratori di Giuseppe Di Vittorio. Rimane all’Ufficio studi anche dopo sua la morte, diventando nel 1960 vicesegretario nazionale della Confederazione. Nel 1962 sostituisce Luciano Lama alla guida della FIOM. Bruno vive una stagione unica e irripetibile, quella della FLM e del sindacato dei consigli, la cui forza impone al padronato un modo di lavorare più umano e dignitoso, un allargamento degli spazi di libertà in fabbrica, un riconoscimento senza precedenti di diritti per i lavoratori. Nel 1977 approda nuovamente alla Segreteria CGIL, divenendone Segretario generale poco più di dieci anni dopo. Parlamentare europeo per i DS nella legislatura 1999-2004, nel 1994 lascia la carica di Segretario generale della Confederazione. I documenti riprodotti a seguire ci restituiscono un Trentin sotto certi aspetti inedito, raccontandoci di un uomo riservato e a volte schivo, dalla immensa personalità e carica umana: “A molti poteva apparire, di primo acchito, come un aristocratico, un raffinato intellettuale, chiuso nella sua torre d’avorio - dirà di lui Bruno Ugolini - Ma era lo stesso uomo che nell’autunno caldo affrontava tempestose assemblee operaie ed a volte rischiava di buscare i bulloni in testa”. “Quando parla uno come Trentin - scriverà Giorgio Bocca nel 1975 su «Il Giorno» - non ha senso chiedersi se appartenga alla destra o alla sinistra del Partito comunista, perché quando parla uno come lui si capisce che il duro ripensamento critico e la ricerca creativa appartengono a tutti coloro che vogliono uscire dai luoghi comuni, dalle pigrizie”. A cura di Ilaria Romeo, responsabile Archivio storico CGIL nazionale
Il rientro in Italia e la Resistenza
Silvio Trentin, con la moglie Beppa e i figli Giorgio e Bruno (Franca rimane in Francia), rientra in Italia dopo la caduta di Mussolini pochi giorni prima dell’8 settembre. È allora che Bruno, non ancora diciassettenne, inizia a scrivere il suo journal de guerre, compilato nella sua lingua madre, il francese. Silvio e Bruno vengono arrestati e imprigionati a Padova a metà novembre 1943, poi liberati ma sotto sorveglianza. In carcere Silvio è colpito da un nuovo attacco di cuore: viene ricoverato prima a Treviso poi a Monastier dove muore nel marzo 1944, dopo aver dettato a Bruno nel mede di gennaio un Abbozzo di un piano tendente a delineare la figura costituzionale dell’Italia al termine della rivoluzione federalista in corso di sviluppo e redatto un ultimo appello ai lavoratori delle Venezie. Bruno, che non ha ancora 18 anni alla morte del padre, si dedica anima e corpo alla guerra partigiana con lo pseudonimo Leone: prima nella marca trevigiana soprattutto nelle Prealpi sopra Conegliano, poi, dopo il rastrellamento tedesco dell’estate 1944 a Milano, agli ordini del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia e di Leo Valiani, a cui il padre lo aveva affidato prima di morire.
Gli anni della formazione: l’Università di Padova e il Partito d’Azione
Dopo la Liberazione Bruno si iscrive al Partito d’Azione. Vive in questo periodo tra Milano, Padova - dove si iscrive all’università nella Facoltà di Giurisprudenza - e Treviso dove risiede la famiglia. Partecipa in modo intenso alla tormentata storia del Partito d’Azione fino al suo scioglimento nell’ottobre 1947. Nel mentre si reca negli Stati Uniti, ad Harvard, grazie all’interessamento di Gaetano Salvemini, per approfondire la tesi di laurea. Si laurea a Padova il 16 ottobre 1949, nell’Istituto di Filosofia del diritto di Norberto Bobbio con la tesi «La funzione del giudizio di equità nella crisi giuridica contemporanea (con particolare riferimento all’esperienza giuridica americana)». Relatore Enrico Opocher, sostituto di Bobbio da poco andato a Torino. La documentazione relativa alla carriera accademica di Trentin è conservata presso l’Archivio generale dell’Università degli studi di Padova. La sua domanda di immatricolazione al primo anno della Facoltà di Giurisprudenza è accolta dal Consiglio della stessa Facoltà il 12 febbraio 1944, anche se la seduta viene verbalizzata quasi due anni più tardi, il 29 gennaio 1946. Come risulta dal libretto di iscrizione gli è assegnata la matricola n. 3839. I primi tre esami (Storia del diritto romano, Medicina legale e Istituzioni di diritto romano) risultano trascritti dalla Segreteria e non sottoscritti dal professore titolare dell’insegnamento. Sostiene il primo esame (Storia del diritto romano) il 22 febbraio 1946, conseguendo la votazione di 24/30, mentre l’ultimo (Diritto processuale penale) viene registrato l’11 novembre 1949 con 26/30. Nel corso degli studi, prepara tre tesine in Diritto civile («Il contratto con cui viene costituita una servitù a non domino è risolubile e non nullo»), Economia politica («Del tasso di interesse come strumento di stabilizzazione dei prezzi») e Diritto amministrativo («Anche la violazione della prassi volutamente impostasi dalla Pubblica amministrazione costituisce un sintomo dell’eccesso di potere»)
All’Ufficio Studi della CGIL
Dopo la laurea, alla fine del 1949, Bruno viene chiamato da Vittorio Foa a far parte come ricercatore dell’Ufficio Studi della CGIL. Si trasferisce così a Roma divenendo uno dei più stretti collaboratori di Giuseppe Di Vittorio. Rimane all’Ufficio Studi anche dopo la sua morte, diventando nel 1960 vicesegretario della Confederazione. Nel 1953 ha un momento di esitazione e chiede, a causa dei dissapori con il responsabile dell’Ufficio Studi, di passare al PCI. Di Vittorio non lascia andar via Trentin che rimarrà all’Ufficio Studi della Confederazione fino alla sua designazione a Segretario FIOM. Solo nel 1950 Trentin si iscriverà al PCI, entrando nel 1960 nel Comitato centrale; nel 1963 viene eletto deputato. Nel 1954 è membro della prima delegazione sindacale in Cina dopo la rivoluzione maoista. Partecipa a varie iniziative concernenti il Piano del lavoro della CGIL e nel 1955, dopo la grave sconfitta della FIOM nelle elezioni delle Commissioni interne della Fiat, viene inviato da Di Vittorio a Torino per comprendere che cosa non andasse e i cambiamenti nelle condizioni dei lavoratori. Il rapporto, redatto con i dirigenti della Camera del lavoro torinese, è decisivo per cambiare la strategia della CGIL e in particolare l’orientamento di Di Vittorio, determinando il cosiddetto ritorno in fabbrica del sindacato. Il vero spartiacque del pensiero di Bruno avviene tuttavia negli anni 1956-1957, in seguito alle vicende che riguardarono il socialismo nei paesi dell’Est Europa e in particolare in Ungheria. Schierato dalla parte di Di Vittorio, Trentin è tra i protagonisti della battaglia per il rinnovamento della cellula comunista della CGIL e della Federazione romana del Partito, con una forte solidarietà politica con le posizioni assunte da Antonio Giolitti nell’ambito dell’VIII Congresso del PCI
Segretario dei metalmeccanici
Nel febbraio 1962 Trentin è eletto segretario generale della FIOM, manterrà la carica per quindici anni, fino al 1977. Scriverà anni dopo Piero Boni in "FIOM. 100 anni di un sindacato industriale": «Luciano Lama era eletto nel gennaio 1962 segretario della CGIL e lasciava la FIOM. La successione di Lama fu oggetto nella CGIL e nella FIOM di vivace confronto fra socialisti e comunisti. I primi ritenevano che, dopo i Congressi confederali di Roma e di Milano, non sussistendo più differenziazioni fra le due correnti sulla politica sindacale, alla carica di segretario generale potesse accedere un socialista. I secondi obiettavano che l’unità della politica sindacale non cancellava il fatto che i comunisti erano maggioranza nell’organizzazione. La questione fu risolta con una formula originale, l’unica adottata nella storia della FIOM, di due segretari generali» (Piero Boni, "FIOM. 100 anni di un sindacato industriale", Meta-Ediesse, Roma, 1993, p.163). Così nel suo diario personale completamente inedito, Trentin racconta i suoi primi anni alla guida dei metalmeccanici: «Le lotte di Milano, le mie prime esperienze. Il Convegno del Gramsci: una lezione per me. Debbo continuare a studiare. Basta poco per ritrovare se stessi […] Le mie prime esperienze di trattativa. Mi sento messo alla prova e questo mi eccita. Raramente si ha la possibilità in termini così concreti e propri di passare dall’altra parte della barricata e di divenire protagonisti di un fenomeno che prima si osservava criticamente […] Lo sciopero alla Fiat è una giornata indimenticabile. Il caldo mostruoso […] il primo tentativo di stabilire un rapporto personale vivo con dei volti lontani, delle entità astratte. La sera davanti ai cancelli della Mirafiori. Mi pare di sognare […] Di fronte agli stessi cancelli il 4 agosto mattina. Lo sciopero oscilla, poi, all’ultimo momento, vicino alle 6, tracolla e china la testa. Mai così viva la sensazione, la visione cinematografica della sconfitta. Settembre, la lotta alla Fiat e le trattative [… ] L’accordo firmato all’alba». Sulla spinta delle lotte studentesche e operaie del biennio 1968-1969 l’impegno di Bruno è principalmente volto ad affermare l’esperienza del Sindacato dei consigli fino alla costituzione nell’ottobre 1972 della Federazione dei lavoratori metalmeccanici. Ricorderà anni dopo: «Ricordo bene una riunione di partito tenutasi a Frattocchie nell’aprile 1970, in buona sostanza per mettere sotto processo la decisione della FIOM di assumere i Consigli come la struttura unitaria di base del sindacato nei luoghi di lavoro, di porre fine, quindi, all’esperienza delle Commissioni interne […] L’attacco portato alle decisioni della FIOM fu subito esplicitato con gli interventi di Giorgio Amendola e, successivamente, di Agostino Novella, che aveva da poco lasciato la guida della CGIL […] Pietro Ingrao intervenne e si schierò senza riserve a sostegno della scelta fatta dalla FIOM […] Luciano Lama, nuovo segretario della CGIL, chiese che fosse lasciato uno spazio di autonomia alla Confederazione, affinché essa potesse prendere sui Consigli una decisione meditata […] La conclusione del dibattito fu affidata a un discorso apparentemente salomonico di Enrico Berlinguer» (Bruno Trentin, "Autunno caldo. Il secondo biennio rosso 1968-1969", intervista di Guido Liguori, Editori Riuniti, Roma, 1999, pp. 123-135)
In Segreteria con Lama e Pizzinato
Dopo essersi dimesso da segretario FIOM, Trentin fa parte della Segreteria nazionale della CGIL, dove dirige vari settori di lavoro: democrazia economica e industriale, mercato del lavoro, pubblico impiego, studi e ricerche ecc. Promuove in questi anni l’idea del piano di impresa, l’IRES (Istituto di ricerche economiche e sociali della CGIL), l’Istituto superiore di formazione e la Consulta giuridica del lavoro
Segretario generale della CGIL
Il 29 novembre del 1988 Bruno Trentin viene eletto segretario generale della CGIL. Il primo atto della sua Segreteria è la Conferenza programmatica di Chianciano nell’aprile successivo. Trentin rompe gli indugi e illustra il suo progetto, avanzando l’ipotesi di una nuova CGIL, sindacato dei diritti, della solidarietà e del programma ed avviando un processo di autoriforma che proseguirà con la Conferenza di organizzazione di Firenze del novembre 1989 ed il Congresso di Rimini del 1991 per concludersi nel giugno 1994 a Chianciano con la Conferenza programmatica della Confederazione. Sul piano organizzativo, la novità più rilevante è lo scioglimento delle componenti storiche collegate ai partiti di riferimento della sinistra italiana. In questo modo, la dinamica tra maggioranza e opposizione si sarebbe sviluppata all’interno del sindacato non tanto sulla base della vicinanza a un partito o a una coalizione di governo, quanto in virtù della condivisione o meno di un programma di governo dell’organizzazione. Sul piano rivendicativo la CGIL accetta di contribuire alla riforma della contrattazione collettiva e di discutere con gli interlocutori pubblici e privati l’introduzione della politica dei redditi attraverso il sistema della concertazione, individuata come il principale strumento per riportare sotto controllo l’esplosione del debito nazionale; entrambi questi temi saranno introdotti con lo storico accordo siglato nel luglio 1993 con il Governo Ciampi, evento rivelatosi presto decisivo per il risanamento dei conti pubblici e per l’ingresso dell’Italia nell’Unione europea
La passione per la montagna
Racconterà Trentin a Stefano Ardito nel giugno 1989: «Riesco ad arrampicare almeno una volta al mese, e una quindicina di giorni ogni estate. A parte le palestre, significa che riesco a fare ogni anno tre o quattro vie al Gran Sasso, e una decina sulle Dolomiti. È uno spazio che ho conquistato nel tempo, e che difendo con i denti […] Ci ho messo del tempo a capirlo: per me, l’arrampicata è diventata un bisogno terapeutico, un elemento di salvezza. È l’unica cosa che riesce a farmi un lavaggio completo del cervello. In fondo, è proprio questa la differenza tra l’alpinismo e qualunque altro sport. C’è un impegno intellettuale, c’è quel tanto di rischio che ti costringe all’attenzione, al raziocinio. Dopo anni di montagna, ho scoperto con gioia che l’alpinismo è l’unica cosa che mi fa vivere per 12 ore senza pensare ad altro […] La montagna, intesa come camminata, la conosco da sempre. Ad arrampicare ho iniziato a poco più di trent’anni, per gradi. Prima ho preso una guida, ho fatto qualche via facile sulle Dolomiti. Poi, una domenica, sono andato a vedere il Gran Sasso: ero a Roma da poco, ero già vicesegretario della CGIL»
Segretario in primo piano
Foto di Piero Ravagli
Al Parlamento europeo
Nel 1999, su proposta dei Democratici di sinistra, Trentin viene candidato ed eletto al Parlamento europeo. All’indomani di una campagna elettorale dedicata prevalentemente al ruolo dell’Europa nello scenario internazionale dell’intervento della Nato nei Balcani contro la pulizia etnica della Serbia di Milošević nel Kosovo, l’impegno di Trentin al Parlamento europeo è contraddistinto dalla capacità di connettere la costruzione dell’Europa politica alle dinamiche economiche e sociali dei paesi della moneta unica. Bruno ritrova l’Europa senza mai perdere di vista la realtà italiana della quale rimane lucido commentatore e inevitabile protagonista
Ciao Bruno
Vittima di una banale caduta in bicicletta, Bruno Trentin è ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Bolzano nell'agosto 2006. Morirà esattamente un anno dopo, stroncato da una polmonite resistente alla terapia antibiotica. “Esprimo il dolore mio e di tutta la CGIL per la scomparsa di Bruno Trentin - dirà l’allora segretario generale Guglielmo Epifani - Bruno ha rappresentato in tutto il dopoguerra un punto di riferimento fondamentale nella lotta per la democrazia, l’uguaglianza sociale e per i diritti del mondo del lavoro. Si può dire che non c’è pagina nella storia della CGIL e del movimento sindacale italiano in cui non sia stato protagonista. Il piano per il lavoro, la programmazione economica, la centralità del Mezzogiorno, le lotte operaie dell’autunno caldo, la stagione del sindacato dei diritti, gli accordi fondamentali del ’92 e del ’93 lo hanno visto protagonista indiscusso […] Bruno lascia una lezione di grande rigore morale, coerenza e autonomia difese con intransigenza, di attenzione ai valori sociali e di difesa del valore della confederalità. A lui deve molto non solo la CGIL ma l’insieme del movimento dei lavoratori, le forze politiche del Paese e le altre organizzazioni sindacali verso le quali ebbe sempre una grande attenzione unitaria a partire dall’esperienza dei metalmeccanici”
Archivio Storico CGIL Nazionale
Riconoscimenti: storia

Tutte le foto ed i documenti riprodotti sono di proprietà dell’Archivio storico CGIL nazionale.

Fanno eccezione le riproduzioni del journal de guerre e le immagini di Trentin giovanissimo tratte da Bruno Trentin, ‘Diario di guerra (settembre-novembre 1943)’, Donzelli, Roma 2008 o gentilmente concesse dal Centro documentazione e ricerca famiglia Trentin che ringraziamo anche per il video ‘Una famiglia in esilio. I Trentin nell'antifascismo europeo’.

Si ringraziano per la gentile concessione degli altri video riprodotti l'AAMOD, Rassegna.it, la FP CGIL Lombardia e Paolo Perna per le riproduzioni della documentazione universitaria.

A cura di Ilaria Romeo, responsabile Archivio storico CGIL nazionale.
Supporto tecnico e versione inglese, Marco Rendina.

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, la storia potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente; pertanto, potrebbe non sempre rappresentare la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.
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